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I Migliori Momenti del 2018, 1: 19a tappa Giro d’Italia

La stagione 2018 volge al tramonto portando con sé diverse istantanee che resteranno scolpite nella storia del ciclismo. Durante questa settimana le raccoglieremo nella rubrica Migliori Momenti 2018, nella quale vi proporremo la classifica compilata al termine di un lungo confronto in redazione chiedendovi, a vostra volta, di votarli nel sondaggio loro dedicato, che verrà aperto una volta conclusa la nostra top 10. Come di consueto, un appuntamento quotidiano per accompagnarci nell’arco dell’intera settimana alla scoperta delle corse che più hanno emozionato in questo lungo anno.

1: 19a tappa Giro d’Italia

L’impresa dell’anno porta la firma di Chris Froome. Dopo due settimane e mezzo di dominio da parte di Simon Yates, il Giro d’Italia sembra un discorso a due tra il capitano della Mitchelton-Scott e Tom Dumoulin. Il Team Sky tuttavia non è d’accordo, e impone un ritmo alto fin dalla prima parte della tappa. Con il gruppo già allungato nei primi chilometri del Colle delle Finestre, la maglia rosa va in crisi e perde contatto, entrando in una delle giornate più nere della sua carriera. Appena inizia lo sterrato, la squadra britannica piazza l’accelerazione definitiva con il ritmo infernale imposto da Kenny Elissone, che fa da trampolino per il salto nella storia di Chris Froome. Il kenyano bianco attacca da solo a 80 km dall’arrivo, aumentando il proprio vantaggio in discesa (complice l’attendismo di Tom Dumoulin e l’atteggiamento passivo di Thibaut Pinot, Richard Carapaz e Miguel Angel Lopez). Il volo solitario del quattro volte vincitore del Tour de France prosegue sulla salita verso Sestriere e nel successivo tratto in pianura, per superare i tre minuti di margine nei confronti dei diretti inseguitori. Sullo Jafferau Froome continua a frullare a un ritmo indiavolato, mantenendo tre minuti di vantaggio prima di esultare come mai in vita sua sul traguardo di Bardonecchia. Il volo dell’angelo bianco tra Finestre e Jafferau che ha ribaltato la storia del Giro d’Italia è un’impresa che rimarrà fissata nella mente e nei cuori degli appassionati di ciclismo per tutta la vita.

2: Milano Sanremo

Un uomo da corse a tappe che trionfa nella Classica dei velocisti per antonomasia. Il capolavoro di Vincenzo Nibali può essere descritto così, anche scorrendo l’albo d’oro dei vincitori degli ultimi anni: tolto Michal Kwiatkowski, comunque dotato di un ottimo spunto e un’accelerazione invidiabile, su quell’arrivo si aspetta lo sprinter migliore e più resistente. Un film già scritto cambia la propria trama soltanto sul Poggio, dove il velleitario tentativo di Krists Neilands chiama allo scoperto il siciliano. Tra i due c’è differenza di pedalata, di ritmo, di grinta, di qualità. Il corridore della Bahrain-Merida rilancia e rimane presto da solo, gettandosi a capofitto in discesa. Dietro il tentativo solitario di Matteo Trentin non basta, così come l’organizzazione delle squadre dei grandi favoriti. L’arrivo in via Roma è un tripudio per Nibali e per gli italiani lungo il percorso, che accolgono un’azione da finisseur arrivata da uno degli uomini più impensabili su questo percorso, uno scalatore capace di andar forte a cronometro e vincere in faccia ai velocisti. Un’impresa che non ha paragoni nel ciclismo contemporaneo.

3: Il Lombardia

L’ultima classica monumento della stagione viene decisa da un duello tra due grandi campioni. I contendenti sono gli stessi della precedente edizione, Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot, il loro avvicinamento all’appuntamento l’opposto. La miccia viene accesa da Primoz Roglic, che con la attacca deciso sul Muro di Sormano. Rispondono solo il siciliano e il francese, che poi lasciano lo sloveno per strada prima di venire ripresi dallo stesso e da Egan Bernal in discesa. La resa dei conti definitiva arriva poi sul Civiglio: Pinot screma la resistenza degli avversari con uno, due, tre scatti, e solo Nibali resiste, affiancandosi a lui in un gioco di nervi inadatto ai cuori deboli. Non lontano dallo scollinamento, al vincitore di quattro GT si spegne improvvisamente la luce. Il transalpino se ne accorge e riparte subito, spietato. Gli altri inseguitori sono lontano, tanto, troppo per pensare di rientrare in discesa. L’ultimo chilometro è il trionfo per un corridore che quattro mesi prima era finito in ospedale, svuotato di energie e con la polmonite dopo un Giro d’Italia da protagonista. Una vittoria da attaccante, da temerario non scellerato, da corridore finalmente maturo. Chapeau, Thibaut.

