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Pagelle Amstel Gold Race 2021: Van Aert perfetto (ma che rischio), Pidcock talento puro – Sfortuna Vansevenant, delusione Alaphilippe

Wout Van Aert (Jumbo-Visma), 10: Chiude una primavera che l’ha visto quasi sempre protagonista assoluto con un successo millimetrico su Pidcock, che l’aveva battuto mercoledì alla Freccia del Brabante. Pochi millimetri che premiano però una gara nella quale il belga, favorito della vigilia e per questo con tutto il mondo contro, è stato sempre pronto a rispondere agli scatti degli avversari, compreso quello decisivo, affrontando anche in testa il rettilineo finale per non far rientrare gli inseguitori, con il rischio così di venir beffato nella volata, che questa volta è risultata invece vincente.

Tom Pidcock (Ineos Grenadiers), 9,5: È il 21enne l’iniziatore dell’azione decisiva a dodici chilometri dalla conclusione, che permette a lui, a Van Aert e a Schachmann di giocarsi il successo. Vittoria che, alla fine, non arriva solo per un soffio per il giovane talento britannico, che in questi primi mesi da professionista ha già dimostrato di avere grande personalità e di poter competere con i migliori su tanti terreni diversi.

Maximilian Schachmann (Bora-hansgrohe), 9: Nonostante una caduta, il tedesco è grande protagonista quando iniziano gli attacchi, riuscendo a inserirsi nell’azione buona nel finale. Sapendo di essere battuto in uno sprint con Van Aert e Pidcock, poco prima dell’ultimo chilometro il 27enne prova anche ad anticipare, ma gli altri due non gli lasciano spazio e alla fine arriva un ottimo terzo posto.

Mauri Vansevenant (Deceuninck-QuickStep), 8: Passa la giornata a rincorrere, prima per un problema meccanico, poi per una caduta non appena era riuscito a rientrare in gruppo, trovandosi poi nuovamente ad inseguire in seguito ad un frazionamento. Alla fine tuttavia ha ancora energie per portare davanti il suo capitano, di cui è l’ultimo uomo nelle fasi calde, lavorando per lui anche una volta che il francese non riesce a fare la differenza. Senza tutte quelle sfortune probabilmente in salita sarebbe stato fra i più forti oggi.

Kristian Sbaragli (Alpecin-Fenix), 7,5: Nella Alpecin-Fenix orfana di Mathieu Van der Poel è il 30enne a sorprendere con un’ottimo piazzamento: un settimo posto prestigioso che è anche il miglior risultato per l’Italia in questa edizione della corsa neerlandese.

Alejandro Valverde (Movistar), 7: Come Matthews, anche per l’ex campione del mondo il quinto posto di oggi è l’ennesimo piazzamento nell’unica classica delle Ardenne che non ha mai conquistato. A quasi 41 anni, resta comunque un ottimo risultato.

Michal Kwiatkowski (Ineos Grenadiers), 7: L’ex campione del mondo, vincitore dell’Amstel nel 2015, probabilmente non è più quel corridore vincente che era qualche anno fa, ma è sempre presente lì davanti e, nel finale, si ritrova anche in un gruppetto all’attacco con i compagni di squadra Pidcock e Richard Carapaz (7), dimostrando di essere sempre competitivo.

Tosh Van Der Sande (Lotto Soudal), 7: Tra i primi dieci, è sicuramente il belga il nome più sorprendente. Corridore veloce, ha approfittato del percorso meno duro del solito per conquistare un risultato di qualità.

Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), 7: Quando la corsa comincia ad entrare nel vivo non si risparmia, entrando praticamente in ogni tentativo che nasce per proteggere la squadra. Lui spende così tante energie che in seguito gli avrebbero fatto comodo, ma i suoi compagni possono così gestirsi e risparmiarsi per poi essere preziosi alla causa del proprio capitano nel momento decisivo.

Jan Tratnik (Bahrain-Victorious), 7: Generoso, è tra i più decisi a provare una azione nelle fasi intermedie. I suoi tentativi non vanno a buon fine, ma permettono di animare una corsa che da quel momento in poi è frenetica e in crescendo fino alla fine.

Ide Schelling (Bora-hansgrohe), 7: Una serie di scatti preziosi che permettono al suo leader di restare al coperto il più a lungo possibile, con il giovane neerlandese che conferma le sue ottime doti in questo tipo di prove. Una prestazione generosa, preludio probabilmente di quello che potrà arrivare in un futuro prossimo.

