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Ag2r, Romain Bardet lancia il grido ambientalista dall’Australia: “Non ci si può indignare continuamente senza mai agire”

Romain Bardet  veste i panni dell’ambientalista. Il corridore dell’Ag2r sarà il leader della sua squadra al prossimo Tour Down Under e, proprio in vista di questo appuntamento, è già in Australia dal 28 dicembre. Il corridore di Brioude ha rivelato che gli incendi che stanno devastato il paese sono lontani dalla zona in cui si trova insieme ai compagni di squadra, così come sono lontani da quelle che saranno le strade della corsa (come confermato dagli stessi organizzatori), ma non ha potuto fare a meno di lanciare un grido di allarme, rivolgendosi anche e soprattutto allo sport di alto livello.

“A Adelaide, dove siamo noi, le conseguenze sono più moderate che nell’Est del paese – ha spiegato ai microfoni dell’Equipe – Il dramma ambientale che vive l’Australia è il principale argomento di questo soggiorno. […] Non siamo nella regione più colpita, non siamo stati infastiditi, né ci hanno indicato di rimanere chiusi dentro. Ci sono stati dei roghi, ma sono incendi minori sulle strade dell’allenamento. […] La situazione qui è variabile, ci sono stati anche più di quaranta gradi, ma poi abbiamo avuto due giorni di pioggia salvatrice”.

Il classe ’90 ha poi cercato di capire cosa possa fare lo sport per aiutare l’ambiente: “Ci facciamo delle domande sul nostro modo di viaggiare, consumare, praticare. Sulle tracce che si lasciano, dai più piccoli dettagli agli hotel alle grandi traversate. Pensando egoisticamente, ci diciamo che può andare ancora avanti così per quindici anni, ma in una prospettiva di trenta o quaranta anni, tutto questo non sarà più sostenibile. Dobbiamo riflettere e trovare delle soluzione in fretta. Non ci si può indignare continuamente senza mai agire, bisogna per lo meno cercare di attenuare le conseguenze che sono sempre più inevitabili. Bisogna pensare già per i prossimi cinque o dieci anni nello sport in generale e nel ciclismo in particolare”.

Non poteva ovviamente mancare poi un commento sulla sua stagione, che per la prima volta prevederà il Giro d’Italia, e che il transalpino proverà ad aprire subito bene sulle strade del Tour Down Under, una corsa che a suo modo di vedere può servire anche a sensibilizzare: “Questa corsa è molto popolare qui e permette di attirare l’attenzione. Gli organizzatori fanno in modo che vengano prese tutte le misure sanitarie necessarie. Sportivamente va tutto bene. Somiglia molto a un comune mese di gennaio in Spagna, ma con condizioni migliori. Per me è tutto nuovo, mi sento un neo-pro. Per ora, a parte questa triste situazione di persone che hanno perso le loro abitazioni e di ettari di terreno bruciati, è stata una bella esperienza con terreni propizi all’allenamento. Incontriamo anche gli altri corridori, perché siamo tutti in un perimetro abbastanza ristretto. Arriviamo alla corsa alla fine di un blocco di allenamento, non cercherò di piazzarmi, soprattutto contro delle squadre come la Trek che ne fanno un vero obiettivo. C’è ancora molto tempo prima del Giro”.

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