4: Mondiale in linea uomini élite

E venne il giorno di Alejandro Valverde. La prova in linea uomini élite del Mondiale di Innsbruck 2018 permette allo spagnolo di spezzare l’incantesimo iridato dopo essere salito già sei volte sul podio nelle edizioni passate senza mai essere riuscito a mettersi al collo il metallo più pregiato. Sul selettivo tracciato austriaco il murciano confeziona un capolavoro di tattica al culmine di una prova caratterizzata, nelle fasi iniziali, dalla fuga di 11 uomini giunti a guadagnare fino a 17 minuti e mezzo di vantaggio. La salita di Igls, inserita nel circuito e da ripetere otto volte, rende la prova un’autentica corsa ad eliminazione. Peter Sagan cede il suo scettro, conquistato per tre anni di fila, già a 92 chilometri dall’arrivo, mentre altri uomini attesi alla vigilia come Tiesj Benoot, Michal Kwiatkowski, Daniel Martin, Simon Yates e Wout Poels perdono contatto già prima dello striscione dei -50. L’Italia fa invece corsa d’attacco muovendo Dario Cataldo, Gianluca Brambilla e Alessandro De Marchi, ma ai -24 si trova a fare i conti con la defaillance del capitano designato, Vincenzo Nibali, puntando tutte le sue fiches su Gianni Moscon. Il trentino si muove già durante l’ultimo passaggio sulla salita di Igls, ma a cercare il contropiede è il danese Michael Valgren, che approccia il decisivo muro di Gramartboden con oltre 20” di vantaggio sul gruppo principale. Qui si assiste all’improvviso crollo di Julian Alaphilippe, che mina le certezze di una Francia rimasta in netta superiorità numerica sulla rampa che decide la corsa. Raggiunto Valgren al comando si forma un quartetto con Romain Bardet, Michael Woods, Alejandro Valverde e Gianni Moscon. L’ennesima accelerazione prodotta dal canadese in vista dello scollinamento fa però cedere di schianto l’azzurro, che nella picchiata verso l’arrivo non riuscirà neppure a tenere il passo di Tom Dumoulin, che lo raggiunge e lo lascia sul posto. Il neerlandese è l’unico a rientrare sui battistrada, in prossimità della flamme rouge, ma non ha le forze per piazzare la stoccata da finisseur. Valverde, nettamente il più veloce del plotoncino, afferra allora il coraggio a due mani e si incarica di lanciare lo sprint già ad oltre 250 metri dall’arrivo. Il murciano non ha la brillantezza dei giorni migliori, ma riesce comunque a resistere al tentativo di rimonta di Bardet e non viene impensierito nemmeno da un Woods in preda ai crampi, precedendoli così nell’ordine.

5: Europeo in linea maschile élite

L’apoteosi della nazionale italiana guidata da Davide Cassani. Gli Europei di ciclismo di Glasgow 2018 terminano con la prova in linea maschile élite, con l’Italia che si presenta con uno dei grandi favoriti, Elia Viviani, e tanta voglia di far bene. Dopo numerosi attacchi velleitari a partire dai -80 dall’arrivo, sotto la pioggia scozzese si sgancia un drappello di dieci corridori, di cui fanno parte due azzurri: Davide Cimolai e Matteo Trentin. Tutte le nazionali più forti sono rappresentate da almeno un uomo, e dietro il plotone non tira. La Francia, che ha davanti solo Pierre-Luc Perichon, tentenna e poi insegue con poca decisione: è chiaro che la vittoria è una questione per gli attaccanti. Gli azzurri controllano perfettamente, una caduta seleziona il gruppetto lasciando solo cinque battistrada, tra cui i due italiani. Cimolai scorta il proprio compagno senza permettere ulteriori attacchi per poi lanciare la volata, che Matteo Trentin vince incontrastato sul neerlandese Van Der Poel e il belga Van Aert. Una gioia immensa che finalizza un lavoro di squadra perfetto, da sempre la grande forza della nostra nazionale.

