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#SpazioTalk, Diego Ulissi: “Giro o Ardenne? Ne stiamo parlando, voglio ancora vincere. Aru motivatissimo, Pogačar farà un grande Tour”

Diego Ulissi ha due valide ragioni per sognare il ritorno alle corse. Se la quarantena forzata in occasione dell’UAE Tour del marzo scorso gli ha impedito di essere presente accanto alla moglie Arianna in occasione della nascita della figlia Anna, proprio l’arrivo della secondogenita e il rinnovo biennale con l’UAE Team Emirates hanno rappresentato le note liete dei mesi senza corse. Ospite dell’undicesima puntata di SpazioTalk, il 30enne livornese si è soffermato sui suoi obiettivi a medio-lungo termine. Mentre sul calendario stagionale resta ancora la nube dell’incertezza tra partecipazione al Giro d’Italia (dove in carriera si è imposto in sei occasioni diverse tra il 2011 e il 2016) o alle Classiche delle Ardenne, da dipanare in fretta, per il futuro il due volte iridato tra gli Juniores ha le idee decisamente chiare. Continuare ad essere spesso presente nelle posizioni di vertice degli ordini d’arrivo e guadagnarsi una maglia azzurra per i Giochi Olimpici di Tokyo disegnano un orizzonte raggiungibile.

Ultimo periodo complicato per tutti, ma particolarmente felice per te: la nascita di Anna e il rinnovo con la UAE
Questo periodo difficilissimo e complicato per tutti è stato, per me, bellissimo soprattutto per la nascita di Anna. Purtroppo non ero presente al parto e questa cosa mi è veramente dispiaciuta, ma non potevo fare altrimenti. Essere accanto a mia moglie era importantissimo, ma non è stato così. Me la sono goduta questi mesi. Poi è arrivato anche il rinnovo con quella che è ormai la mia seconda famiglia. Sono ormai molti anni che lavoro con questo team e questo gruppo di persone. Sono molto felice, siamo concentrati per fare grandi cose quando si ripartirà.

Rinnovo che rappresenta, anche per il periodo in cui è arrivato, un grande attestato di stima
La squadra mi conosce molto bene, sa la persona e il corridore che sono. Devo veramente ringraziarli, sto passando anni bellissimi in questa società. Sono convinto che saremo ai vertici delle classifiche mondiali anche in futuro.

In casa, invece, sei sempre più in inferiorità numerica…
Se prima comandavo poco, ora per niente. Onestamente il maschietto mi sarebbe piaciuto, però va benissimo così. Conta soltanto che il parto sia andato bene, in qualche modo mi farò valere anche se loro sono in superiorità numerica. Il figlio maschio? Sì, ma c’è il rischio che venga fuori anche un’altra femmina e a quel punto mi butterebbero fuori di casa.

Oltre al fastidio personale per non essere potuto stare vicino a tua moglie, che esperienza è stata la quarantena negli Emirati Arabi Uniti?
Particolare perché ci è piombato tutto addosso in un istante. Vedevamo quello che stava succedendo in Italia, perché sono stati proprio quelli i giorni clou in cui è scoppiato tutto il delirio. Sono stati giorni difficilissimi, però devo dire che ci siamo fatti forza l’uno con l’altro. Abbiamo creato un grandissimo gruppo ed è stata quella la forza che ci ha fatto passare i giorni. Avevamo tanta paura e non sono stati giorni facili. Penso che non me li dimenticherò per tutta la vita.

C’è il timore che alla ripresa si possa ripresentare una situazione del genere? Le porte chiuse sono una misura sufficiente?
La cosa che bisogna sperare è che il virus pian piano vada scomparendo. Guardando anche gli ultimi dati sembra che le cose stiano migliorando, ci sono ancora due mesi prima della ripresa delle gare e si spera che a quel punto le cose vadano bene. Bisogna stare attenti e prendere tutte le precauzioni del caso, sia da parte degli organizzatori che delle squadre. Non sono io a poter dire se ci sarà un ciclismo a porte aperte o chiuse, spero ci possano essere i tifosi perché sono l’anima di questo sport.

