© Tour Down Under

Ineos-Grenadiers, Richie Porte: “Sarò di supporto agli altri. La squadra cambierà il modo di correre i Grand Tour”

Richie Porte torna a casa, almeno nel mondo del ciclismo. L’australiano ha firmato un contratto annuale con la Ineos-Grenadiers, formazione con cui ha corso dal 2012 al 2015 e nella quale ha iniziato a mettere in mostra le sue grandi qualità in salita e a cronometro. Dopo aver tentato fortuna da capitano in altre squadre, tre anni in BMC e due nella Trek-Segafredo, il tasmaniano ha deciso di tornare dai britannici, accettando di mettersi al servizio di altri leader. D’altronde l’obiettivo principale della sua carriera, salire sul podio del Tour de France, è stato raggiunto l’anno scorso, quando è riuscito a concludere la Grande Boucle in terza posizione sopravanzando Miguel Angel Lopez nella cronometro individuale del penultimo giorno.

Il classe ’85 ha parlato del suo ritorno all’ex Team Sky in un’intervista a Cyclingnews: “Ho firmato con la Ineos un contratto per essere un corridore di supporto agli altri, ma penso allo stesso tempo che se posso tornare a una gran condizione ed essere là davanti… Non sai mai cosa succederà nelle corse. Ora il mio grande obiettivo non è andare a fare il capitano in un Grand Tour, ma penso che certamente se posso arrivarci in una buona forma posso giocare un ruolo tattico, o qualsiasi cosa di cui avrà bisogno il team. Penso che la Ineos cambierà il proprio modo di correre nei Grand Tour. Quando affronti squadre come la Jumbo o un corridore come Pogacar, non puoi giocarti la vecchia carta del team più forte in corsa e batterli. Devi colpirli di rimbalzo”.

Richie Porte ha ricordato anche quanto l’ambiente sia accogliente per lui: “Quando ho lasciato il team nel 2015 ero in buoni rapporti. Dave Brailsford mi ha detto che se mai avessi voluto tornare le porte sarebbero state aperte. Non sempre si lascia così una squadra. Lo so per certo, in un paio di team non credo sarei riaccolto a braccia aperte. Nel ciclismo professionistico funziona così, come probabilmente in ogni altro sport. Ma non sono mai stato più felice di quando correvo alla Ineos: loro sapevano che avevo bisogno di andarmene e provare a raggiungere i miei risultati per qualche anno. Ora sto finalmente tornando, non potrei essere più felice. Penso che sia il momento giusto, il supporto che possono dare ai corridori non è secondo a nessuno”.

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