Euskadi-Murias, Intxausti prepara il rientro: “Competitivo per la Vuelta e vorrei tornare nel World Tour”

Beñat Intxausti affronta il 2019 con l’obiettivo e la speranza di lasciarsi alle spalle il calvario vissuto nelle ultime tre stagioni. Colpito dalla mononucleosi al termine del 2015, anno in cui conquistò la seconda tappa in carriera al Giro d’Italia, il 32enne basco ha messo assieme appena 21 giorni di gara (8 nell’ultimo biennio, uno solo nel 2018) con la divisa del Team Sky e ha deciso di provare a rilanciarsi scendendo tra le Professional. Ad accoglierlo nei suoi ranghi è stata la Euskadi-Murias, formazione di casa con la quale affronterà un percorso graduale di ritorno alle corse per cercare la disperata impresa di tornare sui livelli che gli sono appartenuti fino a tre anni fa. Per riuscirsi ha stilato un calendario prettamente nazionale che lo porterà, nelle sue intenzioni, a partecipare alla Vuelta a España 2019: Challenge Mallorca, Vuelta Valenciana, Vuelta a Catalunya e Giro dei Paesi Baschi scandiranno infatti il suo calendario nei primi mesi.

“Sono certo che potrò raggiungere, nel medio-lungo periodo, il livello che avevo qualche anno fa. Il vero test – ha spiegato a Marca – sarà la Vuelta. Naturalmente le prime corse saranno complicate, perché mi mancherà il ritmo. Ma da qui a settembre ci sarà tempo per ritrovarlo. Questo periodo mi ha insegnato che la salute è essenziale per la vita e per lo sport, e che senza non si può fare nulla. A volte ho esagerato con il mio fisico, perché volevo star bene anche quando non era possibile. Alla lunga è stato controproducente, ma non è facile dover stare a casa senza poter fare ciò che vuoi e svolgere il tuo lavoro”.

Già in passato Intxausti è parso vicino al rientro, trovandosi poi costretto a modificare i suoi piani: “Ma adesso è tutto alle spalle. Da luglio in poi mi sono sentito sempre meglio. Quando ho firmato con la nuova squadra ho staccato per poter andare forte più avanti e da allora non ci sono stati più problemi. Miglioro di giorno in giorno, anche se sono consapevole di non poter essere competitivo sin da subito. Mi sto allenando molto, devo ritrovare fondo e resistenza. Sono riuscito ad allenarmi anche 4-5 ore, negli ultimi tre anni non mi era mai capitato. Una volta tornato alle corse dovrò aggiungere qualità al lavoro, ritrovando anche intensità”.

L’addio alla Sky si è consumato senza polemiche e ha dato modo al basco di parlare anche del disimpegno dal ciclismo annunciato dal colosso britannico: “Ne sono rimasto sorpreso, anche se tutto ha una scadenza. Questo sarà il decimo anno in gruppo, si può dire che una volta raggiunti gli obiettivi sia terminato un ciclo. Hanno vinto tutto ciò che volevano, ma non sono d’accordo con quello che si dice in giro: è sicuramente la squadra che ha più soldi, ma anche quella che lavora meglio. Hanno disponibilità economiche ma anche filosofie e modi di lavorare migliori rispetto alle altre. Personalmente vorrei che ci fossero 10-12 Team Sky in gruppo, non sarà facile trovare altri investitori con certe qualità”.

Filosofia decisamente diversa è quella che ritroverà alla Euskadi-Murias, squadra che proverà a sfruttare come trampolino di (ri)lancio: “È ciò di cui avevo bisogno adesso: tranquillità e ambiente familiare. Il mio obiettivo è quello di tornare a correre nel World Tour, ma so che dipende tutto da me. Ovviamente se ci fosse la possibilità di farlo con questo gruppo sarebbe ancora più bello ed eccitante, perché significherebbe restare a casa a 33 anni. Mi sento ancora giovane, alcuni mi hanno detto che questa sosta forzata potrebbe allungarmi la carriera e non vedo l’ora di tornare a misurarmi in gruppo”.

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