Nel frattempo in Svizzera avete avuto modo di allenarvi con meno restrizioni anche durante il lockdown e da qualche settimana avete formato anche un gruppo di alto livello con Aru, Bettiol e Nibali. Quello col palmares meno ricco ha vinto un Fiandre…
Abbiamo avuto la fortuna che ci hanno sempre permesso di allenarci e fare sport all’aria aperta. Nei primi tempi no perché uscivamo da soli, o al massimo in due. Ultimamente ci alleniamo spesso in gruppo ed è sempre piacevole. Passiamo delle belle giornate insieme, andiamo anche a vedere posti e salite che non abbiamo mai fatto.

In Italia è rimasto immutato il problema del rispetto verso i ciclisti. In Svizzera, invece, com’è la convivenza tra auto e bici?
Qui ci sono più piste ciclabili, sotto questo aspetto è un po’ meglio rispetto all’Italia. Il problema, però, c’è anche qui e penso ci sia da tutte le parti del mondo. Sarà veramente difficile da limitare, penso che bisogna lottare per questo soprattutto per le prossime generazioni. Mi sembra che più si avanti e peggio è.

Sei d’accordo con Oliver Naesen che ha parlato di un “gruppo a due velocità” alla ripresa delle corse, con belgi e olandesi agevolati?
Che gli devo dire? Si starà a vedere (ride, ndr), lo dice lui…Credo che ognuno si presenterà alle gare avendo fatto il meglio di quello che avrà potuto. Sarebbe stato meglio se tutti fossero riusciti ad allenarsi su strada, quello è vero. Penso che alla fine, però, bene o male tutti quanti riescono ad allenarsi e mancano due mesi all’inizio delle gare. Il tempo per recuperare c’è.

Delle linee guida dell’UCI su allenamenti e ritiri avete già discusso con la squadra?
Ancora non abbiamo parlato di queste cose, ci sarà tempo per farlo. Hanno diramato da poco il calendario, ci sono molte cose da vedere. Proprio in questi giorni ci stiamo sentendo e poi ne parleremo.

Si ragionerà su blocchi di corridori in base alla partecipazioni ai Grandi Giri: è un ipotesi di lavoro che ci può stare?
Sì, potrebbe essere un’idea. Onestamente non so ancora cosa pensare, perché è una cosa nuova per tutti. Sarà una novità, andiamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda per avere la sicurezza necessaria per tutti. Quella è la cosa fondamentale.

La nuova bozza di calendario è stata fatta raggiungendo un compresso accettabile o si poteva fare meglio?
Disegnare un calendario in così poco tempo era una cosa difficilissima. Penso che sia stato fatto un miracolo potendo fare tre Grandi Giri e le Classiche Monumento in tre mesi. Qualcosa doveva per forza sovrapporsi, io non mi sento di criticare nessuno. La cosa più importante è che l’intero sistema riparte. Quest’anno è così, tutti dovranno fare delle scelte e rinunciare a qualcosa. Sarà un anno particolare, lo devono capire e accettare tutti.

Il tuo calendario: la partecipazione al Giro d’Italia è confermata?
Ne stiamo parlando in questi giorni. Il Giro d’Italia va a sovrapporsi alle Classiche delle Ardenne che a me piace correre. Se farò il Giro dovrò fare questa rinuncia, quindi ne stiamo parlando con la squadra e valutando. Da corridore italiano partecipare al Giro è sempre qualcosa di particolare, vediamo un po’ che decideranno.

Qualora non dovessi partecipare al Giro d’Italia, salteresti tutti e tre i GT?
Penso di sì. Se non dovessi fare il Giro d’Italia, non farò nessun Grande Giro. Magari farò più corse di una settimana e di un giorno, anche perché la Vuelta si disputa veramente tardi. Iniziando la mia stagione presto, non avrei tanto tempo per recuperare nel mese di novembre. Valutiamo anche questo.

