Percorso Giro d’Italia 2020, le 5 tappe chiave

Il Giro d’Italia 2020 ha diverse giornate che possono risultare decisive. Nel percorso ideato dall’organizzazione, non mancano tappe insidiose e arrivi che potrebbero cogliere di sorpresa gli uomini della classifica generale. Le passate edizioni lo hanno insegnato, ogni piccola distrazione può costare davvero cara in un Grand Tour. L’incognita portata dalla nuova collocazione nel calendario, dal 3 al 25 ottobre, rende ancora più difficile prevedere come si muoveranno i protagonisti e quando potrebbero pagare dazio. Pur con queste premesse, abbiamo voluto cercare di individuare le cinque tappe chiave del #Giro103, in cui sarà imprescindibile farsi trovare preparati e in forma: una giornata storta può compromettere infatti l’intero risultato.

La selezione non è stata effettuata soltanto guardando la durezza della giornata, anche se l’altimetria chiaramente rimane un criterio di fondamentale importanza, ma anche in base alla collocazione delle frazioni nel tracciato pensato dagli organizzatori. Giornate sulla carta più semplici ma magari a seguito di un momento chiave della corsa potrebbero infatti scavare solchi più importanti di quelle con altimetri importanti, ma posizionate dopo una giornata relativamente semplice.

Tappe Chiave Giro d’Italia 2020

Tappa 3 – Lunedì 5 ottobre: Enna-Etna (150 km)

È vero, spesso nelle ultime edizioni l’Etna non ha portato distacchi degni di nota tra gli uomini di classifica. L’altimetria che vede una sola salita secca nel finale, dopo qualche saliscendi ma nessun GPM, può far pensare che anche in quest’edizione la differenza sarà fatta soltanto sul filo dei secondi, magari con gli abbuoni e un allungo nel finale. Non bisogna però dimenticare che il Giro d’Italia di quest’anno si svolge in condizioni del tutto particolari, dopo che i corridori arrivano con molte meno corse nelle gambe. Tanti uomini avranno bisogno di qualche giorno per trovare il ritmo giusto, altri si sono presentati alla partenza con qualche incognita sulla condizione. Non è impensabile che qualcuno non si trovi nella giornata giusta e possa già accusare un ritardo piuttosto importante, che comprometta le sue ambizioni di classifica.

Il profilo altimetrico della salita si presta d’altronde a far accusare distacchi importanti a chi non è nella forma migliore. Lungo i suoi 18,8 chilometri con una pendenza media del 6,6%, l’asperità presenta un tratto di circa 10 km costante al 7% in cui a ruota si sta abbastanza bene, ma se per qualche motivo si dovesse perdere contatto si farebbe molta fatica a contenere i danni. I big si muoveranno probabilmente negli ultimi 3 chilometri, in cui è presente il tratto con la punta al 13%.

Forse mai come quest’anno l’Etna si può presentare come vero e proprio spartiacque della corsa di alcuni corridori, che potrebbero essere costretti ad abbandonare subito le loro ambizioni di classifica per concentrarsi su successi di tappa. Soltanto per fare alcuni nomi, Steven Kruijswijk avrà recuperato dall’infortunio, senza corse da più di un mese, o rischierà di pagare dazio? Ciccone uscirà subito di classifica o proverà a resistere, dando una carta in più a livello tattico alla Trek? La coppia della Deceuninck composta da Masnada e Knox resterà davanti a lottare? Chi esce malconcio dal Tour de France come Pozzovivo e Zakarin riuscirà a stringere i denti o dovrà alzare bandiera bianca per puntare solo alle tappe nell’ultima settimana? Tutte domande che avranno già una risposta importante sull’Etna.

Tappa 14 – Sabato 17 ottobre: Conegliano-Valdobbiadene (34,1 km – cronometro individuale)

Una giornata perfetta per i cronoman, un incubo per gli scalatori puri. La seconda cronometro individuale di quest’edizione del Giro d’Italia, con i suoi 34,1 chilometri da Conegliano a Valdobbiadene, può scavare solchi importanti nella classifica generale. La sua conformazione particolare può portare i meno esperti a compiere errori di valutazione e a pagare dazio nel finale: dopo sei chilometri totalmente pianeggianti infatti sarà affrontato il Muro di Ca’ del Poggio, 1100 metri con una pendenza media del 12,3% e punte al 23%. Uno sforzo brutale che rimarrà sicuramente nelle gambe dei corridori nei 27 chilometri successivi, con tanto falsopiano in discesa e un tratto in falsopiano in salita da Col San Martino a San Pietro di Barbozza.

Il rischio di sbagliare il passo, insomma, è davvero alto. Posizionata all’inizio del week end che conclude la seconda settimana, questa corsa contro il tempo può realmente essere lo spartiacque del Grand Tour di molti atleti. Avere una giornata no può realmente significare rinunciare alle proprie ambizioni di vittoria o podio.

