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Israel Start-Up Nation, Dan Martin: “Ho dimostrato, soprattutto a me stesso, di poter competere per un GT”

Daniel Martin si è riscoperto uomo da GT a 34 anni. L’irlandese ha infatti concluso in quarta posizione la Vuelta a España 2020 (vincendo anche una tappa) riscattando così un paio di stagioni difficili. Il corridore della Israel Start-Up Nation, in un’intervista con Cyclingnews ha considerato fondamentale il passaggio nel nuovo team, che si è rivelato anche meglio di quanto lui avesse prospettato alla firma. La squadra israeliana, infatti, non aveva ancora preso la licenza World Tour e quindi il classe ‘86 si aspettava un calendario più snello con la prospettiva di disputare poi il Giro d’Italia.

Il vincitore della Liegi 2013, invece, è riuscito a disputare due GT, considerando fondamentale anche il Tour de France, dove sono arrivati pochi risultati, ma il team non gli ha messo pressione permettendogli di recuperare la condizione, che poi ha ritrovato alla Vuelta: “Sono stato aggressivo e questo forse mi è costato dei risultati, ma alla Vuelta puoi permetterti di essere aggressivo – ha spiegato – perché tutti rischiano tutto per provare a vincere. Il motivo per cui ho firmato con questo team è che loro mi hanno portato qui perché vedevano del potenziale non sfruttato. Credevano che non avessi raggiunto il mio massimo e di potermi aiutare a spingermi oltre. […] Volevo ripagarli per aver creduto in me e dimostrare che avevano ragione è stato gratificante”.

Il risultato è stato però importante anche per migliorare la propria autostima: “Ho dimostrato, soprattutto a me stesso, che posso lottare per un GT. Prima non lo sapevo. C’era stato il Tour 2017, dove togliendo il tempo perso nella caduta con Richie Porte sarei stato molto vicino al podio. Ovviamente se avessi fatto terzo o quarto staremmo parlando in maniera diversa degli ultimi due anni. Ma la Vuelta è stata piacevole perché è stata la prima volta che ho completato un GT senza rimpianti o sfortuna. Credo che ognuno sia artefice della propria fortuna e quindi non voglio incolpare la cattiva sorte ma, guardando indietro, alla Vuelta ero il quarto miglior corridore e ho fatto quarto. Questo è gratificante”.

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