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RCS Sport, Michele Acquarone tre mesi dopo l’assoluzione: “Ho imparato che la felicità è un qualcosa di interiore, non dipende dai soldi”

Michele Acquarone è pronto a riprendersi in mano la sua vita. L’ex direttore del Giro d’Italia e direttore operativo di RCS Sport è stato infatti assolto a settembre dall’accusa di aver sottratto fondi al gruppo di proprietà di Urbano Cairo durante la sua gestione. Di sei imputati, l’unica condanna era arrivata per l’impiegata amministrava Laura Bertinotti, condannata a otto anni di reclusione, permettendo dunque ad Acquarone di tornare ad assaporare la vita. Un concetto espresso direttamente dall’interessato durante un’intervista concessa a Cyclingnews, nella quale ha anche raccontato come ha vissuto l’intera vicenda.

“Fui cacciato via come un ladro e la gente credeva che fossi coinvolto anch’io – ha esordito – Mi ha ferito, ma ora tutti sanno che sono innocente e questo mi rende felice e orgoglioso. Provi una bellissima sensazione quando un giudice ti proclama innocente in tribunale, è un sollievo. Dopo tutto quello che mi è successo sono giunto a due semplici conclusioni. La prima è che sono vivo. Può sembrare una pazzia o una cosa molto semplice, ma è la verità. Mi ritengo molto fortunato e ora non voglio sprecare nemmeno un minuto della mia vita. La mia mente a volte torna a quello che è accaduto e ciò che ho perso, ma poi riesco a scrollarmi questi pensieri di dosso e guardare al futuro, non voglio nessuna vendetta”.

Acquarone era diventato direttore del Giro d’Italia nel 2011, senza avere alcun legame con il mondo del ciclismo, pagandone forse le conseguenze nel 2013, quando la battaglia legale appena conclusa ebbe inizio: “È stato un incubo. […]. Una tragedia personale, perché la mia reputazione è stata danneggiata. Sono stato pugnalato alle spalle e nessuno mi parlava, nessuno mi credeva. Provai a combattere e parlare, ma poi ho realizzato che ci sarebbe voluto tempo perché l’intero processo si concludesse e il mio nome ne uscisse pulito. […] L’unica cosa che potevo fare era reinventarmi e ricominciare tutto da capo. Ho accettato non poter più lavorare nel ciclismo o nello sport e ho provato a iniziare una nuova carriera. […] Quello che io e la mia famiglia abbiamo passato mi ha insegnato molto, che la felicità è un qualcosa che sta dentro di te, non dipende dalla ricchezza o dallo status sociale. Un giorno sarebbe bello tornare nel ciclismo, ma se non succede non c’è problema, ho imparato a vivere con quello che ho”.

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