Circus-WantyGobert, con l’approdo nel WorldTour ci sarà anche più Italia: “Alle corse italiane con buone ambizioni”. Prende forma la selezione per il Giro

© Circus - Wanty Gobert

Con l’ingresso nel WorldTour aumentano chiaramente le ambizioni della Circus – Wanty Gobert, anche nel nostro paese. Se l’Italia è stata comunque già spesso teatro di corsa per la formazione sinora professional, specialmente con le prove del calendario autunnale, ovviamente, con la licenza di massima divisione gli impegni aumentano, sia in termini di quantità che di qualità. Dopo aver partecipato negli ultimi anni al Tour de France, ad esempio, la squadra la squadra, che quasi certamente dovrà tenere la affiliazione statunitense acquisita dalla CCC, farà anche il suo debutto al Giro d’Italia, ma la nuova realtà garantisce anche la partecipazione agli altri eventi maggiori come Strade Bianche, Tirreno – Adriatico e Milano – Sanremo.

Ne abbiamo dunque parlato con il General Manager Jean-François Bourlart, che ha confermato l’importanza che avrà il nostro paese nella stagione della sua squadra, cominciando anche a rivelarci i nomi dei corridori che saranno al via della Corsa Rosa in base ad un programma che proprio in questo periodo sta cominciando ad essere stilato dai direttori sportivi del team.

“Chiaramente saremo al via di tutte le corse italiane WorldTour, ovviamente anche del Giro – spiega il numero uno del team ai microfoni di SpazioCiclismo – Solitamente facciamo sempre le corse italiane di fine stagione, nelle quali abbiamo anche già vinto come al Giro di Toscana e alla Coppa Sabatini (rispettivamente con Guillaume Martin e Andrea Pasqualon, nel 2017, ndr), e ci vorremmo essere anche il prossimo anno. Inoltre, ad inizio stagione vorremmo fare anche il Trofeo Laigueglia, il Gp Larciano ed eventualmente altre corse di preparazione. Ovviamente, il nostro programma principale sarà in Belgio, ma vogliamo fare anche un buon programma italiano, così come in Francia”.

L’obiettivo del team, che sarà al suo primo anno nella categoria maggiore, sarà quello di continuare a fare risultato anche al di fuori del WorldTour, per prendere punti importanti che possano continuare a permettere al team di restare, a lungo termine, nell’élite mondiale (attualmente la permanenza è garantita sino alla fine del 2022, poi le licenze saranno nuovamente assegnate anche in base a criteri sportivi). “Parteciperemo alle corse italiane con buone ambizioni – aggiunge Bourlart – Vogliamo prendere punti perché inizialmente i punti WorldTour non sono così facili da prendere, chiaramente. Abbiamo previsto un calendario di circa 260 giorni. Di questi 125 giorni sono WorldTour, visto che non ci sarà l’Australia, per cui raddoppiamo il calendario con le altre corse. Per noi anche le HC e le .1 sono prove importanti, in cui vogliamo fare bene”.

La voglia di Italia comunque non è una novità per il team vallone, che dal 2013 ad oggi ha sempre avuto almeno un italiano nel proprio organico. Il primo fu Danilo Napolitano, che rimase in squadra per quattro anni fino al ritiro a fine 2017, così come Simone Antonini l’anno successivo, per un totale sinora di sette corridori italiani ad aver indossato questa maglia in otto anni, che diventeranno otto in nove anni a partire da gennaio. Ben infatti tre saranno nell’organico il prossimo anno, partendo da Andrea Pasqualon, per il quale si tratterà del quinto anno con la maglia di un team del quale è ormai uno dei capitani. Con lui anche Simone Petilli, arrivato già lo scorso inverno, e Lorenzo Rota, ingaggiato in vista del 2021.

“La nostra squadra è basata in Vallonia, dove storicamente c’è anche una forte componente italiana – ci spiega Bourlart – Sono corridori con un carattere che corrisponde bene al nostro profilo. Abbiamo lavorato molto bene con Enrico Gasparotto in passato (un biennio culminato con il successo alla Amstel Gold Race 2016, ndr) e anche con Marco Marcato, che abbiamo un po’ rilanciato. Per il prossimo anno non penso che ci saranno altri corridori italiani, ma non ci pregiudichiamo niente, penso che in futuro possano essercene altri. Siamo abituati e ci troviamo molto bene in generale a lavorare con corridori di altre nazionalità, non solo belgi, senza alcun problema”.

Ad essere arrivato è invece anche un direttore sportivo esperto come Valerio Piva, “che conosce bene il programma che andremo a fare”.  Sarebbe potuto invece esserci anche un altre grande colpo azzurro, ovvero Giacomo Nizzolo, al quale il team aveva fatto una offerta concreta, rimanendo in lizza sino alla fine. “Non ci siamo andati lontani – ammette – Penso che con la NTT che ha trovato il budget, sentimentalmente sia voluto restare perché è la squadra con cui ha vinto in questi anni, lo hanno aiutato a crescere e lo hanno rilanciato. Penso abbia avuto rispetto del team ed è qualcosa che rispettiamo perché anche a noi piace lavorare a lungo termine con gli atleti”.

L’altro grande italiano al momento senza contratto è Fabio Aru, per il quale il team sarebbe potuta essere una opzione interessante, ma il cui profilo era sostanzialmente già coperto da altri arrivi precedenti. Nel suo rafforzarsi in vista della promozione in prima divisione infatti il team ha “conservato Jan Hirt dal progetto CCC e preso Louis Meintjes, che sono i nostri uomini per i grandi giri”. Una divisione sostanzialmente già organizzata dallo staff del team di Jean-François Bourlart.

“Meintjes si concentrerà sul Tour de France, mentre Jan Hirt verrà al Giro”. Con lui ci sarà anche un altro elemento di primo piano come Andrea Pasqualon, “che lo vuole fare”, ma “faranno sicuramente il Giro anche Petilli e Rota”. Una conferma delle ambizioni del team belga, che dunque è  intenzionato a schierarsi – con tutte le incognite del caso che possono esserci a sei mesi dal via – con una selezione variegata, pronta a dire innanzitutto la sua per i successi parziali. Lo scalatore ceco potrebbe tuttavia anche provare, correndo per sé stesso, a ritrovare quel livello che nel 2017, all’esordio assoluto nei GT, gli permise di concludere la corsa in 12ª posizione.

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