Sicurezza stradale, l’Associazione corridori ciclisti professionisti scrive al Presidente della Repubblica

Sul tema della sicurezza stradale si muove in maniera decisa l’Associazione corridori ciclisti professionisti italiani. Dopo una settimana nera per atleti coinvolti in incidenti durante i loro allenamenti (gli ultimi sono stati Letizia Paternoster, il giovane Andrea Ostolani e la detentrice del record dell’ora, Vittoria Bussi), l’ACCPI ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La missiva è firmata da Marco Cavorso, delegato alla sicurezza dell’associazione e padre di Tommaso, rimasto ucciso a 13 anni mentre stava pedalando sulla sua bicicletta.

“Ho avuto l’onore di incontrarla due anni fa – scrive Cavorso al Presidente – In quella occasione Le regalai il libro ‘Tommy sapeva correre’ che narra la vicenda di mio figlio Tommaso, ucciso a soli 13 anni mentre pedalava con la sua bicicletta, dalla violenza stradale rappresentata, nel suo ultimo crudo atto, da un adulto che alla guida della sua auto, in sorpasso contromano su striscia continua, lo investì lanciandolo sul campo vicino e ponendo fine alla sua breve vita. Quel giorno ci siamo scambiati alcune idee, che ricordo con piacere, mi disse che aveva vissuto in famiglia una tragedia simile, con la morte violenta di suo fratello Piersanti, per mano della mafia e che avrebbe letto con attenzione il libro”.

In quell’occasione Cavorso parlò a Mattarella di una “guerra odiosa, che uccide soprattutto le categorie che non si possono difendere, i giovani, ragazzi che spesso, per la loro età, non possono essere che pedoni e ciclisti, i famosi utenti deboli, e che devono subire la violenta arroganza del modo di percorrere le strade che noi adulti dimostriamo – ricordo il consigliere dell’ACCPI – Ora le scrivo per chiedere di intervenire, secondo le sue prerogative, per accelerare il processo di miglioramento. C’è un nuovo disegno di legge che modifica il Codice della strada esistente, licenziato dalla Commissione trasporti e accettato da tutte le componenti politiche di vecchia e nuova maggioranza, che aspetta solo di essere votato”.

Questo disegno di legge però è “inspiegabilmente fermo. Ma in questo provvedimento c’è un po’ di Tommaso, un po’ di tutti i suoi coetanei, ragazzi che hanno perso la vita sulle strade per colpa di noi adulti, a causa delle nostre le azioni ma anche delle nostre omissioni. In particolare – ricorda Cavorso nella sua lettera – ci sono tre modifiche che vanno nella direzione della maggior tutela degli utenti deboli della strada: il ritiro della patente alla prima infrazione per ‘utilizzo del cellulare alla guida’;  la definizione di una misura vitale di rispetto pari a 1,5 metri da tenere sorpassando un ciclista, come adottato in tutto il mondo occidentale in difesa della vita dei ciclisti); la modifica della gestione della precedenza da parte dei conducenti di veicoli verso il pedone che si appresta ad attraversare la strada sulle strisce pedonali”.

Cavorso torna sull’incontro avuto con Mattarella: “Il parallelo che, signor Presidente, fece tra Tommaso e Piersanti, come vittime, tra la violenza stradale e la mafia come cause della loro perdita, mi permetto di riproporlo a Lei stesso. Le chiedo come si sentirebbe Lei, come fratello, se poi lo Stato Italiano non avesse reagito contro la mafia adottando apposite misure legislative importanti come il 41/bis, la confisca dei beni ai boss mafiosi, la definizione del reato di associazione mafiosa, se gli stessi provvedimenti non fossero stati adottati? Quanti altri concittadini avremmo perso per mano della mafia se tali provvedimenti non fossero stati adottati?”.

La lettera si chiude con un’accorata invocazione: “Questo è il nostro stato d’animo; lo Stato ha davanti a sé la possibilità di fare un primo passo verso la soluzione del problema, ma non lo fa, mentre la mattanza dei nostri ragazzi sulle strade italiane continua. Dieci morti al giorno, ogni maledetto giorno – scrive Cavorso – Le chiedo, signor Presidente, di farmi riaprire il cassetto della camera di mio figlio, di farmi spiegare finalmente la bandiera italiana in raso che Tommaso custodiva così scrupolosamente, ma che dal giorno della sua uccisione è chiusa, di affermare che la nostra nazione merita ancora la fiducia dei nostri figli. La prego, signor Presidente, utilizzi le prerogative della sua carica, per chiedere con forza al Parlamento di fare il proprio dovere a tutela dei nostri figli, anche sulle strade”.

Sul sito dell’Associazione corridori ciclisti professionisti italiani il testo integrale della lettera inviata al Presidente Sergio Mattarella.

 

Ascolta SpazioTalk!
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming
Scarica l'App ufficiale di SpazioCiclismo!



• SpazioCiclismo è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, per restare sempre aggiornato sulle ultime notizie di ciclismo seguici qui

Trova le migliori offerte di Amazon dedicate al ciclismo!

