© UAE Team Emirates / BettiniPhoto

UAE, Fabio Aru con orgoglio: “Convinto di poter tornare ai miei livelli, altrimenti non escludo passo indietro definitivo”

Fabio Aru in cerca di riscatto dopo due stagioni difficili. E se non dovesse riuscirci, potrebbe anche decidere per un clamoroso ritiro. È questo lo scenario che il corridore sardo delinea per la Gazzetta dello Sport dopo due anni disastrosi con la maglia della UAE Team Emirates, con la quale cercava invece la consacrazione. Il Cavaliere dei Quattro Mori è determinato a rilanciare la propria carriera, tornando ai livelli che gli hanno permesso di salire sul podio del Giro d’Italia, di conquistare una Vuelta a España e indossare la maglia gialla di un Tour de France poi concluso in quinta posizione (sei tappe e tre podi finali complessivi il suo bottino nei grandi giri).

Risultati non da tutti che, a 30 anni da compiere il prossimo 3 luglio, sono ancora anagraficamente alla sua portata. Operato la scorsa primavera per una angioplastica della arteria iliaca, in estate ha tentato un rientro riuscito solo a metà che ha dunque lasciato molti interrogativi, forse più gestionali che fisici. Ora, con l’arrivo del nuovo anno, l’obiettivo è lasciarsi i brutti momenti alle spalle. Altrimenti, alle spalle potrebbe mettersi molto di più…

Sono convinto di aver perso due anni non per colpa mia, ma sono altrettanto convinto di poter tornare ai miei livelli, di lottare per traguardi importanti, di far la differenza in salita e zittire così i critici – spiega al quotidiano rosa – Poi, siccome a me non piace vivacchiare, se davvero mi dovessi rendere conto di non andare più, di far fatica a tenere il passo dei migliori senza dei motivi validi, di non essere in pratica me stesso, allora sarò il primo a prenderne atto, e non escludo un passo indietro definitivo“.

Non una boutade quella dell’orgoglioso corridore sardo, ma che comunque ritiene “una ipotesi fantasiosa” dicendosi convinto di “avere le gambe per stare con i primi”. Per questo non lo preoccupa neanche l’avvento delle nuove generazioni. Per lui, che in passato ha affrontato Alberto Contador e Chris Froome nei loro momenti migliori, massimo rispetto per i giovani rampanti, ma la ferma determinazione e convinzione di potersela giocare anche con loro.

Ovviamente, il terreno scelto è quello su cui ha mostrato di poter dare il suo meglio, la montagna, anche se ancora non c’è un calendario fissato con precisione. “Ancora non so bene il programma del prossimo anno: ho tanti obiettivi, tutti stimolanti – aggiunge – A parte i grandi giri, c’è l’Olimpiade con un percorso adatto alle mie caratteristiche. A Rio credo di aver fatto bene (arrivò 6°, ndr). Farò di tutto per meritarmi la convocazione”.

Intanto, tuttavia, bisogna ancora risolvere i problemi che lo hanno rallentato in una Vuelta a España in cui sembrava poter mostrare di nuovo il suo talento dopo il discreto Tour de France: “Con il senno di poi, forse è stato chiesto troppo al mio motore. Però dopo è facile parlare. E comunque in Spagna un virus mi ha debilitato in modo profondo. Ne sto pagando tuttora le conseguenze. Ancora oggi posso fare solo uscite brevi, massimo due ore. Non è stata una cosa lieve, ma ne sto uscendo. Da gennaio riprendo a pieno regime“.

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