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© Sirotti

Johan Bruyneel rifiutò un accordo nel 2013: “È stata l’ennesima prova che non esiste giustizia nelle agenzie antidoping”

Si tinge di interessanti risvolti di cronaca la storia di Johan Bruyneel. L’ex dirigente, famooso per l’indissolubile legame con Lance Armstrong, anch’egli sotto i riflettori in questi giorni per il documentario Lance, avrebbe rifiutato all’ultimo momento un accordo con un’agenzia antidoping nel 2013. Secondo quanto rivelato dal portale CyclingOpinions, se avesse fatto dichiarazioni incriminanti su uno sportivo da loro indicato, sarebbe stato sospeso solo per un anno. Bruyneel, che attualmente sta scontando una squalifica decennale che scadrà a giugno 2022, non può ancora rivelare per motivi legali quale agenzia lo cercò ai tempi.

Lo stesso ex-corridore belga spiega però che si trattò di un bluff da parte sua: “Non avevo informazioni incriminanti sulla persona in questione. Volevo solo vedere fino a che punto un’agenzia antidoping era disposta ad andare infrangendo deliberatamente le proprie regole per trattare con qualcuno. Per me, questa è stata l’ennesima prova che non esiste giustizia nelle agenzie antidoping“.

Sostiene che sarebbe stata un’ingiustizia dare una scappatoia a una persona che ha “attraversato il confine come corridore e come manager” e quindi si ritiene lui stesso indifendibile: “Innanzitutto, l’Agenzia Antidoping degli Stati Uniti (USADA) non ha fatto controlli su di me. Diventa quindi molto chiaro che anche l’USADA ha preso tutte le misure possibili, sia lecite che non lecite, per appendere Lance Armstrong e me sull’albero più alto“.

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