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Vuelta a España 2021, Top/Flop del Giorno

La nostra rubrica che traccia il bilancio della giornata appena conclusasi alla Vuelta a España 2021.

TOP

Michael Storer (DSM): Corona la giornata perfetta del team DSM. La formazione tedesca è una delle prime a inserirsi nella fuga di giornata, piazzando subito ben tre uomini (diventeranno poi addirittura cinque), che si dividono perfettamente i compiti. All’australiano tocca capitalizzare, liberandosi prima di Craddock e poi di Sivakov (con il russo vince anche una battaglia psicologica) per poi involarsi verso  il suo primo successo in un GT. L’impressione è che questa vittoria potrebbe dare un nuovo slancio alla sua carriera e proiettarlo in una dimensione superiore rispetto a quella in cui era stato sin qui.

David de La Cruz (UAE Team Emirates) : Conferma il suo buon feeling con le strade di casa.  Dopo la top 10 finale dello scorso anno, lo scalatore della UAE si candida fortemente a un risultato simile, e magari anche qualcosa in più, riuscendo a resistere nel gruppo maglia rossa fino in cima, quando erano rimasti in sette. Alla vigilia della corsa qualcuno sospettava persino che Majka potesse insidiare la sua leadership interna, ma con le prestazione ha dimostrato che il dubbio non c’è mai stato.

Louis Meintjes (Intermarché-Wanty-Gobert): Nei sette corridori che fanno parte del gruppo maglia rossa all’arrivo, il sudafricano è probabilmente la sorpresa più grande. Da sempre grande regolarista nelle salite, il classe ’92 si era un po’ perso negli ultimi anni, ma sembra aver ritrovato smalto nel nuovo team., chiudendo prima in quattordicesima posizione il Tour e ora chiudendo insieme ai migliori sul primo arrivo particolarmente impegnativo della corsa, al netto dello strappo finale di ieri. Anche per il ventinovenne l’obiettivo potrebbe essere una top 10, che sarebbe oro colato sia per lui che per i team.

FLOP

Alexander Vlasov (Astana-PremierTech): D’accordo, non perde tantissimo, ma mostra i primi segnali di cedimento. Dopo aver resistito a lungo nel gruppo dei migliori, crolla proprio nel finale perdendo 13” da Roglic e compagnia sul traguardo. Un ritardo che di fatto non è importantissimo, ma che potrebbe segnare una prima crepa nella fiducia del russo, che in passato non sempre è riuscito a gestire al meglio i momenti di incertezza.

Pavel Sivakov (Ineos Grenadiers): L’impressione è che questa tappa l’avrebbe potuta vincere. Probabilmente anche lui aveva questa sensazione e per questo si innervosisce troppo e in troppe occasioni. Prima quando i compagni di avventura non tirano e poi quando gli vanno via mentre a lui salta la catena. In quel momento è ancora il più forte, ma gestisce malissimo le energie, sprecandone molte per rientrare quasi subito, quando avrebbe avuto ancora tempo e modo per rientrare.  Alla fine forse sottovaluta anche un po’ Storer, che però vince la guerra di nervi e gli va via. Le opportunità di gloria personale, quando sei in una corazzata, non sono molte ed è un peccato non riuscire a sfruttarle al meglio come gli è accaduto oggi.

Sepp Kuss (Jumbo-Visma): La sua presenza davanti alla fine rimarrà un incognita. Certo, le intenzioni erano probabilmente di cercare il successo di tappa, ma l’americano non sembra mai in grado di poterci riuscire e alla fine chiude con un risultato, quarto a 1’16” dal vincitore, che non arricchisce di certo il suo curriculum. Rientra in classifica, questo è vero, ma l’impressione è che forse per quanto ottenuto sarebbe stato meglio restare al fianco del capitano per dargli supporto nel finale. Roglic se l’è cavata benissimo da solo, ma gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo ed è la cura dei dettagli che alla fine fa la differenza.

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