© Stiehl Photography / AM

Pagelle E3 Harelbeke 2017: show del Belgio, ma buoni segnali anche dagli azzurri

Greg Van Avermaet (BMC), 10: Dopo la delusione alla Milano – Sanremo, il campione olimpico si riscatta nelle sue corse. Vincitore già alla Omloop Het Nieuwsblad, sostanzialmente allo stesso modo, il leader della BMC corre alla perfezione, facendosi sempre trovare al posto giusto al momento giusto. Unico a resistere ad ogni sfuriata del suo scatenato ex capitano, non lo perde mai di vista, battendolo poi intelligentemente in volata

Philippe Gilbert (Quick-Step Floors), 9: Scatenato, il belga è il grande protagonista di oggi. Forse anche troppo generoso, è lui a fare la differenza nei punti cruciali della corsa, attaccando sempre con grande foga. Non riesce a staccare Van Avermaet, soffrendo forse anche qualche conflitto psicologico con l’ex gregario, che alla fine lo supera allo sprint.

Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), 8: Era il terzo incomodo, ma non è riuscito a godere. Fisso a ruota di GVA, che teneva la ruota di Gilbert, nei momenti cruciali, era vistosamente il più stanco. Fa quello che può nella volata finale, cercando di anticipare con coraggio, per non correre da battuto. Ma il terzo posto è già un ottimo risultato per lui.

Luke Durbridge (Orica-Scott), 7,5: L’australiano conferma di essere ben più di un cronoman. Non ancora al livello dei migliori, mostra comunque una crescita notevole rispetto alle prime esperienze e può essere veramente uno dei grandi protagonisti nei prossimi anni. Intanto, rimane un bell’outsider da non sottovalutare. Oggi gli son mancati giusto pochi metri per poter restare con il terzetto di testa.

Lukas Postlberger (Bora-hansgrohe), 7,5: Ok, non ha praticamente tirato un metro. Ok, ha corso passivamente. Ok, è arrivato solo quinto, mica ha vinto. Ma a forza di dire che Sagan non ha squadra si finisce anche un po’ per pensare che siano tutti scarsoni. Invece, ad ogni corsa, i tedeschi trovano qualcuno che sappia smentire le critiche.

Michael Valgren (Astana), 7: Nelle fasi calde della corsa soffre il ritmo dei migliori, ma è tra i pochi a restare nel gruppetto degli inseguitori quando il forcing è comunque notevole. Il piazzamento finale arriva perché è tra i pochi comunque interessati a piazzarsi e basta, ma è comunque una bella conferma del suo talento eclettico.

Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), 7: Tra coloro che inseguono è fra i pochi a provarci, anche con insistenza, quando invece potrebbe anche accontentarsi di seguire. Alla fine il settimo posto finale, vincendo la volata dei battuti, in una delle sue prime gradi apparizioni sul grande pavé, è di ottimo auspicio per il futuro.

Tom Boonen (Quick-Step Floors), 7: Sua Maestà, il plurivincitore storico di questa corsa, è colui che accende la corsa, proprio sulla sua salita, quella che in passato lo ha visto più volte attaccare e vincere. Difficile capire cosa avrebbe potuto fare se la squadra fosse stata, come un tempo, interamente al suo servizio, ma anche oggi offre una buona prova. In supporto ai compagni, con un discreto piazzamento finale, ma soprattutto dimostrando di avere ancora le gambe per colpire.

Tony Martin (Katusha – Alpecin), 7: Il suo capitano deputato delude, ma il tedesco è tra i più attivi per cercare di riportare sotto il gruppo. Se avesse potuto completamente correre per sé stesso avrebbe probabilmente potuto ottenere qualcosa di più. Difficile capire fino a che punto, ma son segnali importanti per uno che ha cambiato squadra per avere più spazi.

Matteo Trentin e Daniel Oss, 7: Ad ogni scatto degli inseguitori, c’era uno dei due a fare da stopper. Inesauribili, i due corridori trentini si confermano tra le nostre carte migliori al nord. Osannati dai propri capitani, sarebbe bello vederli finalmente giocarsi le proprie carte in prima persona.

Sacha Modolo (UAE Team Emirates), 6,5: Non ha le gambe per seguire i migliori quando cambiano ritmo, d’accordo. Ha tuttavia il merito di averci comunque provato, di non aver corso passivamente per poi doversi accontentare di un piazzamento. Ci ha provato: è andata male, ma ci ha provato.

John Degenkolb (Trek-Segafredo), 6: Un passo indietro rispetto alla Sanremo? O forse nella Classicissima si è un po’ illuso? Difficile avere una risposta definitiva adesso, ma è chiaro che, anche oggi, nel momento decisivo non ne ha abbastanza. Grazie anche al lavoro di un ottimo Fabio Felline (voto 7), tra i battuti è comunque uno dei pochi ad avere il coraggio di reagire, sfidando la morsa Quick-Step.

Tiesj Benoot (Lotto Soudal), 6: Una caduta e una foratura lo costringono a faticare prima e più degli altri. Si ritrova praticamente sempre ad inseguire, concludendo con i battuti, senza poter fare molto di più.

Sep Vanmarcke (Cannondale-Drapac), 5,5: Malato, ci prova comunque, con la grinta che lo contraddistingue. Illude per qualche chilometro prima di doversi arrendere all’evidenza, ma in realtà se si guardano solo le gambe non sembra andare così male. Consapevole dei suoi limiti odierni, lascia molto più liberi i compagni, a partire da Dylan Van Baarle e Alberto Bettiol (Voto 7 per entrambi), che salvano la baracca con dei discreti piazzamenti.

Luke Rowe (Sky), 5,5: Ci si aspettava di più dal britannico, che tuttavia praticamente non si è mai visto.

Alexey Lutsenko (Astana), 5,5: Dopo la bella prestazione di mercoledì, oggi gli si chiedeva di confermare. Non è successo, ma non bisogna neanche chiedere troppo.

Alexander Kristoff (Katusha-Alpecin), 5: Il grande sconfitto del giorno, colui che probabilmente ha meno scuse per il modo in cui è ha perso la corsa. Lontano dal vivo dell’azione, il norvegese aveva dato ottimi segnali alla Sanremo, ma oggi subisce la corsa sino a doversi arrendere.

Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), 4: Chissà cosa resta ormai dell’enfant prodige che nei suoi primi anni spaventava tutti su praticamente tutti i terreni… Il tempo passa e la sua carriera continua a non decollare, rimanendo ben lontana da quella che tutti si aspettavano.

Peter Sagan (Bora-hansgrohe), sv: La caduta e i conseguenti problemi lo salvano da una insufficienza? Impossibile saperlo, aveva ancora a disposizione due muri per provare a ribaltare la situazione, anche se effettivamente il distacco accumulato era già importante. Forse sarebbe potuto essere il suo ennesimo capolavoro? Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. È andata così.

Tony Gallopin (Lotto Soudal), sv: Fortunatamente la botta al polso è meno grave del previsto, permettendogli probabilmente di poter comunque continuare la sua campagna delle classiche.

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