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© Giro d'Italia

Giro d’Italia 2018, la situazione dei big al via: Aru completa il parterre dei pretendenti al titolo assieme a Dumoulin e Froome (se ci sarà)

Il Giro d’Italia 2018 comincia a conoscere i suoi protagonisti. In seguito alla presentazione ufficiale svoltasi il 29 novembre, comincia a dipanarsi la nebbia riguardo i big al via. Il ritardo nell’ufficializzare il percorso rispetto agli altri anni, ha logicamente fermato anche le dichiarazioni di intenti da parte dei grandi nomi delle corse a tappe, ma con il sipario che si è alzato la situazione sta cambiando e già durante la presentazione è arrivata la prima grande conferma. In uno spartano ma efficace video mandato agli organizzatori, Chris Froome ha infatti annunciato la sua decisione ufficiale di essere al via di Gerusalemme. Una decisione che fino a qualche mese fa poteva essere sorprendente, ma che ormai era attesa. Non di meno comunque in grado di cambiare molti equilibri, cambiando anche le intenzioni di alcuni suoi rivali.

L’annuncio del keniano bianco, la cui partecipazione rimane in qualche modo comunque in bilico per i noti problemi in seguito alla positività al salbutamolo, ha soprattutto creato riflessioni, ma dopo qualche giorno son cominciate ad arrivare conferme importanti. Pronti alla grande sfida sono cominciati ad arrivare nomi importanti. Su tutti, quello del campione uscente Tom Dumoulin (Team Sunweb), intenzionato a difendere il titolo conquistato nel 2017. Il corridore di Maastricht ha analizzato a lungo il percorso e, malgrado la presenza ingombrante di Froome, ha visto nella Corsa Rosa la prova più adatta alle sue caratteristiche a discapito del Tour, dove invece lo attendevano a braccia aperte per la sua consacrazione. Al suo fianco ci sarà la squadra più forte possibile, della quale farà parte il giovane Sam Oomen, pronto a lavorare per il campione uscente, così come Louis Vervaeke, ma che non comprenderà invece Wilco Kelderman, che inzialmente aveva detto di volerci essere, per essere poi dirottato su Tour e, soprattutto, Vuelta da capitano. Tra i primi ad annnciare la propria presenza, un po’ a sorpresa, c’era stato anche Louis Meintjes (Dimension Data), che dopo tre anni di calendario incentrato sul Tour, quest’anno proverà un approccio diverso, puntando al Giro, con l’obiettivo di fare esperienza di alta classifica.

Tra i corridori che hanno confermato ufficialmente la propria presenza anche un’altra coppia di alto livello come Esteban Chaves e Simon Yates. Con loro la Orica – Scott si candida ad un ruolo da protagonista in salita, considerando anche la presenza in squadra di ottimi gregari in grado di fare la differenza nei momenti importanti della corsa. Tra i corridori più attesi anche Miguel Angel Lopez, che per il momento è il grande favorito per la Maglia Bianca, pronto comunque a farsi vedere nelle posizioni alte della classifica, presentandosi, per la prima volta in carriera, da leader designato della squadra ad un grande giro, nella speranza di poterlo finalmente preparare senza intoppi. Un altro che in salita potrà dare spettacolo è Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), che avrà l’arduo compito di non far rimpiangere troppo l’assenza di Vincenzo Nibali, che dopo un lungo periodo di esitazione ha  scelto un calendario diverso, con l’assalto al Tour de France. Nella passata edizione lo scalatore lucano ha comunque mostrato di essere ancora ad altissimi livelli e vuole confermarsi ancora, malgrado l’età che avanza.

Se questi hanno già deciso con un parere affermativo, altri hanno già chiaramente annunciato di voler puntare tutto sul Tour de France. Su tutti, Nairo Quintana (Movistar) ha fatto capire che il fallimento dovuto al tentativo di doppietta vuole essere riscattato a luglio, corsa sulla quale concentrerà le sue maggiori energie. Come lui faranno due corridori già protagonisti della passata edizione, Rigoberto Uran (EF – Drapac) e Romain Bardet (Ag2r La Mondiale), che, soprattutto per esigenze di squadra e sponsor, hanno nella Grande Boucle il grande obiettivo stagionale. Discorso simile per Richie Porte (BMC), che ha un conto aperto con il Tour e il prossimo anno cercherà finalmente il risultato che tanto insegue.

