#SpazioTalk, Davide Gabburo: “Vorrei farmi trovare pronto per il Giro il prossimo anno, ma mi piacerebbe essere protagonista anche nelle corse di un giorno”

© Bardiani CSF Faizanè | BettiniPhoto

Dopo tre anni passati tra le Professional italiane, Davide Gabburo ha ancora tanta voglia di dimostrare chi è. Dopo un anno con la Neri Sottoli  – Selle Italia e uno con la Androni Giocattoli – Sidermec, è approdato quest’anno alla Bardiani – CSF – Faizanè, un team che ha fatto vedere di voler credere in lui permettendogli anche di debuttare in un grande giro con la partecipazione a maggio al Giro d’Italia. Il corridore veneto ha poi avuto anche la possibilità di ottenere alcuni piazzamenti in top 20 e top 15 nelle gare  italiane di fine anno.

Il classe 1993 ha ancora un anno di contratto con la formazione dei fratelli Reverberi e spera di poterlo sfruttare per imparare il più possibile dai compagni più esperti come Enrico Battaglin, Giovanni Visconti e il nuovo arrivato Sacha Modolo. Gabburo ha parlato della sua stagione, della squadra e dei suoi obiettivi e sogni per il futuro in un’intervista esclusiva concessa ai nostri microfoni, di cui un estratto è andato in onda nel podcast SpazioTalk.

Come valuti la tua prima stagione con la Bardiani? Di fatto adesso hai concluso il tuo trittico in quelle che erano fino ad un anno e mezzo fa le tre squadre professionistiche italiane: ti manca solo la Eolo.
La Bardiani alla fine è stata il mio terzo team italiano delle Professional. Mi sono trovato veramente bene quest’anno. Devo dire che mi hanno sempre dato la possibilità di mettermi in mostra e quando stavo bene mi ha dato modo di puntare al risultato pieno. Mi hanno fatto fare un ottimo calendario: Giro d’Italia, tutte le varie gare singole in Italia. Ho fatto più di 70 gare e non avevo mai fatto così tante gare in un anno, calcolando lo scorso anno il problema con il Covid, eccetera. Come team mi sono trovato molto bene, un clima familiare e speriamo di fare bene anche il prossimo anno. Adesso non so ancora bene i calendari, devo ancora metterci un po’ le varie gare: dipenderà molto anche dal Covid, dagli inviti…

Tornando sulla tua stagione, quello al Giro d’Italia è stato proprio il tuo debutto in un Grand Tour quest’anno. Come l’hai vissuto e nel caso in cui doveste avere la possibilità di partecipare anche l’anno prossimo come squadra, ma anche a livello di convocazione, ti senti pronto a lottare per una vittoria di tappa in determinate situazioni?
Devo dire che sì, quest’anno è stato il mio primo grande giro. Partiamo dal presupposto che è un’emozione unica partecipare al Giro d’Italia: è diverso dalle altre gare, c’è un clima totalmente diverso, poi anche la tappa di Verona per me è stato bellissimo, perché c’erano tutti i miei amici ed è stata un’emozione unica. Poi per quanto riguarda l’analisi del mio Giro d’Italia devo dire che non sono molto soddisfatto perché sono stato molto sfortunato: la seconda tappa sono caduto la prima volta, poi alla fine del Giro contavo cinque cadute, quindi ero veramente conciato male…non so neanche io come ho fatto a portarlo a termine, però ci tenevo tanto a terminarlo. Per quanto riguarda i risultati non potevo pretendere tanto sinceramente.

Dopo tante cadute così, diventa praticamente una lotta per arrivare…
Alla fine il risultato più grande era portarlo a termine.

All’interno della squadra nella stagione che arriverà arriva un altro corridore che potenzialmente può avere un ruolo molto importante: l’anno scorso in Bardiani insieme a te sono arrivati Battaglin e Visconti, l’anno prossimo avrete anche Modolo. Questo pensi che ti possa aiutare nelle crescita come corridore? Pensi che possa in un certo senso toglierti spazio o magari farti cresce?
Secondo me l’acquisto di Modolo sarà sicuramente una pedina fondamentale per la squadra e sicuramente c’è sempre da imparare perché da un uomo di esperienza come lui, con le gare che ha fatto, c’è sempre da imparare. Sicuramente sarà d’aiuto a tutti i giovani. Comunque sarà fondamentale anche lui.

Tu come corridore su quale terreno ti senti più a tuo agio? Perché ti abbiamo visto piazzarti soprattutto su percorsi mossi, però anche alla Coppi e Bartali è vero che il percorso era un po’ mosso, non proprio per velocisti puri, però ti sei piazzato in top 10 in una volata atipica, ma alla fine era una volata.
Io come caratteristiche mi difendo molto bene nei percorsi misti. Cioè, se è troppo dura come un arrivo in salita non posso competere con i primi; poi guardando il livello come si è alzato negli ultimi anni anche in salita faccio fatica negli arrivi in salite lunghe, negli arrivi di montagna. Però insomma gare medio dure, con non troppo dislivello, ma salite di sei, sette chilometri, con arrivi ristretti mi so difendere molto bene. Poi tornando al discorso del piazzamento alla Coppi e Bartali in una volata che eravamo magari quaranta, cinquanta riesco a destreggiarmi bene e forse è un po’ quello che mi ha salvato: non sono velocissimo.

Invece per quanto riguarda la prossima stagione, potrebbe essere una stagione importante per la tua carriera anche un po’ per capire se all’interno della tua squadra puoi più specializzarti come un cacciatore di tappe, uno che può cercare di ottenere qualche vittoria, o magari essere un uomo squadra o comunque un punto d’appoggio importane per i capitani. A maggior ragione appunto in una squadra che ha corridori come Battaglin e Visconti che hanno caratteristiche abbastanza simili alle tue (Visconti forse da salite un po’ più lunghe).
Ma sì, sicuramente sarà un anno fondamentale il 2022 perché vedrò di che pasta sono fatto. Anche avendo nelle gambe un grande giro secondo me potrà essere differente. Secondo me cambia anche il motore dopo aver fatto un grande giro. Sono sincero: mi piacerebbe puntare a qualche tappa se dovessi avere la possibilità di fare anche il prossimo anno il Giro d’Italia, però sono sincero, punterei di più sulle gare singole, sulle gare di un giorno tipo le gare in Italia che ci sono ad inizio anno oppure anche quelle all’estero, in Spagna, eccetera.

Già nel finale di questa stagione alla fine sei arrivato più volte nei primi quindici o a ridosso dei primi quindici in tante classiche italiane, quindi sicuramente c’è margine.
Io a fine anno ero sempre lì, tra la quindicesima e la ventesima posizione. Mi sarebbe piaciuto sinceramente entrare nei dieci, ma non era facile. Oppure ho avuto più volte la possibilità di entrare nei cinque anche, ma sono stato un po’ sfortunato. Però va bene: avanti così, io mi trovo bene in questa squadra e speriamo che anche il prossimo anno mi dia la possibilità di un buon calendario.

Ovviamente nel caso sarà il Giro il tuo focus, se doveste ricevere l’invito come è stato di recente e se la squadra dovesse dimostrati di voler puntare ancora su di te, ma da questo punto di vista, mi sembra che sia stato così fin’ora?
Sicuramente potrebbe essere un obiettivo per la prossima stagione e vorrei farmi trovare più pronto per il Giro d’Italia. Lo scorso anno mi hanno dato la possibilità di partecipare, però non sono arrivato al 100% della condizione, sono sincero.

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