Loic Vliegen (Intermarché-Wanty-Gobert), 7: L’ultimo ad arrendersi dei fuggitivi del mattino. Una lunga fuga di quasi 200 chilometri che ovviamente tutti sapevamo sarebbe stata suicida, ma che restano sempre anima romantica di questo sport.

Ben Tulett (Alpecin-Fenix), 7: Classe 2001, è il più giovane al via ma corre con intelligenza. Si tiene al coperto sino all’ultima tornata, quando prova una accelerazione in contropiede per cercare di rientrare sui battistrada. Il suo scatto viene rapidamente rintuzzato, ma resta comunque nelle posizioni di testa per chiudere con un discreto 17° posto che a 19 anni è tutt’altro che da buttare.

Michael Matthews (Team BikeExchange), 6,5: In caso di volata di un gruppo numeroso, l’australiano era uno dei favoriti per la vittoria. In effetti, lo sprint del gruppo, valido però solo per il quarto posto, lo vince, conquistando un ennesimo piazzamento in una classica che sembra fatta per lui ma che continua a sfuggirgli.

Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious), 6,5: Probabilmente sentiva di non averne abbastanza per un confronto diretto con i big, ma non aspetta una sconfitta anonima. Malgrado sia uno dei più veloci e temuti in gruppo, decide quindi di inserirsi in una azione dalla media distanza per cercare di anticipare e giocarsi comunque le sue carte.

Esteban Chaves (Team BikeExchange), 6,5: Probabilmente la meno adatta a lui delle Ardenne, ma conferma di aver ritrovato sensazioni fisiche e mentali importanti. Prima provando più volte l’azione in prima persona, poi sacrificandosi anche per la causa di Matthews, anche se il suo tirare in pianura non poteva dare grandi risultati.

Matteo Trentin (UAE Team Emirates), 5,5: Quasi mai nel vivo della gara, il 31enne ha probabilmente patito le fatiche di una campagna del Nord che l’ha visto spesso all’attacco, ma anche spesso sfortunato. Per questo motivo, nello sprint finale non riesce ad andare oltre la dodicesima piazza.

Sergio Higuita (EF Nippo), 5,5: Nel momento in cui la corsa inizia a cambiare intensità si fa sorprendere in coda, finendo così in un gruppetto di ritardatari. Riesce poi a rientrare e chiudere nel maxi gruppetto dei battuti, ma il suo è un errore che gli costa caro, visto che spende troppo presto energie che avrebbe potuto risparmiarsi e sfruttare molto meglio. Il risultato appare comunque di discreto auspicio per le prossime corse.

Tim Wellens (Lotto Soudal), 5,5: Corre controtempo. Senza avere le gambe per fare la differenza nei momenti che contano, prova qualche azione quando può, ma non raccoglie granché. Tutto sommato, almeno ci prova.

Jakob Fulgsang (Astana-PremierTech), 5: Non è la corsa più adatta a lui del Trittico, ma quando arriva il momento di fare la differenza lui viene respinto e di certo non è di grande auspicio per le prossime prove.

Daryl Impey (Israel Start-Up Nation), 5: Nel finale sono i suoi compagni a mettere davvero in pericolo l’azione del terzetto di testa, ma quando poi si arriva allo sprint non trova le forze per andare oltre un deludente 21° posto, soprattutto visto il lavoro chiesto al team.

Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep), 5: Mentre i suoi rivali cominciano a farsi vedere già nelle tornate precedenti, il francese resta quasi sempre nella pancia del gruppo, correndo in maniera piuttosto inconsueta per lui. In vista dell’ultima scalata al Cauberg mette la squadra davanti per provare comunque a lasciare il segno, ma malgrado la gestione oculata dello sforzo oggi non ne aveva quanto ci si aspetta da lui. Il piazzamento finale non sarebbe così male, tuttavia per uno come lui non basta, anche per il modo di averla dovuta correre.

Greg Van Avermaet (Ag2r Citroen Team), sv: Quella di oggi era la Ardennaise più adatta a lui, ma una caduta al momento sbagliato lo costringe ad inseguire e vivere una giornata abbastanza anonima, chiudendo nel gruppetto dei battuti.

Bob Jungels (Ag2r Citroen Team), sv: Una caduta poco prima che iniziasse la bagarre se lo porta via, fortunatamente senza gravi conseguenze, ma con il dubbio che possa dover rinunciare quantomeno alla Freccia Vallone.

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