6: Strade Bianche

Giornata da corsa d’altri tempi, ricca di attacchi, sullo sterrato e sotto una pioggia battente. Le Strade Bianche 2018 hanno tenuto gli appassionati incollati al televisore e i tifosi lungo le strade con un susseguirsi di attacchi, fughe e tentativi da lontano fin dalla metà della lunga classica toscana. Non basta la grande generosità di Wout Van Aert per centrare il bersaglio grosso nel ciclismo su strada, ma l’immagine della sua caduta da stremato sull’ultimo muro della città di Siena è già uno spot per il ciclismo. Il campione di ciclocross prima porta via un gruppo di dieci corridori (con grandi nomi come Michal Kwiatkowski e Alejandro Valverde), poi riparte insieme a Romain Bardet. Ai -20 l’azione decisiva di Tiesj Benoot, che insieme a Pieter Serry stacca i compagni di viaggio, stremati dalla pioggia, per poi staccare anche il connazionale e riprendere da solo la coppia di testa. L’azione decisiva sulle rampe più dure dell’ultimo tratto in sterrato è la fotografia più bella della prima vittoria da professionista di questo ragazzo, che arriva sul traguardo da solo davanti a Romain Bardet e a un esausto, eroico Van Aert. Difficile distinguere i volti dei corridori, coperti da una maschera di fango, dopo una giornata da veri eroi.

7: Parigi-Roubaix

La prima volta (di Peter Sagan alla Parigi-Roubaix) non si scorda mai. Dopo averla inseguita per molti anni lo slovacco si rende protagonista di un autentico capolavoro, con un attacco a sorpresa a più di 50 chilometri dal traguardo. Il campione del mondo decide di affondare il colpo in un tratto apparentemente innocuo, cogliendo alla sprovvista l’altro favorito Greg Van Avermaet, che poco prima aveva provato ad allungare a sua volta. Sagan raggiunge rapidamente i fuggitivi e l’unico che riesce a rimanere alla sua ruota è uno stoico Silvan Dillier. Mentre dietro nessuno ha la forza di rientrare, lo svizzero e lo slovacco proseguono di comune accordo. Nonostante i molti tentativi di staccarlo, Dillier non molla la ruota di Sagan, che è così costretto ad attendere la volata nel velodromo di Roubaix. Come prevedibile il tre volte campione del mondo ha vita facile allo sprint e corona così una delle azioni più belle della sua carriera.

8: 8ª Tappa Parigi-Nizza

L’ottava tappa della Parigi-Nizza verrà ricordata come l’impresa di Marc Soler. Il corridore della Movistar prima del via era sesto in classifica generale, a 37 secondi dal leader Simon Yates, ma un attacco a più di 40 chilometri dall’arrivo, sulla Côte de Peille, in compagnia di David De La Cruz, gli permetterà di ribaltare la classifica, vincendo la maglia gialla per soli quattro secondi sul britannico. La frazione verrà vinta proprio da De La Cruz, che regola in volata Fraile e lo stesso Soler, ma anche nel gruppo inseguitore si susseguono i colpi di scena. Yates, rimasto senza compagni, va in difficoltà sugli attacchi di Tim Wellens, Dylan Teuns e i fratelli Izagirre, tutti in lizza per la classifica generale, ma nell’ultima discesa i due baschi finiscono clamorosamente a terra, permettendo a Yates di rientrare. Il tutto favorisce il coraggio di Soler, che riesce a conquistare la leadership per una manciata di secondi.

9: Giro delle Fiandre

Dopo aver già sorvolato la E3 Harelbeke, Niki Terpstra fa il vuoto nella Ronde rispondendo ad un attacco di Vincenzo Nibali, che tuttavia poi non potrà seguire l’azione. Alle spalle del corridore neerlandese sono le maglie della Quick-Step Floors le più numerose nel gruppetto, rendendo difficile organizzare un inseguimento. La galoppata di Terpstra procede così quasi indisturbata, riprendendo e staccando con facilità gli attaccanti della prima ora, tenendo soprattutto a debita distanza gli avversari sempre ben rintuzzati dai suoi compagni. Una morsa terribile quella della formazione belga, che poi piazzerà anche un perfetto Philippe Gilbert sul podio, a conferma di un dominio quasi ininterrotto sul pavé.

10: Liegi – Bastogne – Liegi

Dopo il successo alla Freccia Vallone, spodestando sua maestà Alejandro Valverde, gli occhi di tutti sono puntati su Julian Alaphilippe, ma la Quick-Step Floors non ci sta a subire la corsa e crea un diversivo lanciando dalla distanza Bob Jungels. Il lussemburghese parte da solo sulla Roche-aux-Faucons, facendo tesoro di quei pochi metri guadagnati allo scollinamento, per sfruttare al meglio la superiorità numerica e la marcatura dei rivali nei confronti del compagno. Dando fondo a tutte le sue qualità di passista, il 25enne compie così una meravigliosa cavalcata solitaria sino all’arrivo, resistendo alle troppo isolate sfuriate degli inseguitori, ben controllati da Alaphilippe, che chiude poi quarto con una lunga e irresistibile volata.

 

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Un commento

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