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Giro d’Italia 2020, Mauro Vegni ancora furioso: “UCI intervenga contro EF e Jumbo, altrimenti mi sentirò libero negli inviti”

Dopo aver portato il Giro d’Italia 2020 a Milano, Mauro Vegni si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Il direttore della Corsa Rosa, lo aveva detto più volte, i conti li faremo dopo. E una volta portato a termine l’evento arriva il momento di far capire le sue intenzione. Al dirigente romano non è andata giù né la rivolta di Morbegno, né il comportamento di alcune squadre, sia che esse abbiano abbandonato la corsa o che ne abbiano chiesto la cancellazione. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Vegni conferma la delusione e la rabbia per quanto successo nei giorni scorsi, mentre RCS Sport cercava di portare a termine una corsa fra grandi difficoltà.

“Mi aspetto sanzioni per i team”, esordisce spiegando dunque di volere che “intervenga l’UCI contro Jumbo – Visma ed EF Pro Cycling“. A conferma di una rottura profonda, non insanabile, ma che comunque necessita di attenzioni, aggiunge di essere sostanzialmente pronto ad andare contro il regolamento attuale, che prevede l’invito automatico per le formazioni WorldTour: “Altrimenti, mi sentirò libero negli inviti”.

Il messaggio è chiaro, chiarissimo. Più volte Vegni in queste settimane ha parlato della rottura dei patti, di un accordo che sarebbe stato fatto tra organizzatori e le altre parti attive del ciclismo per portare a termine una corsa che si era anche dovuta adeguare alle esigenze altrui nel trovare la propria collocazione, con tutte le derivate problematiche conseguenti. Dal canto suo RCS Sport, con dei limiti non sempre ad essa direttamente imputabili (vedi persone estranee negli hotel e tifosi senza mascherine a bordo strada), ci ha messo impegno e dedizione, cercando di garantire la necessaria sicurezza sanitaria della bolla.

I casi non sono mancati, ma il contenimento c’è stato in maniera importante. La Mitchelton – Scott è dovuta andare via e contro la formazione australiana non c’è alcun risentimento, la loro situazione era chiaramente diversa. Ma gli altri non hanno avuto contagi che portavano in quella direzione, a meno fossero stati loro internamente a non garantire la propria sicurezza. Lo hanno dimostrato le altre squadre, che malgrado alcuni casi hanno potuto continuare la corsa in sicurezza, con dei controlli stringenti, molto più che in altri eventi. E anche in questo il Giro d’Italia, attraverso la sua organizzazione, ha dimostrato di “non essere una corsa di Serie B”, come giustamente sottolinea Vegni.

Non manca anche la stoccata contro i ciclisti per quanto successo a Morbegno. Più che contro gli atleti stessi, contro il loro sindacato, che è apparso in difficoltà venerdì scorso. Sia Gianni Bugno che Cristian Salvati non sono usciti infatti benissimo dalla situazione, travolti forse dalle richieste degli atleti, ma senza riuscire a gestirle nel modo corretto. Una situazione in seguito alla quale Vegni non esita a dire che “serve un nuovo sindacato”.

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Un commento

  1. fate bene leviamo l’obbligo di partecipazione cosi al giro ci fa solo la caccavella cygling ahhahaha

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