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Groupama-FDJ, Reichenbach giura fedeltà a Pinot: “Se non firmerà qui lo seguirò dove andrà”

Sébastien Reichenbach è stato per tutto il Giro d’Italia 2018 l’uomo di appoggio per Thibaut Pinot. Molto generoso soprattutto nella tappa dello Jafferau, nella quale è rimasto per quasi tutta la tappa al fianco del capitano, lo scalatore della Groupama-FDJ è stato alla fine il migliore dei suoi in classifica generale con il 22° posto finale subito alle spalle di Simon Yates. Una prestazione che ha permesso al 29enne scalatore svizzero di confermarsi l’uomo di maggior affidamento per Pinot, anche se quest’anno il lavoro non è stato finalizzato a causa del ritiro del corridore transalpino.

In un’intervista rilasciata a Le Matin nei giorni scorsi, lo svizzero ha ammesso come non sia semplice lasciarsi alle spalle una corsa di tre settimane così intensa: “Alcuni corridori ne sentono la mancanza, perché l’adrenalina aumenta ogni giorno. Passi da un ritmo pazzesco ad una tranquillità quasi agonizzante se non la apprezzi“, ha svelato, aggiungendo che “un Grande Giro non è una via crucis, ma quasi. La motivazione principale alla fine è quella di arrivare in fondo”. È quindi indispensabile gestire le energie giorno per giorno: “È fondamentale per arrivare la fine dell’evento”, aggiunge.

Tornando alla pazzesca giornata dell’attacco decisivo di Chris Froome, Reichenbach assicura che non se lo aspettavano: “All’inizio, lo abbiamo lasciato perdere. Ci siamo chiesti cosa stesse facendo. Secondo me era tutto orchestrato per aspettare la terza settimana e fare il numero che ha fatto. L’ho visto partire come un razzo, è stato incredibile. Attaccare così lontano dal traguardo, non vedi mai cose del genere. Francamente, quale altro corridore oltre Froome ha il coraggio di fare una cosa del genere oggi come oggi…? Nessuno”.

Il momento più difficile della corsa è stato però vedere crollare il proprio capitano proprio alla penultima tappa, una débacle che lo ha portato al ritiro a causa della polmonite: “È stato davvero terribile. Ho visto sul suo volto che era finita. In dieci secondi ho capito che tutto il lavoro svolto da Israele fino a lì sarebbe stato vanificato. Non andava più avanti”. Ed è stato un peccato, perché i passi in avanti dimostrati da Pinot erano stati importanti: “Non l’avevo mai visto forte come in questo Giro. Mi ha impressionato, era pronto di testa, un altro corridore”.

Mentre Pinot è ancora alle prese con i postumi del malanno preso al Giro, tanto da saltare il Tour de France, lui è tornato a correre alla Route d’Occitanie in vista dei Campionati Nazionali dei prossimi giorni e poi dei Mondiali di fine stagione. E dopo? Assicura che seguirà il suo capitano: “Se non firmerà con la FDJ lo seguirò dove andrà, ma ci sono grandi possibilità che resti”.

Ammette quindi che il ruolo di gregario gli si addice molto di più di quello di gregario: “Mi sento libero, mentre avere la pressione del risultato è pesante. Un campione può averla, io no. Devi essere chiaro con te stesso. Per me un campione è uno come Thibaut, che riesce a rimanere concentrato per tre settimane. Io non potrei mai farcela. Non mi viene la voglia di farlo. La difficoltà mentale è enorme, non ci se ne rende conto. Essere al 100% ad ogni tappa è spaventoso. Invece a me piace correre così, questo è ciò che mi dà la carica”, ha concluso.

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