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Direct Energie, Voeckler: “Il ritiro è un po’ una piccola morte”

Thomas Voeckler pronto all’ultima corsa della sua carriera. L’uomo simbolo della Direct Energie, probabilmente il corridore francese più importante della sua generazione, ha da tempo scelto il Tour de France 2017 come ultimo appuntameto della sua vita da ciclista. Classe 1979, è proprio nella Grande Boucle che ha ottenuto la grande notorietà, sin dal 2004, quando grazie ad una fuga bidone restò in maglia gialla per dieci giorni, fino al 2012 quando conquistò due tape, senza dimenticare soprattutto il 2011, quando andò vicino alla vittoria finale dopo essere rimasto in giallo per dieci giorni. Alla fine chiuse quarto, entusiasmando la folla locale con uno stile di corsa soprendentemente aggressivo, seppur troppo dispendioso.

Inevitabile dunque abbia scelto proprio la Grande Boucle per chiudere il cerchio (fermer la boucle, in francese). Da qualche stagione non è più il corridore spavaldo e coraggioso, votato alle azioni da lontano, che tutti hanno conosciuto, assieme alle sue numerose espressioni facciali, ma è comunque uno dei più amati dal pubblico, soprattutto transalpino. Al via di Dusseldorf si presenta dunque senza grandi ambizioni personali dal punto di vista del risultato, pronto ad aiutare la squadra, ma soprattutto con la voglia di godersi il viaggio. “Sono al Tour per aiutare la squadra – spiega – Non ho pressioni per fare risultato, ma voglio divertirmi e arrivare a Parigi soddisfatto come lo scorso anno, quando sono arrivato con la sensazione di essere stato utile, riuscendo a fare qualcosa. Ho già ottenuto risultati al Tour, se dovesse esserci occasione ci proverò, ad andare in fuga e fare risultato, ma non parto con questa idea”.

Dopo 16 anni da professionista, è lucido riguardo le sue possibilità e la sua carriera, che sa bene essere arrivata alla fine, nel modo che lui ha scelto di farla concludere. Forse anche con una stagione di troppo, secondo alcuni, ma non è questa la sensazione con cui arriva invece Voeckler. “È una decisione che ho ponderato a lungo, maturata con il tempo e di cui sono convinto – annuncia sereno – Quest’anno in ogni corsa c’è sempre stata un po’ di nostalgia perché so che sarà l’ultima volta. Con il tempo ho imparato a gestire la pressione, la folla, ecc, al Tour, ma voglio stare anche quest’anno concentrato sul lato sportivo”.

Per quanto si possa aver ragionato a lungo, dopo aver passato quasi metà della sua vita in questo modo, sostanzialmente tutta quella da adulto, un po’ di incognite sul futuro ci sono ovviamente. “Temo forse il giorno in cui sarà davvero finita, ovvero a Parigi – ammette – Non so cosa significa non essere un ciclista professionista. In un primo moento, ammetto di avere qualche timore, sono abbastanza lucido da farlo. Si dice che il ritiro è un po’ una piccola morte. Forse è un’espressione forte, ma è una pagina che cambia e spero di saperlo fare”.

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