Federciclismo, cinque anni di inibizione per Angelo Citracca e Luca Scinto: “Violati i doveri di rispetto delle leggi, lealtà, onestà e rettitudine”
Il Tribunale della Federciclismo ha emesso sanzioni nei confronti di Angelo Citracca e Luca Scinto. I due ex corridori sono stati giudicati, nell’ambito sportivo, in seguito a quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta dei NAS di Firenze, incentrata su accuse di episodi di doping e di estorsione all’epoca della Vini Zabù Brado, fra il 2020 e il 2021. All’epoca Citracca aveva il ruolo di team manager della squadra, che era di categoria UCI Professional, mentre Scinto ne era direttore sportivo. Il Tribunale, dopo averne confermato le responsabilità, ha comminato a entrambi un provvedimento di inibizione di cinque anni e una sanzione economica di 5000 euro.
Nel dispositivo pubblicato dall’organo giudicante della FCI si legge che i due hanno violato i doveri di “rispetto delle leggi dello Stato”, “lealtà sportiva, integrità, onestà, rigore morale e rettitudine” e “tutela dell’immagine della Federazione”.
Sia Citracca che Scinto, lo scorso novembre, erano stati rinviati a giudizio dal Tribunale ordinario di Pistoia. Quell’inchiesta, della giustizia ordinaria, aveva portato alle accuse di estorsione ai danni di un atleta e tentata estorsione ai danni della moglie di questi e di un altro atleta per l’allora team manager, e di estorsione in concorso e ricettazione per aver detenuto fogli con il timbro della Asl, che avrebbe usato per produrre richieste mediche di sostanze dopanti, per il direttore sportivo.
Le indagini in questione erano iniziate nel 2021, a seguito della positività in un test antidoping del corridore Matteo De Bonis, ma i controlli si sono uniti a quanto era stato segnalato dall’Agenzia Antidoping Svizzera che aveva segnalato al Nucleo Specializzato dell’Arma dei Carabinieri alcune segnalazioni anonime ricevute sulle propria piattaforma, portando così a un secondo filone dell’inchiesta a seguito di “forti pressioni psicologiche e pratiche vessatorie esercitate dal management per indurre gli atleti a restituire parte degli ingaggi”, pratica che era divenuta poi nota con la denominazione “Paga per correre”.
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