Un commento

  1. Ringrazio pubblicamente Marco Cavorso per il suo impegno a favore della Sicurezza del ciclista.Mi auguro che il Presidente Mattarella velocizzi l’iter del Disegno di Legge che ci riguarda.Sara’ un piccolo passo ma è quello che serve per cominciare.I miei dubbi li ho espressi in tante riunioni in preparazione della legge:l’utilizzo del cellulare e l’investimento a distanza ravvicinata si individuano ad incidente avvenuto.Invece dobbiamo lottare per prevenire!
    La sicurezza del ciclista si ottengono con le ciclovie separate ed i ciclodromi per lo sport.
    Un grande passo è stato fatto nei paesi del nord Europa riconoscendo al ciclista il suo spazio ben individuato.Non sara’ la sicurezza assoluta ma il rispetto si!
    Al buon Marco Cavorso ho inviato la comunicazione indirizzata al Responsabile tecnico del Ministero Infrastrutture con le foto esplicative.

    Di seguito l’allego la sopradetta mail per Spazio Ciclismo ma senza foto.Chi le desidera puo’ chiedermele attraverso la seguente mail:gdp171144@gmail.com

    Gianfranco Di Pretoro

    LETTERA APERTA

    Preg.to
    MAURO ANTONELLI
    Responsabile Segreteria Tecnica del Ministro Infrastrutture e Trasporti

    Preg.to
    MAURO ALESSANDRI
    Assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio,Mobilita’ Regione Lazio

    Preg.to
    PIETRO CALABRESE
    Assessore della Citta’ in Movimento del Comune di Roma

    Signori responsabili della Mobilita’ Italiana,della Regione Lazio e del Comune di Roma,questa settimana ben tre ciclisti professionisti sono stati INVESTITI sulle strade aperte al traffico.Vi assicuro che Alessandro De Marchi,Letizia Paternoster e Vittoria Bussi pedalavano nel rispetto delle leggi.
    Sempre piu’ si fa’ evidente la difficolta’ di convivenza tra ciclisti e motorizzati.
    La diversa natura di questi mezzi,i motorizzati ,piu’ pesanti e veloci,spiegano la mia deduzione.Se poi ci si mette la distrazione e la guida spesso alterata di chi li guida si comprendono i 254 ciclisti morti ed i 16.413 feriti(Aci Istat 2017).Piu’ incidenti in citta’,piu’ gravi nelle aree metropolitane (Foto 1).Il codice della strada, art.3 comma 53bis,inserisce i ciclisti,insieme ai pedoni e disabili in carrozzella,utenti deboli,meritevoli di una tutela particolare sulla strada.A torto o a ragione sono i piu’ fragili,piu’ dei pedoni che si avvalgono dei marciapiedi(loro devono temere quando attraversano la strada o come noi,quando non esiste il marciapiede)!

    La Sicurezza Ciclistica
    La migliore sicurezza del ciclista la si ottiene separandolo dalla viabilita’ ordinaria.
    -In citta’ :bike lane classica quando al lato non ci sono auto in sosta(Foto 2),P C interne alle auto in sosta(Foto 3),ciclopedonali sui marciapiedi larghi(Foto 4) e corsie asfaltate nell’interno dei parchi(Foto 5).
    -Nelle strade metropolitane e verso le mete turistiche vicino la citta’:ciclovia autonoma(foto 6) come la tanto desiderata Roma-Fiumicino lungo il Tevere(Foto 7) o separata con infrastrutture varie ecc.(Foto 8).
    Purtroppo,spesso,non si collocano le PC quando si costruiscono le nuove strade o si effettuano i lavori straordinari,vedi Laurentina o Tiburtina, disattendendo cosi’ la legge (Le strade di nuova costruzione o oggette di lavori straordinari devono prevedere la pista ciclabile adiacente-legge 30 4 1992 n.285- art.13/4 bis del codice della strada-legge 366 del 19 8 1998 art.10 comma 1-2).
    Per realizzare le piste ciclabili ci vogliono riunioni estenuanti,tanti soldi che mancano sempre per queste opere,si generano conflitti con i comitati di quartiere e tempi biblici per pedalarci sopra.Meglio non parlare della manutenzione,fin troppo disattesa.

