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Mitchelton-Scott, Trentin: “L’inizio è stato difficile, con l’Europeo mi sono tolto un macigno”

Stagione agrodolce per Matteo Trentin alla Mitchelton-Scott. Il trentino ha iniziato il 2018 con pochi piazzamenti convincenti nelle tappe delle corse da una settimana e soprattutto nelle classiche, entrando nella top ten soltanto alla Gent-Wevelgen 2018 (settimo). Una terribile caduta alla Parigi Roubaix 2018 lo ha tenuto fuori dalle corse per un paio di mesi, permettendogli di tornare soltanto in occasione dell’Adriatica Ionica Race. La sua annata ha visto una svolta decisiva con gli europei di Glasgow 2018, in cui è riuscito a cogliere il successo grazie a una splendida volata al termine di un lavoro perfetto della squadra italiana. A ottobre è poi arrivata un’ulteriore vittoria, nella quinta tappa del Tour of Guangxi 2018.

Il campione continentale ha ripercorso passo dopo passo la sua stagione, cominciando dall’infortunio: “Di certo per me non è stata la miglior partenza alla Mitchelton-Scott. Quando arrivi in una nuova squadra che ha un gran modo di vedere il ciclismo e un bel progetto, hai l’ambizione di fare il massimo, poi va tutto male. Sono riuscito a recuperare piuttosto velocemente dal primo infortunio, non facilmente ma in fretta. Sentivo come se stessi sempre inseguendo qualcosa, ma senza arrivarci. Ma poi alla Roubaix ho avuto una brutta caduta ed era una cosa piuttosto seria, quindi ho deciso che dovevo prendermi una vera pausa, lasciare che il corpo si riposasse e ripartire da zero”.

Glasgow è sempre stato nella mente del corridore: “Ho avuto questo piano in mente, ma dipendeva tutto da quando il mio corpo mi avrebbe permesso di tornare in bici e fare ciò di cui avevo bisogno e dopo i primi dieci giorni sui rulli ho fatto la mia prima ora fuori… E non è stato terribile come pensavo. Ho fatto un giro a cui sono abituato a Monaco e probabilmente ci ho messo 20 minuti più del solito, ma era troppo bello tornare a uscire in bici. Mi ricordo che era una giornata di sole e stavo pensando quanto fossi fortunato a tornare a correre”.

Il suo ritorno in corsa è avvenuto all’Adriatica Ionica Race, con la maglia della nazionale italiana: “Ho parlato con Davide Cassani, il coach della squadra nazionale, e mi ha permesso di far parte del team e correre nonostante la mia condizione fisica, e mi sono sentito bene tutto il tempo. La corsa è arrivata al momento giusto per me e mi ha dato un’opportunità di tornare nella routine della corsa, fisicamente e mentalmente. Da lì sono andato a Livigno per allenarmi in altitudine, ho corso i campionati nazionali, sono tornato a Livigno e poi finalmente sono rientrato con il team in una corsa WorldTour, al Giro di Polonia, solo una settimana prima di correre a Glasgow. Gettarmi nella mischia negli sprint in Polonia ha fatto molto per me e arrivare terzo nella tappa d’apertura ha mostrato che il duro lavoro stava iniziando a pagare, e che la mia forma stava arrivando”.

Poi il giorno di gloria in Scozia: “Faceva parecchio freddo. C’è stato brutto tempo per tutto il giorno, il percorso era molto tecnico e la giornata di corsa è stata molto dura. C’erano salite e discese, ma sostanzialmente era un circuito molto tecnico reso più duro dalla pioggia che è aumentata con il tempo. Come squadra nazionale abbiamo corso perfettamente, sempre là davanti, sempre nella mischia e quando abbiamo preso l’azione giusta… Ho visto subito che era quella buona. Una forte. Abbiamo realizzato dopo un giro, a 50 chilometri dall’arrivo, che sarebbe potuta arrivare in fondo. Le squadre più forti avevano corridori là davanti e dopo quasi 200 chilometri in queste condizioni non ci sarebbe stato nessuno in grado di inseguirci in quel circuito. Noi eravamo in due con me e Cimolai e gli ho detto di tirare, di andare, e di provare a vincere”.

Il finale non ha visto attacchi: “Di certo mi aspettavo che qualcuno attaccasse, soprattutto i due ciclocrossisti Van Aert e Van der Poel, ma dopo che la caduta ha diviso il gruppo a metà a solo dieci chilometri dall’arrivo io e Cimolai eravamo ancora davanti, quindi abbiamo iniziato a giocare un po’. Aspettavo un attacco in salita, ma non è mai arrivato, quindi ho pensato che anche gli altri fossero doloranti. Quindi mi sono semplicemente concentrato sul fare il miglior sprint possibile, e lo è stato. Tatticamente ci siamo giocati le nostre carte e ha funzionato bene”.

Infine Trentin rivela tutta la sua gioia, prima del finale di stagione: “È come se avessi avuto un macigno sulla schiena e all’improvviso me lo sono tolto non appena ho superato la linea. Dopo tutta la sfortuna, i rientri, il duro lavoro… È qualcosa di speciale vincere questa corsa perché sei riconoscibile in modo differente per l’intero anno. Hai una maglia da campione che ti distingue da tutti gli altri nel gruppo, cosa davvero speciale. Andare alla Vuelta con la maglia di campione europeo e aiutare la squadra e Simon a vincere il nostro primo Grand Tour ha reso tutto ancora più speciale, non avevo mai fatto parte di una squadra che lottava per la vittoria in una corsa da tre settimane finora. Farlo per la prima volta e tornare come membro del team vincente… Beh, mi dà il 100% di percentuale di riuscita per i GT finora”.

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