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Cofidis, Guillaume Martin contro l’uso dei chetoni: “Sono favorevole a vietarli”

Anche Guillaume Martin si inserisce nel dibattito riguardante doping e chetoni. Così come hanno fatto i suoi colleghi e connazionali Romain Bardet e Arnaud Demare negli scorsi giorni, lo scalatore della Cofidis ha spiegato il suo punto di vista sulla questione in un’intervista a Cyclism’Actu, dicendosi favorevole a vietare i chetoni, il cui utilizzo in gruppo non è uniforme da parte di tutte le squadre, generando così alcuni dubbi e perplessità tra i corridori. Il 28enne transalpino, comunque, non crede che esista un ciclismo a due velocità, ma è consapevole dell’esistenza di alcune zone grigie sulle quali in molti chiedono maggiore chiarezza.

Chetoni? Ovviamente sono favorevole a vietarli – ha dichiarato Martin – Non penso, e spero, che non ci sia un forte doping nel ciclismo in questo momento, ma la grande domanda riguarda più queste zone grigie, perché i chetoni non sono qualcosa che oggi è vietato“.

“Personalmente, io non li prendo e il mio team fa parte dell’MPCC che ne vieta l’uso – ha proseguito il portacolori della Cofidis – Inoltre, anche prima che l’MPCC prendesse posizione, ho deciso di non prenderli. Quindi sono ovviamente favorevole a vietarli per motivi di equità. Poi tocca all’UCI prendere una posizione. Non ho tutte le prove o tutti i dati scientifici sull’efficacia o sul pericolo reale dei chetoni”.

Un dibattito, quello sul doping e sui chetoni, che ultimamente è venuto spesso a galla nelle interviste con i corridori, come appunto accaduto con Bardet e Demare: “Queste domande sul doping o sul ciclismo a due velocità emergono spesso nelle conversazioni. Per quanto mi riguarda, mi rifiuto di pensarci. Non ci posso fare niente, e poi non ho niente che mi permetta di dire qualcosa. Personalmente, voglio solo concentrarmi sul mio lavoro e su quello che sto facendo“.

Nonostante molti corridori facciano uso di chetoni, dunque, Martin non intende sollevare dubbi sui suoi colleghi: “C’è una cosa importante nella vita, ed è la presunzione di innocenza. Presumo che fino a quando non verrà dimostrato qualcosa su qualcuno, non lo giudicherò o lo attaccherò. Quindi mi concentro su me stesso, non giudico e cerco di fare del mio meglio”.


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