    La banchina,il margine destro della strada,lo spazio devastato in cui pedalare.
    L’art.143 del Codice della strada intima ai ciclisti di tenersi a destra sulla carreggiata e l’Art.182 comma 1 lo obbliga a procedere uno dietro l’altro(due ,solo in citta’ e fuori se si accompagna un minore dei 10 anni) mentre il comma 9 obbliga il ciclista a pedalare nelle piste ciclabili quando ci sono.Tutto giusto se proprio in questi due posti non ci fosse l’inferno!
    -Lungo la banchina c’è di tutto:buche,tombini affossati o malmessi,vetro,terra(Foto 9),per non parlare dell’abitudine a trascurarla quando si riasfalta la strada(Foto 10).
    -Chi non vorrebbe pedalare tranquilli nelle piste ciclabili?Infatti,quando sono ben lisciate,le usiamo tutti.La verita’ è diversa,sono cosi’ malmesse da necessitare la mtb(Foto 11) poi sono spezzoni con la conclusione nel nulla o peggio in mezzo alle auto.Manca un’utile rete ciclabile.
    Le buone intenzioni cadute nel nulla.
    Sempre piu’ pressante è l’impegno per la sicurezza stradale del ciclista: gli Orientamenti programmatici Europei 2011/2020,le Campagne informative(prestare attenzione all’apertura improvvisa delle portiere,sorpassare il ciclista a distanza adeguata,usare sempre il casco protettivo),l’Educazione stradale ai bambini,sono tante buone intenzioni,necessarie,poi,nella realta’, ancora si pedala in balia dei motorizzati .I giovani ,in assenza degli spazi chiusi al traffico come i ciclodromi(Foto 12) preferiscono dirottarsi verso sport al chiuso o si esibiscono con le minicar.Quanto ai controlli, inutile illudersi,sono sempre scarsi e non capillari,tanto è vero,che certe infrazioni le si vengono a conoscere solo dopo l’incidente.Allora,quale puo’ essere il giusto e veloce compromesso per tutelare la salute del ciclista?

    LA CORSIA DI RISPETTO DEL CICLISTA (Foto 13)
    Questa bike lane è un serio “”punto di partenza”” verso la sicurezza del ciclista soprattutto fuori citta’ perche’ si facilitano gli altri utenti a riconoscere lo spazio riservato al ciclista sulla strada(Foto 13).
    Nell’Europa del nord,dove non è possibile costruire per la ristrettezza della carreggiata la classica ciclovia separata,non si dimentica mai di riconoscere al ciclista il suo spazio(è sempre utente della strada ) con la corsia disegnata a terra in vari modi (Foto 14-15-16-17).Il motorizzato puo’ invadere la Bike Lane solo in assenza del ciclista!

    In Olanda l’art.185 del Codice della strada precisa, in tema di responsabilita’, che il proprietario o detentore del veicolo è tenuto a risarcire il danno quando il ciclista si trova nell’interno della corsia.Ultimamente,sempre nei Paesi Bassi,riconosciuto il pericolo della distrazione come causa frequente di incidenti,delimita esternamente la corsia di rispetto con la “banda rumorosa” e “catarifrangente”(Foto 18-19).

    Quali sono i vantaggi della corsia di rispetto del ciclista?
    1 Si colloca su tutte le strade,anche quelle strette 7 metri.Naturalmente,nei pressi della banchina,la carreggiata va’ lisciata.
    2 Costa pochissimo,solo la riga e la banda rumorosa sulla carreggiata .Di tanto in tanto il logo del ciclista e la segnaletica verticale”Pericolo ciclista”.
    3 Non limita il flusso della circolazione perche’, tale corsia,in assenza del ciclista,puo’ essere invasa.
    4 la visibilita’ delle strisce da parte dei motorizzati migliora indirettamente la protezione del ciclista.
    5 Favorisce il collegamento tra i vari percorsi,si realizza la necessaria rete ciclabile.
    6 Alcune strade,solitamente quelle a due corsie per ogni senso di marcia,hanno gia’ la corsia di sosta (Foto 20).Basta proprio poco per renderla agibile al ciclista,utente debole per eccellenza:la banda rumorosa,vera e propria salvavita,il logo del ciclista di tanto in tanto insieme alla segnaletica verticale”pericolo ciclisti”.

    In quali strade collocare la “Corsia di rispetto”?
    Senza dubbio ,lungo le strade in uscita dalle grandi citta’ verso le mete piu’ pedalate dai ciclisti .E’ sufficiente incontrare le associazioni dei cicloturisti per avere un’idea concreta.
    Di seguito,alcuni percorsi nell’area metropolitana di Roma percorsi dai ciclisti :
    -Via Aurelia gra-Via Muratella-Fregene-Via del Porto-Focene(P C per Fiumicino).
    -Cristoforo Colombo dall’Eur ad Ostia.La corsia, va’ collocata nella complanare dove esista,altrimenti si usa la corsia di sosta gia’ esistente.
    -Litoranea da Ostia(Cristoforo Colombo) a Torvaianica(Villaggio Tognazzi).
    -Via Cecchignola-Via Castel di Leva-Santuario Madonna del Divino Amore-breve tratto di via Ardeatina-svolta a sx per Via della Falcognana(Sp 91b)-Appia Nuova.
    -Via Appia Nuova-SP 140 –Castel Gandolfo
    -Via Archiginnasio(Tor Vergata)-Via E.Fermi-Frascati
    -Via Tiburtina gra-Bagni di Tivoli-Villa Adriana-Tivoli.
    -Via Tiberina ( Labaro)-Fiano.

    Signori responsabili della MOBILITA’ non rimane che passare ai fatti INSERENDO LA BIKE LANE IN OGGETTO NEL CODICE DELLA STRADA per dare finalmente il suo spazio stradale all’utente ciclista.
    Questa semplice ed economica infrastruttura evitera’ numerosi incidenti grazie alla responsabilizzazione dei motorizzati.

    Gianfranco Di Pretoro
    Ordine nazionale dei giornalisti –Roma- n.164681

    Tel 3280608637

    Allegate 20 Foto

    Roma,24 11 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.