Altri destinati a correre solo a luglio sono Daniel Martin (UAE Team Emirates), per il quale l’accoppiata Ardenne-Tour è ormai tradizionale, Bauke Mollema (Trek-Segafredo), di nuovo libero di puntare al Tour dopo il ritiro di Contador, Bob Jungels (Quick-Step Floors), reduce da due buone esperienze al Giro negli ultimi due anni, e chiaramente Warren Barguil (Fortuneo-Oscaro), che con il passaggio in una Professional francese punterà tutto sulla Grande Boucle. Per questi nomi, sin dall’inizio si è capito che non ci sarebbe stato percorso che tenga, la decisione era sostanzialmente già presa e cambiamenti non sembrano previsti.

Non ci sarà neanche Tejay Van Garderen. La squadra avrebbe voluto affidargli nuovamente questo compito, considerando che nel finale della passata edizione si era mostrato in crescita, ma la scelta finale è stata di dargli un ruolo da comprimario al Tour, così come per Damiano Caruso. L’italiano avrebbe potuto forse a sua volta avere i gradi nella corsa di casa, ma la dirigenza non ha voluto privarsi di lui a tempo pieno in supporto a Porte. A questo punto i gradi di capitano sono sulle spalle di Rohan Dennis, che potrà mettersi alla prova con l’obiettivo di fare classifica, magari dopo aver conquistato la prima maglia rosa. Con l’australiano, che non offre certezze, ci sarà anche Nicholas Roche, corridore che in passato ha già ottenuto piazzamenti di rilievo nei grandi giri, prima di dedicarsi alla causa dei capitani. Per lui, un ruolo paritario a quello dell’ex recordman dell’ora, con la strada che deciderà poi chi dei due avrà la priorità.

Assente certo Quintana, in casa Movistar la situazione è ancora da definire. Se inizialmente sembrava quasi certa la partecipazione di almeno uno tra Mikel Landa e Alejandro Valverde, recentemente la squadra ha annunciato che tutti e tre saranno al via del Tour. Il basco ha già spiegato che non sarà al via della Corsa Rosa, per la quale resterebbe dunque in ballo solo il murciano, che tuttavia potrebbe essere prezioso paciere in Francia. Qualche speranza di vedere Valverde resta comunque, ma son davvero poche, sempre meno con il passare delle settimane. Dopo la presentazione del percorso, Eusebio Unzué aveva confermato che uno dei suoi big sarebbe potuto esserci, ma ormai è praticamente certo che la squadra punterà alla rinascita di Carlos Betancur, che sarà al via con un ruolo di co-capitano con Andrey Amador, il quale ha, a sua volta, confermato la sua presenza, e il giovane Richard Carapaz.

Ci sarà inoltre anche Fabio Aru, che finalmente ha ufficializzato la sua presenza attraverso un comunicato ufficiale del team chiudendo quella che era diventata una telenovela. Inizialmente sembrava tutto lineare e scontato riguardo la sua presenza dopo che il sardo non era potuto essere al via dalla sua isola lo scorso anno. Il 2018 poteva essere l’occasione per cercare quell’assalto che lo scorso maggio gli era stato impedito dall’infortunio al ginocchio, ma con il passare delle settimane l’incertezza era aumentata. Anche se nella sua nuova squadra troverà inoltre Daniel Martin che vuole il Tour e l’accordo per la prossima stagione tra i due sembrava abbastanza facile da trovare, con una poi eventuale compresenza alla Vuelta che potrebbe regalare grandi cose, in vista di un Mondiale poi da rivali, la situazione era cambiata. Le affermazioni dopo la presentazione sembravano essere solo un modo per lasciare in sospeso una decisione già presa, che aveva in precedenza lui stesso anticipato, nelle settimane successive non erano arrivati segnali incoraggianti, con lo stesso Cavaliere dei Quattro Mori che aveva ribadito la sua incertezza. Il sardo aveva comunque poi successivamente nuovamente ribadito la sua presenza, che sembrava effettivament praticamente certa, ma per potersi mettere il cuore in pace era necessario aspettare la tanto attesa ufficializzazione, finalmente giunta.

In casa Bora – hansgrohe la scelta ormai è stata sostanzialmente fatta. Durante l’inverno all’interessante duo Rafal Majka – Leopold Konig si è aggiunto il nostro Davide Formolo e al veronese è sostanzialmente affidata la squadra in Italia, lasciando così più tranquillità agli altri due di concentrarsi sul Tour. Ufficialmente la squadra non ha voluto ancora anticipare delle decisioni che ormai sono prossime, ma considerando anche la presenza in rosa di Patrick Konrad ed Emannuel Buchmann, si suppone che anche uno di questi due sarà al via, andando a formare un’altra coppia di corridori in grado di offrire buone prospettive, probabilmente con l’italiano come primo nome affiancato dall’ex campione tedesco. Resta comunque la possibilità che Majka si presenti al via della corsa, anche se la Grande Boucle rimane il suo grande obiettivo, quindi, anche nel caso, sarebbe da capire con che ruolo e ambizioni sarebbe al via da Gerusalemme.