Il Mondiale resta invece un obiettivo: passerai come sempre dal Canada (Montréal e Quebec) per prepararlo?
Sì sì. La maglia azzurra è sempre un obiettivo, è naturale che bisogna fare le gare che alla fine sono perfette per le mie caratteristiche in modo che possa esprimermi al meglio. Penso di esserci in Canada e di provare a fare risultato per meritarmi la convocazione.

Restiamo in tema Nazionale: mi dai un giudizio sul percorso delle Olimpiadi?
E’ veramente duro, inoltre si correrà in un periodo in cui c’è caldo umido. Verrà veramente selettivo, soprattutto la salita a 30-35 chilometri dall’arrivo ha pendenze veramente importanti. Come ha detto Masnada, penso che possa arrivare a giocarsi le medaglie un gruppetto ristretto o un corridore che fa la differenza e arriva da solo. Chiunque sogna di partecipare alle Olimpiadi, cercherò di essere presente e protagonista per meritarmi la convocazione.

Da sempre i detrattori ti imputano di aver vinto meno di quanto ci si aspettasse o su chilometraggi ridotti. A 30 anni, con 34 vittorie all’attivo, hai ancora un sogno nel cassetto?
Le critiche le lascio sempre a chi vuole farle. Delle corse che ho vinto credo che almeno la metà superino i 200 chilometri, comprese la tappa più lunga del Giro d’Italia in almeno 2-3 edizioni. Ho vinto sei tappe al Giro, altre corse World Tour come Montréal e classiche italiane come Giro dell’Emilia e Milano-Torino. È naturale che mi manchi una grande classica e sogno un giorno di vincerla. Sono però ben felice di quello che ho fatto, cerco sempre di migliorarmi e puntare sempre più in alto per darmi nuovi obiettivi.

Da quando hai deciso di iniziare la stagione col Tour Down Under sei sempre andato forte già a gennaio, ma quest’anno (2° in classifica generale) forse ancora di più. Quanto rammarico c’è per questo stop forzato?
Sono uno che vive, tra virgolette, alla giornata. Stavo bene, ho iniziato bene la stagione ed ero curioso, come tutti, di proseguirla normalmente e vedere come sarei arrivato agli appuntamenti più importanti. Quello che adesso è importante è mantenere la concentrazione e un ottimo stato di salute, per potersi presentare al meglio alle gare.

Come hai ritrovato Aru? Può tornare sui livelli precedenti all’intervento?
Fabio si sta allenando molto bene, lo vedo veramente motivato. Questa è la cosa più importante. Spesso ci alleniamo insieme, vedo una persona volenterosa a cercare di ripartire e a fare grandi cose. Tutti sperano che ritorni ai suoi livelli.

Con Pogaçar hai già corso più di una volta. C’è chi, come Cancellara, lo indica già come possibile vincitore di un GT: per te è pronto per il Tour de France nonostante sia alla sua prima partecipazione?
Sì, è fortissimo come lo vedete voi. Ha fatto grandi cose al primo anno, secondo me ha margini di miglioramento. Deve rimanere con la testa sulle spalle, perché vincere così giovane a volte può essere destabilizzante. Lo vedo un ragazzo veramente in gamba e umile. Penso che possa fare grandissime cose. Fare un Tour de France subito, in giovane età, non è facile, ma non credo abbia grandi problemi perché gli piacciono le sfide e va già fortissimo. Penso che farà già grandi cose al Tour.

Quale può essere, invece, il tuo obiettivo per il 2020?
Andare forte e vincere, non c’è una gara che sogno in particolare. Dopo il periodo passato, l’importante è ripartire. Però è anche importante andar forte.

Anche perché hai una dedica in più da fare, visto che quando nacque Lia andasti subito a segno…
Esatto, mi tocca fare par condicio altrimenti crescendo si offendono. Spero di essere subito competitivo, anche perché tre mesi passano velocemente. È bene presentarsi subito in forma. Poi la maglia della Nazionale viene di conseguenza: se uno va forte è giusto che sia ai Mondiali, se stenta è giusto che stia a casa a tifare.

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