Tappa 15 – Domenica 18 ottobre: Base Aerea Rivolto – Piancavallo (185 km)

Anche in questo caso, non lasciatevi ingannare dall’altimetria. Una tappa del genere, posizionata appena prima del secondo giorno di riposo e soprattutto il giorno dopo una cronometro individuale molto dispendiosa, può scavare distacchi importanti, a prescindere dalla difficoltà delle salite che dovranno essere affrontate prima dell’ascesa verso Piancavallo. La storia dei Grand Tour insegna che spesso la crisi arriva il giorno dopo una prova contro il tempo, sforzo brutale di meno di un’ora da cui non è facile recuperare per riprendere il ritmo da salita dopo meno di 24 ore.

In totale saranno quattro i GPM da affrontare, a cominciare da tre seconda categoria. Dopo una cinquantina di chilometri pianeggianti in cui si dovrebbe formare la fuga di giornata, il gruppo arriverà ai piedi di Sella Chianzutan, 10,6 chilometri con una pendenza media del 5,4%. La discesa verso il traguardo volante di Villa Santina e la salita verso la Forcella di Priuso porteranno al secondo GPM, la Forcella di Monte Rest, 7,4 chilometri al 7,5% medio, e più avanti alla Forcella di Pala Barzana, 13,3 km al 4,4%.

Discesa e falsopiano discendente porteranno ai piedi della salita di Piancavallo, che ha tutte le carte in regola per scavare distacchi interessanti: 14,5 chilometri con pendenza media al 7,8%, con i primi 6 costantemente sopra il 9% e punte al 14%. Chi avrà perso terreno a cronometro e avrà la gamba per attaccare dovrà farlo: chi si staccherà faticherà negli ultimi sette o otto chilometri, con pendenze sempre tra il 6 e il 7% e qualche breve tratto quasi pianeggianti, in cui sarà fondamentale avere la gamba fresca.

Tappa 18 – Giovedì 22 ottobre: Pinzolo-Laghi di Cancano (207 km)

Un tappone alpino lungo più di 200 chilometri, con due prima categoria e la Cima Coppi. Basterebbero queste poche parole per presentare la diciottesima frazione come tappa chiave di quest’edizione del Giro d’Italia. A un profilo altimetrico proibitivo si aggiunge la collocazione nella corsa, il giorno dopo un’altra giornata estremamente impegnativa, con l’arrivo a Madonna di Campiglio dopo una serie di salite di prima categoria che sicuramente resteranno nelle gambe dei protagonisti.

Appena dopo la partenza di Pinzolo si inizierà subito a pedalare naso all’insù, con la salita di Campo Carlo Magno, seconda categoria che servirà soprattutto per formare la fuga di giornata e iniziare a mettere fatica nei corridori. Il trittico terribile sarà però inaugurato dall’Homahdjoch, 8,8 km al 9,1% costantemente impegnativi. Dopo il primo traguardo volante la fase caldissima della tappa, negli ultimi 63 chilometri: prima il Passo dello Stelvio, 24,7 chilometri al 7,5%, una salita interminabile. Allo scollinamento mancheranno 38 chilometri all’arrivo, di cui soltanto 5 in pianura: dopo la lunga discesa infatti si dovrà affrontare la salita di Torri di Fraele, 8,7 km al 6,8% prima di 1900 metri pianeggianti verso il traguardo.

La tappa non lascia momenti di respiro e può decisamente scavare solchi importanti, soprattutto se qualche team dovesse forzare l’andatura sul Passo dello Stelvio. Le condizioni meteo di ottobre inoltrato potrebbero rendere la giornata epica, considerando che si passerà a 2758 metri sul livello del mare. Una giornata per scalatori puri e coraggiosi, in cui non sarà facile salvare la pelle per chi non avrà la gamba dei giorni migliori. Non bisogna nemmeno sottovalutare la discesa successiva che, soprattutto se bagnata, potrebbe scavare distacchi ancora più netti.

Tappa 20 – Sabato 24 ottobre: Alba-Sestriere (198 km)

La resa dei conti finali in salita avverrà nella ventesima frazione, l’ultima adatta agli scalatori. È vero che la cronometro conclusiva con arrivo a Milano può ulteriormente sconvolgere la graduatoria, ma il disegno dell’ultima tappa in linea si presta a diverse soluzioni. Con il Giro ormai entrato nella fase più calda, la successione di Colle dell’Agnello (21,3 km al 6,8%), Col d’Izoard (14,2 km al 7,1%), Montgenèvre (8,4 km al 6%) e la salita finale, 11,4 km al 5,9%, può davvero portare grandissimi cambiamenti nella graduatoria.

Chi dovrà recuperare diverso terreno in classifica generale sarà chiamato a muoversi già sulla prima salita o al più tardi sull’Izoard, che sono le due asperità che presentano le pendenze più impegnative. Questo potrebbe portare allo scoperto la maglia rosa molto presto, con le salite finali, non altrettanto impegnative a livello di pendenza, che permetteranno a chi ha più gambe di scavare distacchi notevoli. Una giornata da vivere tutta a mille se la classifica la permetterà, in cui avere un momento di difficoltà sulle prime salite può costare minuti e minuti. E con una cronometro il giorno dopo che può ulteriormente mescolare le carte.

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