© Vincent Curutchet / AG2R CITROËN TEAM

AG2R Citroën, anche Larry Warbasse lamenta uno stress eccessivo: “Credo di essere stato sul filo dell’esaurimento per tutta la mia carriera”

Anche Larry Warbasse ha parlato delle pressioni eccessive a cui i corridori si sentono sottoposti. Il tema, infatti, è diventato quanto mai di attualità lo scorso inverno, quando Tom Dumoulin ha provvisoriamente posto fine alla sua carriera a causa dello stress eccessivo a cui si sentiva esposto. Da allora tanti colleghi si sono espressi a proposito di questo aspetto. Lo statunitense della AG2R Citroën Team è stato raggiunto da Cyclingnews, a cui ha rivelato quanto faccia fatica ad adattarsi alla vita da professionista e di come nel corso di questa stagione abbia deciso di provare a cambiare qualcosa.

Il classe 1990 ha parlato di come il ciclismo sia cambiato negli ultimi anni, rendendo tutto molto più difficile per lui: “Credo di essere stato sul filo dell’esaurimento per tutta la mia carriera. Il ciclismo è cambiato tanto da quando sono professionista. Dovrebbero esserci più persone come me. Sono molto socievole, estroverso ed è come mi sono buttato nel ciclismo; è uno sport sociale”.

Il trentunenne ha raccontato anche della fatica che fa ad adeguarsi allo stile di vita dei suoi colleghi, in particolare dei più giovani: “Questa nuova generazione è super concentrata. Credo di aver provato ad essere come uno di loro. Ho provato a vivere nel modo in cui penso che un ciclista dovrebbe vivere, anche se questo è contrapposto a chi sono io come persona”.

“Sembra che l’unica cosa da fare sia rinchiudere me stesso e vivere questa vita super-isolata da monaco, dove misuro tutto, calcolo tutto, faccio tutto al punto giusto – ha aggiunto – Probabilmente vuol dire non andare fuori a cena con gli amici perché sei preoccupato del cibo che stai per prendere al ristorante che hanno scelto o essere spaventato di lasciare per due giorni la bici per andare da qualche parte con gli amici”.

In particolare l’ex campione nazionale statunitense sembra soffrire il continuo confronto con i colleghi a cui il mondo dei social lo sottopone: “È come se ci fosse un livello base di stress da cui non riesci a fuggire mai. Confronti sempre te stesso con tutto quello che vedi. Stai leggendo Cyclingnews e vedi che quel ragazzo si è distrutto, dopo sei su Strava e pensi ‘ah questo corridore ha fatto un numero incredibile di ore oggi e io sono seduto a casa’. Anche se non ne sei consapevole fai sempre confronti”.

Il nativo di Traverse City ha così deciso quest’anno di provare a cambiare qualcosa, cercando un miglior equilibrio nella sua vita: “Ho iniziato il ciclismo perché lo amo. Non lo sto facendo per diventare ricco. […] Vado in bicicletta perché mi piace farlo. Stavo perdendo molto del divertimento nella mia vita, ero troppo serio e non mi stavo godendo tutto questo. A metà di questo anno ho detto ‘ho bisogno di cambiare qualcosa“.

“In questa off-season ho viaggiato più di quanto abbia mai fatto perché avevo così tanta voglia dopo un anno di reclusione – ha proseguito – Mi sono preso l’occasione di fare cose che prima non avevo modo di fare e mi è molto piaciuto. È stato soltanto un momento rilassante”.

Il suo nuovo approccio alla vita e al ciclismo, però, non ha spento le sue ambizioni. Tra i suoi sogni, infatti, c’è ancora quello di partecipare al Tour de France: “Sarà molto dura, ma è molto importante per me fare il Tour prima della fine della mia carriera, e tra un po’ non sarò più giovane”.


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