Pagelle Omloop Het Nieuwsblad 2019: Stybar infallibile, Van Avermaet in rialzo e Lutsenko si conferma – Trentin e Philipsen rimandati, flop Vanmarcke e Stuyven

Zdeněk Štybar (Deceuninck-QuickStep), 10: È il più in forma e non sbaglia nulla. Si inserisce con facilità nei tentativi di fuga decisivi e poi brucia gli avversari al momento giusto. Questo inizio di campagna del Nord non poteva andare meglio e mette il ceco su di un piedistallo privilegiato in vista dei prossimi appuntamenti sul pavé.

Greg Van Avermaet (CCC Team), 8: Gli è mancata qualche energia nel finale, ma è suo il merito dell’azione decisiva che ha portato i cinque battistrada poi a giocarsi il successo. Questo secondo posto dà il giusto morale al campione Olimpico che vuole tornare sui propri livelli abituali migliorando già dal 2018 che non lo aveva visto andare oltre il terzo posto della E3.

Tim Wellens (Lotto Soudal), 7,5: La caduta del compagno Tiesj Benoot (6,5 con giudizio sospeso dalla sfortuna) gli toglie la possibilità di disporre della superiorità numerica in un finale in cui dimostra di essere pronto ormai su tutti i terreni. Il suo scatto è il più annunciato, ma non gli parte coi giri giusti e diventa il più comodo degli assist per il contropiede di Stybar.

Alexey Lutsenko (Astana), 7,5: Cercava una conferma al rientro da un Tour of Oman trionfale e la trova immediatamente. Chiamato a rendere la corsa dura, non si tira indietro ed è sempre nel vivo dell’azione, imprimendo un’accelerata violenta che frantuma il gruppo sul Berendries. Quando c’è da decidere i giochi, però, pecca un po’ troppo di attendismo e non riesce a piazzare la stoccata che un anno fa sancì il trionfo del compagno di squadra Valgren.

Daniel Oss (Bora-hansgrohe), 7: È sempre al posto giusto al momento giusto, peccato gli manchino le gambe in quello decisivo. Sul Grammont perde il treno giusto e la possibilità di giocarsi l’intera posta in palio. Dopo oltre un mese di attività era però fisiologico che potesse mancargli un po’ di fondo e il suo segnale con vista sulle classiche più importanti, nelle quali sarà uno degli uomini chiave per Peter Sagan, è decisamente incoraggiante.

Yves Lampaert (Deceuninck-Quick Step), 6,5: Il ragazzo che portava l’acqua ai compagni e riceveva in dono la possibilità di berla per primo, si è ormai fatto uomo. Il giusto avanzamento nelle gerarchie di squadra, frutto di abbandoni (Boonen), cessioni (Terpstra) e meriti acquisiti sul campo, è ripagato con una prestazione solida e che sa di prenotazione per una campagna del Nord importante. In tandem con Philippe Gilbert (6, non ha ancora lo spunto dei giorni migliori) e con un Bob Jungels (7) insospettabilmente a proprio agio sul pavè, copre le spalle all’avanzata di Stybar e si conferma molto più di un semplice gregario in una squadra che ha iniziato il suo mese (e mezzo) preferito nell’unico modo che conosce.

Dylan Teuns (Bahrain-Merida), 6,5: Abbonato ai piazzamenti, si trova capitano unico della formazione araba e gioca d’astuzia sulle ruote degli avversari più quotati. Nel quintetto che si gioca la vittoria finale è però quello con le batterie più scariche e lo rivela platealmente nello sprint che mette in palio la piazza d’onore.

Oliver Naesen (Ag2R La Mondiale) 6,5: Come spesso gli capita ha l’ardire di chiamare tutti allo scoperto e il dispiacere di smarrirsi troppo in fretta. Si muove da lontanissimo provando a sfruttare una superiorità numerica che il passaggio a vuoto del compagno Julien Duval (6) gli inibisce ben presto, e non pago si fa trovare prontissimo quanto il duello si riaccende sul Molenberg. Nel finale paga dazio alla stanchezza e una condizione comprensibilmente non ancora ottimale. Piace, però, per la consueta interpretazione garibaldina.

Tom Devriendt (Wanty-Gobert), 6,5: Tra i più combattivi del quartetto che si forma al comando nelle prime battute delle gara, magari si illude anche di poter ottenere un risultato di prestigio quando si accorge del sonnecchiare di un gruppo che gli concede la bellezza di 14 minuti nella prima ora di corsa. Le violente accelerazioni alle sue spalle lo riconducono però sulla Terra, così prova ad onorare fino in fondo la missione facendosi riacciuffare per ultimo quando il traguardo – sul quale giungerà in 47esima posizione – è ancora lontanissimo.

Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), 6: È bello ma non balla. Fa splendere la sua maglia stellata nelle posizioni d’avanguardia quando la corsa si infiamma, ma si smarrisce nel momento in cui i nodi vengono al pettine. Uscito in ottima condizione e da plurivittorioso da un febbraio scandito da tre successi in terra spagnola, era forse il primo ad attendersi qualcosa in più. Il nono posto finale, con lo sprint dei battuti disputato a mezzo gas, ha invece il sapore di una promozione rinviata agli esami di riparazione. Per fortuna il primo appello è già oggi.

Michael Matthews (Sunweb), 6: Come un anno fa sceglie quella belga come corsa del debutto, ma al contrario di un anno fa sembra già competitivo. Solo la sfortuna, manifestatasi sotto forma di caduta nelle fase cruciale della disputa, lo sottrae dai giochi per il successo. Il dodicesimo posto finale suona però come un primo squillo verso una primavera che potrebbe restituirgli quelle gioie mancate – nello stesso periodo dell’anno – nel 2018.

Wout Van Aert (Jumbo-Visma), 6: Anche per il talento del ciclocross si trattava della prima uscita stagionale su strada. L’intelligenza tattica gli permette di restare a galla quando si muovono le acque sul Molenberg, dove forse esagera un po’ troppo nel dare cambi in testa spendendo quelle energie che gli mancheranno quando, tra cadute e accelerazioni improvvise, si deciderà la corsa. Il 13° posto finale al debutto non è comunque un risultato da cestinare. Buona la prima.

Jasper Philipsen (UAE Team Emirates), 5,5: L’investitura di Tom Boonen è forse un fardello ancora troppo pesante da sopportare. Il giovanissimo talento belga non riesce nel miracolo nella prima classica World Tour disputata in patria, perdendo contatto nella successione di cotes che decide la corsa. Già oggi avrà però modo di riscattarsi su un terreno più congeniale alle sue caratteristiche.

Niki Terpstra (Direct Energie), 5,5: C’era grande curiosità per la prima uscita sui terreni a lui più congeniali con la nuova divisa. Prova a mettere il naso fuori dal gruppo sul Berendries, poi sparisce. Condizione e automatismi con una squadra inesistente nel momento clou della corsa sono da rivedere, ma la sensazione è che negli appuntamenti che più contano dovrà cavarsela da solo. E la forma fisica non potrà essere questa.

Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), 5: Sperava di potersi giocare le proprie carte in un gruppo ristretto, ma in quello che giunge a Ninove 9 secondi dopo Stybar la sagoma rossoblu non è la sua. Incoraggiante fino al settore di Haaghoek, il bresciano si spegne infatti negli ultimi 40 chilometri lasciando ribalta, onere e onori, al compagno di squadra Dylan Teuns.

Pascal Ackermann (Bora-hansgrohe), 5: Che sappia viaggiar forte anche sul pavè lo dimostrano diversi risultati conseguiti nel 2018, ma che possa difendersi su tracciati duri era tutto da decifrare. Il ritiro con “vista” sulla Kuurne-Bruxelles-Kuurne è forse un’indicazione di massima, ma non ancora definitiva, sulle possibilità future del possente sprinter tedesco. Riprovarci, e riprovarsi, è una possibilità che deve a sé stesso per non lasciare nulla di intentato al caso.

Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), 4,5: Paga la luna storta dell’intero collettivo finendo inevitabilmente sul banco degli imputati. Il 40° posto a 5’54” dal vincitore altro non è che la fotografia di una prova incolore nella quale non entra mai nelle inquadrature televisive. Ingolfato e lontano parente del corridore che un anno fa si è sempre piazzato nelle classiche “di casa”, rende un fuoco di paglia il tentativo da lontano di un altrettanto impalpabile Mads Pedersen (5).

Sep Vanmarcke (EF Education First), 4: Inizia da oggetto del mistero la sua campagna del Nord, andando in crisi di fronte alle prime accelerazioni prodotte sul Molenberg. E dire che il successo centrato all’Haut Var aveva illuso di una condizione già buona. Urge un’inversione di tendenza per non far finire sotto ai tacchi il morale di un corridore che già in passato, al netto della sfortuna, ha dimostrato di patire un preoccupante bipolarismo emotivo negli appuntamenti più importanti.

Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), 4: Ha ormai abituato tutti da anni alle montagne russe di risultati e prestazioni. A un debutto coi fiocchi in Spagna fa corrispondere questa prova sgonfia di contenuti e conclusa a oltre 6′ da Stybar, pagando in maniera inattesa i primi cambi di ritmo. Difficile capire quanto la sua dimensione possa adesso riavvicinarsi a quella di un corridore competitivo per certi tipi di appuntamenti.

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