© Nippo-Vini Fantini

NIPPO-Vini Fantini-Fanzané, Moser: “Mi è mancata la serenità, qui ho l’occasione di dimostrare chi sono”

Moreno Moser è pronto per cercare il riscatto. Il trentino ha cambiato squadra dopo un 2018 difficile e con poche soddisfazioni, lasciando l’Astana per approdare alla Nippo-Vini Fantini-Fanzané. Con la formazione kazaka l’ultimo anno è stato costellato di delusioni: l’unico successo è infatti arrivato al Laigueglia, dove il corridore indossava la maglia della nazionale italiana. Nel resto della stagione non è arrivato nessun risultato tra i primi venti, nonostante l’esclusione dai roster dei Grand Tour e delle classiche monumento gli abbiano permesso di avere diverse opportunità di mettersi in mostra. Il passaggio da una World Tour a una Continental Pro dovrebbe dargli l’opportunità di rilanciarsi e riavviare una carriera che ha bisogno di una svolta.

Il classe ’90 ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero in cui ha ripercorso le tappe principali della sua carriera e raccontato il suo rapporto con il ct della nazionale Davide Cassani: “Questa è la squadra giusta per me, al momento è la migliore formazione italiana che abbiamo e sono orgoglioso di farne parte. Al primo anno da pro nel 2012 ho conquistato il Trofeo Laigueglia e l’anno dopo sono stato il primo italiano a vincere Strade Bianche e questo mi ha fatto diventare una promessa del ciclismo italiano. Poi, però, non è andata così bene. Davide Cassani è una persona fantastica. Mi è sempre stato vicino e mi ha sempre chiamato per sapere come stavo. Nel 2016 mi ha dato una grande opportunità in nazionale e devo ringraziarlo, perché il bronzo mi ha permesso di tornare a credere in me. Cassani ha poi continuato a starmi vicino, convocandomi di nuovo in nazionale nel 2018, anno in cui ho vinto il mio secondo Trofeo Laigueglia”.

Il periodo peggiore è stato l’ultimo biennio in maglia Astana: “È stato il più difficile per me. Nonostante l’impegno le vittorie non sono arrivate e mi è mancata un po’ di serenità perché non mi bastava correre con il gruppo, volevo il risultato. Non vincevo e mi sentivo deludere chi aveva puntato su di me. In famiglia il ciclismo lo abbiamo sempre vissuto, non solo per le vittorie di zio Francesco, ma perché tutti lo amiamo. Io e mio cugino Ignazio con tutti i ragazzini di Giovo abbiamo iniziato a correre con la Montecorona e insieme sognavamo di diventare dei campioni. Con papà guardavo il Giro d’Italia, lui faceva il tifo per Simoni e io per Pantani. Il Pirata con la sua bandana era il mio idolo”.

Infine Moser ha parlato della sua nuova avventura alla Nippo: “È una squadra unica veramente ed è come essere in una grande famiglia dove Pelosi incarna perfettamente la figura del leader. Non hanno nulla in meno rispetto ad una squadra World Tour, ma al contrario sono loro ad avere qualcosa in più. Non c’è lo stress del calendario già fissato ad ottobre e con loro so che potrò fare sicuramente bene. Sono un uomo da corse di un giorno e voglio dimostrare di poter vincere di nuovo, ma al tempo stesso sarò a disposizione dei miei compagni. Questa per me è veramente l’occasione di uscire fuori dal gruppo e dimostrare chi sono“.

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