Doping tecnologico, dubbi sui tablet per la ricerca di motori nelle bici

Nuovo importante capitolo nella storia del Doping Tecnologico. A finire al centro delle polemiche questa volta sono i tablet usati dai commissari dell’UCI per cercare la presenza di un motore nelle biciclette. Proprio uno di questi tablet è finito nelle mani delle tv pubbliche France 2 e Ard e al Corriere della Sera, che hanno portato il tablet al Fraunhofer Institute for Nondestructive Testing, tra i più importanti laboratori di analisi dei materiali d’Europa, per far testare il suo funzionamento da ingegner Bernd Valeske. Il test è stato effettuato su una bici con motorino di vecchia generazione. Il professor Valeske ha ispezionato le bici sfiorandone lentamente il telaio a meno di 10 millimetri, come raccomandato dalle procedure UCI, ma durante il test viene segnalato il campo magnetico massimo, che indicherebbe la presenza di un motorino, in ben quattro punti. In realtà, passando la bicicletta ai raggi X emerge come il motorino sia presente solo in uno dei quattro punti emersi, mentre gli altri campi magnetici sarebbero naturali, provocati dagli elementi metallici.

Successivamente è stato fatto un test con una ruota ad induzione magnetica, ma in questo caso il tablet non ha segnalato nessuna anomalia. I motori di nuova generazione dunque sembrerebbero non essere rintracciabili con il tablet attualmente in uso dai commissari UCI, mentre da Aigle fanno sapere che la procedura usata dai giornalisti e dai tecnici che hanno effettuato i test non sarebbe del tutto conforme con quella che viene attuata dai propri incaricati, che ricevono una formazione specifica.

Uno studio esterno condotto dai laboratori della società statunitense Microbac riporta che “lo scanner dell’UCI indivua un motore nascosto nel 100% dei controlli effettuati dal personale qualificato”, ma, oltre alla macchinosità e incertezza emersa dal reportage, resta il dubbio riguardo le nuove tecnologie, come quella presentata, ancora una volta, dall’ingegnere ungherese Istvan Varjas, che ha presentato ai giornalisti coinvolti la ruota con il motore interno, il cui meccanismo si confonde con il pignone, rendendo impossibile allo scanner (che si basa sull’elettromagnetismo) fare la differenza.

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