© A.S.O./Charly Lopez

Cofidis, da quasi quattro anni Guillaume Martin non abbandona una gara: “Finché non mi viene davvero impedito di proseguire, non c’è motivo per me di arrendermi”

Se esistesse un premio di corridore più resiliente del gruppo, Guillaume Martin sarebbe sicuramente uno dei principali candidati alla vittoria. Il corridore della Cofidis, infatti, è il detentore di un curioso record: non abbandona una corsa dal febbraio del 2018, quando si ritirò dal Trofeo Laigueglia di quell’anno. Da allora, il 28enne transalpino ha completato tutte le corse alle quali ha preso parte, mettendo insieme nelle ultime quattro stagioni 308 giorni di gara senza un ritiro nonostante non siano mancate le cadute, gli incidenti e anche alcune fratture, che non l’hanno però mai fatto desistere dal portare a termine una gara.

Penso che sia perché amo profondamente la competizione – ha dichiarato Martin a Ouest-France – È quasi una dipendenza per me. Ed è per questo che non mi arrendo mai. Finché non mi viene davvero impedito di proseguire, non c’è motivo per me di arrendermi. L’ultima volta è stata perché ero malato, stavo come un cane, non potevo proprio proseguire. Non ho terminato una gara solo tre volte nella mia carriera. Ogni volta c’era una spiegazione, una malattia o circostanze che mi hanno davvero costretto a farlo”.

Il corridore francese ha ammesso che negli ultimi anni ci sono state delle gare dove ha pensato di ritirarsi: “Un esempio recente è la Vuelta, dove sono caduto pesantemente all’inizio dell’ultima settimana. Ho avuto forti dolori a una costola e ancora di più nell’area dell’osso sacro, quindi ogni giorno era un po’ più difficile. Ma sono stato preso dalla gara, avevo una top-10 da difendere e ho tenuto duro per riuscire a finire“.

“C’è stato anche il Tour de France 2018 – ha proseguito il 28enne – Ho fatto le ultime due tappe del Tour con una costola fratturata dopo essere caduto sul pavé durante la tappa di Roubaix. Succedono cose strane, perché durante i quindici giorni di gara ero così preso dall’adrenalina che provavo dolore ma era sopportabile. Tuttavia, la settimana successiva, quando mi sono trovato a casa, è stato molto doloroso, come se il corpo si fosse rilassato. Presumo che il dolore sia parte integrante dello sport e che tu debba imparare a conviverci“.

Anche le condizioni meteo avverse non sono una scusa per ritirarsi per Martin: “Ho passato delle ore molto spiacevoli in bici a causa del meteo, ma non mi ha mai costretto a mollare. Ho questa adrenalina da corsa, questa voglia di raggiungere il miglior risultato possibile. Non ho intenzione di psicanalizzarmi, ma fin da piccolo ho sempre avuto l’istinto di competere in tutti i campi. Non mi è mai piaciuto perdere, né negli sport né nei giochi da tavolo”.

Nonostante alcune cadute, il corridore della Cofidis riesce spesso ad evitare gli incidenti peggiori: “Essendo sempre concentrato sulla gara, sull’idea di ottenere il miglior risultato possibile, sono più coinvolto e questo mi evita, paradossalmente, quelle cadute dove mi farei davvero del male. Questo coinvolgimento permanente mi permette di evitare di cadere. Poi, mio padre era un insegnante di aikido, l’ho praticato molto quando ero giovane, quindi ho sicuramente sviluppato alcuni riflessi per imparare a cadere. Nelle mie cadute raramente mi sono rotto qualcosa, qualche costola, ma finora nulla che mi abbia impedito di continuare una gara“.

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