© Deceuninck - Quick-Step - © Tim De Waele / Getty Images

Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2020, cambia il percorso: “Ancora per velocisti, ma solo per quelli resistenti”

Sostanziale cambio di percorso per la Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2020. Una delle classiche della primavera belga, che il prossimo anno toccherà il traguardo della 72ª edizione, affronterà nuove strade e battezzerà muri che non aveva ancora conosciuto. Inoltre, le difficoltà altimetriche sono state anche spostate più vicino all’arrivo, cosa che renderà l’esito della gara, vinta nel 2019 da Bob Jungels, più incerto fino ai metri finali. Quello di Kuurne è un traguardo caro agli uomini veloci: negli ultimi anni ci hanno infatti vinto Peter Sagan, Jasper Stuyven, Tom Boonen e anche Mark Cavendish, due volte. Quest’anno, però, è lecito aspettarsi anche qualche colpo a sorpresa, come quello di Jungels della scorsa primavera.

Undici i muri previsti dal percorso studiato dagli organizzatori. Sono due in meno rispetto al 2019, ma con 200 metri in più di “strappi”. Non c’è più il Geraardsbergen, sostituito dalla Onderbossenaarsstraat (un lato del Taaienberg) e dal Mont Saint Laurent, asperità della parte vallone del tragitto.  I corridori dovranno affrontare anche Kanarieberg, Kruisberg e Hotond, prima di affrontare l’Oude Kwaremont, che nell’edizione 2020 sarà a 60 chilometri dall’arrivo. Questo, nel proposito degli organizzatori, dovrebbe rendere più difficile tenere cucita la corsa per le squadre dei velocisti.

Cambia anche il finale, con un solo giro del circuito di Kuurne (negli anni passati) erano due e con l’inserimento del ripido Kluisberg, altre particolarità che potrebbero favorire gli attaccanti. Chi si trovasse ancora in fuga nei chilometri conclusivi potrebbe avere buone possibilità di arrivare fino in fondo, anche se l’intento degli organizzatori è quello di attirare ancora i velocisti più forti del lotto. La gara è prevista per l’1 marzo 2020, il giorno dopo rispetto alla Omloop Het Nieuwsblad, competizione dal percorso ben più esigente. Al via sono attese 18 squadre World Tour, con la Jumbo Visma di Dylan Groenewegen che sarà l’unica assente (rinuncia già ufficiale).

“Volevamo mettere in atto un nuovo percorso – ha dichiarato il direttore di corsa Peter Debaveye a Het Nieuwsblad – Tenendo comunque come caposaldo la sicurezza. Ecco perché ci sono 75 chilometri ‘nuovi’ sui 200 totali di gara, una vera metamorfosi. Per renderlo un po’ più difficile abbiamo creato un ‘cuore’ molto impegnativo. I velocisti sono ancora i benvenuti, ma dovranno essere velocisti resistenti”.

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