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CCC Team, dopo le tragedie che lo hanno colpito Van Keirsbulck vuole ripartire da zero

Guillaume Van Keirsbulck pronto alla rinascita con il CCC Team. Tra i primi ad essere chiamato “il nuovo Boonen”, dopo il suo passaggio al professionismo nel 2011 ha vissuto delle grandissimi difficoltà che ne hanno minato non solo il rendimento, ma in primis il morale. Eventi imprevedibili che non dovrebbero capitare a nessuno e che ad appena venti anni gli hanno impedito di esprimersi, segnandolo per lungo tempo. Non è difficile capire come la sua carriera sia stata difficile da sostenere, con il ciclismo che inevitabilmente è passato in secondo piano prima di una graduale ripresa, innanzitutto mentale, iniziata con il passaggio alla Wanty – Groupe Gobert dopo aver lasciato la Quick-Step Floors.

Il giorno in cui tutto è cambiato è il 27 giugno 2011, dopo pochi mesi in cui era professionista. Da giovane speranza, il ventenne Guillaume è diventato un uomo distrutto. Il giorno dopo il campionato nazionale, con un nuovo contratto appena firmato in tasca, si sta dirigendo a casa del nonno assieme alla sua fidanzata Emilia Bonami. I due viaggiano in macchine separate perché lei il giorno doopo deve sostenere un esame. Le auto viaggiano una dietro l’altra, lui davanti mentre Emilia lo segue. Ed è dallo specchietto che Van Keirsbulck vede tutto.

“È stato un incidente stupido – spiega a Cyclingnews – Penso volesse prendere qualcosa accanto a lei, quindi si è tolta la cintura. La macchina è andata verso destra, finendo sulla ciclabile. C’era un dosso e penso si sia spaventata e ha sterzato, ma sull’altro lato della strada stava arrivando una moto. Si sono scontrati e lei è finita contro un albero. È morta tra le mie braccia”.

Lanciatosi immediatamente in suo aiuto, Van Keirsbulck non ha potuto fare niente. E da quel momento la sua vita è stata stravolta, ancor di più pensando che si stava lentamente riprendendo dalla tragica morte anche di Wouter Weylandt, avvenuta appena un mese prima. I due erano molto vicini e questo susseguirsi di tragedie lo ha stravolto, soprattutto quando è finito l’anno. Finché c’erano le corse aveva una motivazione per andare avanti, “dedicarle una vittoria”, ma quando la stagione è terminata “Guillaume finisce in un buco nero“.

Difficile andare avanti così… “Non vuoi allenarti, ma non vuoi stare a casa – racconta – Vuoi solo scappare da tutto. Quindi uscivo e facevo quel che volevo. Non era solo questione di bere, ma dovevo uscire perché in casa diventavo matto. Dopo che ti succedono queste cose vivi diversamente. Pensi ‘ma che cavolo, la vita passa in fretta’ Quindi ho preso a godermi di più la vita. Fuori dal ciclismo esiste una vita e in quel periodo facevo troppo fuori dal ciclismo. Mi piaceva godere delle cose e mi ci sono voluti anni per riprendermi”.

Nel frattempo la stampa locale non lo lasciava in pace, sottolineando la sua vita sentimentale, in particolare con la modella Larissa de Castro, eletta all’epoca Miss Fiandre Orientali, oppure quando in un incidente distrusse una macchina contro un albero, fortunatamente senza conseguenze. “Agli occhi di tutti ero il cattivo ragazzo“, ricorda.

Nel 2017 prova dunque a cambiare aria lasciando la QuickStep, che lo aveva anche prolungato in precedenza per dargli nuove chances, alla ricerca di un nuovo ambiente e nuovi stimoli. Le cose cominciano bene con il successo a Le Samyn, ma nuovamente la vita ci mette lo zampino. Al termine della E3 Harelbeke sua sorella gli annuncia che il padre è malato di leucemia e si trova in ospedale.

“Era dopo il traguardo – ricorda – Mi son fermato e ha iniziato a piangere. Mi ha detto che dovevamo andare subito da papà che era in ospedale. Non è stato facile, ma non mi voleva lì, voleva corressi le classiche”. Una situazione che nel frattempo è migliorata, ma che all’epoca fu difficile da affrontare. Problemi che ovviamente hanno pesato non poco sul rendimento nel complesso, anche considerando che non erano in molti a conoscere l’intera storia. Quindi sentiva spesso di essere additato come una delusione…

Accantonata la Wanty, ritenuta troppo poco organizzata, la CCC potrebbe rappresentare il punto di svolta della sua carriera: “Alla Wanty potevo fare ciò che volevo, un po’ come tutti. Non c’era una struttura con delle tattiche precise; anche se il manager diceva a qualcuno ‘stai con Guillaume oggi’, appena la corsa cominciava il ragazzo non si vedeva più. Erano tutti bravi ragazzi ma ognuno pensavo a se stesso, volevano dimostrare le proprie capacità e andare in una squadra più grossa. Questo è il problema dei team più piccoli. Qua alla CCC se non ascolti gli ordini non corri la gara seguente”.

Il suo obiettivo sarà quello di scortare il più a lungo possibile Greg Van Avermaet, che apprezza non solo come corridore ma anche come uomo: “È un grande leader ma si pone al nostro stesso livello, non si vedono differenze tra Greg e un gregario. Si atteggia normalmente e sta coi piedi per terra. Voglio dimostrare cosa posso fare per Greg e dimostrare a tutti che sono tornato; per me è la cosa più importante”.

Se tutto andrà come sperato, non gli dispiacerebbe vestire il ruolo di capitano in futuro: “Penso di avere ancora del potenziale, posso fare di più. Potrei diventare leader in futuro…Ho vinto qualche corsa ma non di grande importanza, mi piacerebbe vincere una grande classica. Sono nel ciclismo da 10 anni ma ho solo 27 anni, sono ancora giovane. Non si sa mai”.

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