© ASO / Fabien Boukla

Parigi-Nizza 2020, le impressioni di Thomas De Gendt: “Felice che si sia corsa, ma capisco quelli che hanno rinunciato a farlo”

L’ultima fuga. Thomas De Gendt ha ribattezzato così su Twitter il suo tentativo di attacco, prima con un gruppetto e poi solitario, in quella che è stata l’ultima tappa di un’edizione della Parigi-Nizza 2020. Strana perché tutto intorno impazzava l’emergenza Coronavirus e il gruppo diventava ogni giorno più sottile, prima per via delle rinunce anticipate e poi per gli abbandoni durante la gara. La Lotto Soudal è stata una delle formazioni a rimanere in azione fino alla fine e il belga, specialista di azioni dalla lunga distanza, è stato l’ultimo a lasciare il palcoscenico agli uomini di classifica lungo la salita che portava a La Colmiane. Alla fine, De Gendt ha chiuso undicesimo, a 1’48” dal vincitore Nairo Quintana.

“Vedevo dalla faccia che Julian Alaphilippe era al massimo – le sue parole nel dopotappa – Non volevo lasciare per strada le mie possibilità e l’ho lasciato indietro, ma già in quel momento non credevo più nella vittoria. Nella fuga, Alberto Bettiol e Aurélien Paret-Peintre non collaboravano e Anthony Perez non era di grande aiuto quando la strada saliva, quindi il lavoro lo abbiamo fatto in tre e dopo 150 chilometri avevo solo poche cartucce. Sapevo che avrei dovuto avere un minuto di vantaggio a 3 chilometri dall’arrivo, ma non l’avevo. Poi è arrivato Quintana ed è finita lì, ma torno in Belgio con una bella sensazione. Sono curioso di vedere per quanto durerà”.

“Sono felice che siamo stati in grado di correre la Parigi-Nizza. Altrimenti, ci saremmo allenati per niente. Rimane una grande corsa, anche con un plotone più piccolo. Di certo, la competizione ha perso una parte del suo fascino dopo che diverse squadre si sono chiamate fuori, ma c’è stata battaglia ogni giorno. Basta pensare alla tappa vinta da Tiesj Benoot o all’ultima, in cui lui ha combattuto per la vittoria nella generale”.

All’arrivo di Valdeblore La Colmiane sono arrivati solo 62 corridori: “Ho comprensione per tutti coloro che si sono ritirati, prima e durante – le parole del 33enne belga – Ogni squadra ha fatto la sua scelta e le altre hanno rispettato quelle scelte. Se i nostri dottori ci avessero detto che non avremmo avuto il via libera per partire, non saremmo partiti. Durante la corsa, abbiamo seguito le istruzioni e alla fine abbiamo avuto contatti ravvicinati solo con persone della nostra squadra, quindi la possibilità di contagio era minima. Ora speriamo che la situazione attuale migliori in fretta e di poter tornare a correre fra uno o due mesi”.

Due mesi sembrano una visione molto ottimistica, data la situazione in Europa e le cancellazioni di tantissime gare, alcune già avvenute e altre in arrivo. A questo punto, come saranno le prossime settimane di un professionista? “È qualcosa di cui dovremmo discutere con i nostri preparatori. La cosa più difficile è capire per che cosa eventualmente ci alleneremo. Metà maggio? I Campionati nazionali (a giugno)? Il Tour de France? Sarebbe abbastanza stupido puntare al massimo della forma quando non ci sono prospettive. Penso comunque che il Tour si farà. Al momento, è quello a cui sto puntando”.

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