Cofidis, Nathan Haas lascia il ciclismo su strada per dedicarsi al gravel: “La mia carriera non è finita, è solo cambiata”

Rimasto senza contratto dopo il mancato rinnovo da parte della Cofidis, Nathan Haas non correrà più su strada nella prossima stagione. Il 32enne australiano, che in passato ha vestito anche le maglie di Garmin Sharp, Dimension Data e Katusha-Alpecin, non abbandonerà però il ciclismo, bensì passerà ad un’altra disciplina, quel gravel che sta attirando sempre più l’interesse di corridori, organizzatori e federazioni, come dimostrato dalla creazione della prima gara sulla ghiaia aperta ai professionisti, la Serenissima Gravel organizzata da Filippo Pozzato, e dalla nascita nel 2022 dell’UCI Gravel World Series e della prima rassegna iridata dedicata.

Haas, che già negli ultimi mesi mesi si è dedicato a questo tipo di gare e che proprio alla Serenissima Gravel è giunto terzo alle spalle del vincitore Alexey Lutsenko ha parlato di questo suo cambio di carriera a Cyclingnews: “Sono molto orgoglioso di tutto quello che ho ottenuto nella mia carriera. Ho amato il mio periodo alla scuola del ciclismo su strada, ma è ora di voltare pagina. Se qualcuno avesse seguito la mia storia negli ultimi anni, penso che il fatto che io stia passando alle gare sulla ghiaia sarebbe uno dei segreti peggio custoditi al mondo. Le adoro”.

Una scelta che arriva al termine di due stagioni difficili, nelle quali il 32enne australiano ha faticato a ottenere risultati: “Amo ancora il ciclismo su strada, lo guardo ogni volta che posso. Tuttavia, dopo due anni molto duri, il vero amore forse è scivolato via come gli effetti del Covid: sia i cambiamenti nell’intensità delle corse post-lockdown, sia l’aver avuto effettivamente il Covid, mi ha fatto capire che è ora di cambiare“.

“Ma come in tutte le vere storie d’amore, l’amore non è mai del tutto finito – ha proseguito Haas – In effetti, il mio amore non era affatto perduto, si è scoperto che era appena cambiato. Mi allenavo da anni sulla mia bici da ciclocross (ora gravel), per evitare il traffico e per stare nella natura, e più facevo più ne avevo bisogno. Mi sono buttato in qualche gara gravel e ho notato una cosa. Era la prima volta che ero nervoso da molto tempo. E cosa vuol dire? Beh, che la mia carriera non è finita, è solo cambiata“.


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