Dopo una lunga serie di tentennamenti, un altro che ci sarà è Thibaut Pinot. Il caitano della FDJ ha ufficializzato ieri il suo calendario, che include dunque la Corsa Rosa, alla quale seguirà il Tour de France. Sin dall’inizio il francese aveva ammiccato alla corsa di casa, ma da subito si era mostrato anche affascinato dal percorso del Giro, non escludendo dunque l’ipotesi di affrontare nuovamente entrambe le corse, possibilità che anche il suo team manager non aveva scartato, pur non nasconde le sue perplessità. Al fianco del capitano ci sarà molto probabilmente Sebastien Reichenbachil quale ha già spiegato di volerci essere, mentre non ci sarà David Gaudu, il cui esordio in un GT sarà probabilmente la Vuelta a España.

Protagonisti a vario titolo della scorsa edizione, Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin) e Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo) hanno mostrato in questi anni di apprezzare molto l’Italia e la Corsa Rosa. Proprio per questo è naturale e comprensibile per loro rinunciarvi in favore di una Grande Boucle in cui poter giocare un ruolo importante. Il russo ha annunciato che la sua stagione sarà incentrata sul Tour, alla quale farà seguito la Vuelta a España, in ottica Mondiale. Nella formazione neerlandese la situazione sembra essersi delineata verso la partecipazione di George Bennett come capitano, che sarà supportato da Robert Gesink in versione cacciatore di tappe. Probabile ormai anche l’asenza di Primoz Roglic, che avrebbe potuto sfruttare le crono per creare molti grattacapi nelle posizioni di vertice. Il russo invece non sembra avere un sostituto all’altezza.

L’assenza certa di Rigoberto Uran, permetterà a Mike Woods di giocarsi le sue carte in Italia. Il canadese sarà infatti i leader unico della EF – Drapac al via di Gerusalemme, mentre Pierre Rolland, vincitore di tappa lo scorso anno, anche grazie al supporto della rivelazione nordamericana, non ci sarà. In casa Trek-Segafredo, senza Mollema, l’uomo di punta dovrebbe essere il nuovo arrivato Gianluca Brambilla, un corridore che in passato ha già dimostrato una buona continuità sulle tre settimane, anche se da qualche stagione, inframezzate da infortuni e problemi vari, ha preso altre strade. Se la sua crescita si confermerà anche in un GT, potrebbe ambire ad un buon piazzamento finale.

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3 commenti

  1. Andrà Vegni a spiegare a Trump che dichiarare Gerusalemme capitale d’Israele impedirà al Giro di partire dalla stessa città? Possibile che le tante menti illuminate abbiano pensato solo ai soldi e non alla questione medio-orientale. Già con Gerusalemme Ovest si erano incrinati i rapporti con Israele e la retromarcia su solo “Gerusalemme” ha fatto infuriare i palestinesi. Dalle mie parti si dice – peso el tacon del buso – Speriamo solo che sia affidabile la dichiarazione di Vegni che in caso di necessità ha già pronta una alternativa per le prime tre tappe e speriamo anche che si svolgano in territorio italiano. Se ho dato 5 come voto al Giro è solo per quelle fantasmagoriche prime tre tappe perché per il resto meriterebbe un bel 9.

  2. Per Gerusalemme concordo: anche se nel momento della scelta la situazione era relativamente tranquilla, in un’area così piena di tensioni è realistico prevedere che possano nascere all’improvviso questioni serie. Per il resto, il punto non sono i capitani, ma le squadre: finchè le compagini potranno schierare 9 uomini, chiunque ci penserà bene prima di mettersi contro Sky. E al posto di Vegni avrei riflettuto un po’ di più prima di fare un pressing così asfissiante a Froome: per il pubblico dell’anno scorso è stato più bello il Giro, con la lotta all’ultimo secondo Doumulin- NIbali, o il Tour in cui la Sky portava a spasso il gruppo per cinque salite di fila?

    • 8 o 9 uomini veramente pensi che cambi qualcosa per la sky?
      comunque quest’anno se froome dovesse partire per la prima volta avremo un giro con più stelle del tour e sinceramente non capitava da molto tempo. naturalmente mi auguro che si risolva per il meglio la vicenda del salbutamolo perchè sarebbe un grave colpo per il ciclismo .

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