© Twitter: Sophie Smith

UAE Tour 2020, dopo 6 settimane sono finalmente tutti sono rientrati a casa

Situazioni molto diverse per i membri della carovana dell’UAE Tour 2020. Se dopo le prime concitate 48 ore, sabato sembrava che fosse finalmente possibile tornare tutti a casa, un nuovo blocco ha fermato tutti nuovamente, anche se alcuni avevano già avuto modo di partire, usufruendo di un documento di negatività fornito dalle autorità. In seguito ai problemi emersi nella serata di sabato, per poter partire è diventato necessario che un medico firmi quel documento per avallare quella che inizialmente era considerata una autocertificazione. Il paradosso è che per alcuni non è stato necessario, essendo partiti prima dell’ultimo dietrofront in seguito ad alcune presunte nuove positività, confermatesi poi nella serata di martedì.

Questo ha portato dunque ad uno stop che fortunatamente per alcuni è durato abbastanza poco. Sembrerebbe che il problema sia legato ad un singolo piano, anche se non c’è mai stata comunicazione ufficiale al riguardo. Gran parte delle squadre sono dunque potute partire scaglionate, tra la notte di sabato 29 febbraio e la mattinata di domenica 1 marzo, mentre a tre formazioni è stato chiesto di restare. Si tratta di Cofidis, Gazprom – Rusvelo  e Groupama – FDJ, alle quali si è aggiunta per decisione autonoma la UAE Team Emirates (i cui due membri dello staff sarebbero stati i primi ad avvertire sintomi, portando all’interruzione della corsa). Le altre 16 squadre sono dunque invece tutte potute tornare a casa, anche generalmente con tutto il proprio staff: nel pomeriggio di domenica anche gli ultimi elementi di NTT Pro Cycling e  Bahrain – McLaren hanno infatti ricevuto l’ok per i propri corridori e staff, che sono dunque tornati a casa entro la giornata di lunedì.

Inizialmente molto più confusa, la situazione per quanto riguarda media e organizzazione è andata sbloccandosi con il passare delle ore. Alcuni giornalisti dovevano essere fra i primi a partire, ma la situazione era stata improvvisamente bloccata anche per loro. Gran parte sono dunque stati trattenuti e tranne qualche singola eccezione, sono dunque a lungo rimasti nuovamente in attesa di notizie riguardo la possibilità di partire, nuovamente fermati con le porte dell’hotel bloccate per loro.

I membri dell’organizzazione hanno vissuto inizialmente una situazione a metà, visto che alcuni sono potuti partire rapidamente, mentre altri sono dovuti rimanere sul posto, a loro volta in piena incertezza, almeno sino alla mattinata di ieri, quando quasi tutti son partiti o hanno potuto prenotare i loro nuovi voli. Se nel pomeriggio di domenica erano arrivate altre conferme riguardo le possibili partenze, in particolare membri dei media e dell’organizzazione, anche se non era stato semplice trovare i voli necessari per tutti. Nella mattinata di lunedì sono comunque partiti in molti, anche se le squadre devono ancora aspettare i risultati dei nuovi tamponi prima di poter essere sbloccate.

Nel complesso sono ormai meno di una cinquantina le persone rimaste sul posto in attesa di poter lasciare il paese, ma innanzitutto di comprendere la situazione, anche in seguito alla realizzazione di nuovi test effettuati nel pomeriggio di domenica, per i quali erano iniziati ad arrivare i risultati, che sembravano essere tutti negativi. I responsi non erano tuttavia completi e mancavano alcune delle persone testate ancora nella mattinata di martedì, mentre nuovi test si erano necessari nel pomeriggio. Dei rimasti sul posto ancora un buon numero di nostri connazionali, soprattutto membri dello staff e corridori delle squadre bloccate.

Nella serata di martedì, in un clima sempre più rovente, la doccia gelata visto che ormai si cominciava a pensare al ritorno, anche dopo le parole del Ministro dello Sport francese. Il Ministero della salute locale ha infatti ufficializzato la positività di otto persone, di cui sei nuovi casi oltre ai due iniziali che avevano portato allo stop della corsa. Risultati che hanno portato alla decisione di proseguire il blocco, con la decisione di sottoporre le persone in quarantena in hotel ad ulteriori test (per alcuni potrebbe essere il quarto in neanche una settimana). Nella notte si è inoltre parlato, anche se qui non ci sono conferme ufficiali, di altri cinque casi, quattro tra la carovana e un turista, per un totale dunque che salirebbe così 13 positivi (di cui quattro sarebbero corridori). Conseguenza di queste nuove rivelazioni è l’ufficializzazione della quarantena fino al 14 marzo anche delle altre squadre coinvolte.

Soltanto nella notte tra sabato e domenica 8 marzo (ora italiana) è stata data a Cofidis e Groupama-FDJ la possibilità di lasciare l’hotel, in modo da rientrare in patria. Nessuno dei corridori e dei membri dello staff dei due team francesi era risultato positivo ai test per il coronavirus, ma per precauzione erano stati tutti tenuti in quarantena ormai per due settimane. Un isolamento ormai finito, come testimoniato dagli account ufficiali delle due squadre.

Buona parte di staff e corridori della Gazprom – Rusvelo ha invece ricevuto il via libera nella mattinata di giovedì 12 marzo anche se quattro persone, di cui due corridori, sono rimasti in ospedale per un periodo ancora da definire. Nella serata dello stesso giorno anche la UAE annuncia la fine della quarantena volontaria, anche se i corridori risultati positivi hanno dovuto ancora aspettare, così come i membri dello staff coinvolti. Con le conferme delle negatività per tutti coloro ancora trattenuti in ospedale per precauzione, lentamente anche gli ultimi sono potuti ripartire.

Primo è stato Max Richeze, seguito dai membri dello staff della sua squadra, mentre l’ultimo del team a poter lasciare il paese, in data mercoledì 8 aprile (dopo sei settimane dal primo giorno di isolamento), è stato Fernando Gaviria. Lo stesso giorno sono potuti ripartire anche Igor Boev e Dmitry Strakhov, i due corridore della Gazprom-Rusvelo, formazione della quale purtroppo non è stato reso nota l’evoluzione del contagio per i due membri dello staff coinvolti. Viste le tempistiche, si suppone (tuttavia senza conferme ufficiali) che anche queste due persone siano guarite dal virus e possano essere ripartite. Pertanto, della carovana coinvolta, ad eccezione dei locali, nel paese non dovrebbe restare ormai più nessuno.

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