Adam Hansen: “Wada e UCI pensano a test anti doping basati sui dati della potenza. Noi del CPA siamo al 100% contrari”
Il sistema anti doping continua la propria evoluzione. Nell’ultimo periodo, la WADA e l’UCI starebbero pensando di introdurre una novità per provare a rilevare l’eventuale utilizzo di qualche sostanza illecita da parte di corridori professionisti. L’agenzia anti doping ha parlato quindi di “Uno strumento di monitoraggio di performance longitudinale basato sui dati della potenza degli uomini professionisti”. L’idea alla base è semplice: monitorare il più possibile i dati di potenza e il picco di watt espresso dai corridori, sia in allenamento sia in gara, per trovare eventuali prestazioni inspiegabili con i numeri precedenti e usarle come base per fare qualche controllo anti doping più approfondito sull’atleta in questione. Inutile dirlo, l’idea non è piaciuta alla CPA, l’associazione dei corridori professionisti.
In un’intervista a Domestique Hotseat Adam Hansen, presidente del CPA, ha spiegato: “Quest’anno stanno testando i dati sulla potenza. I corridori devono condividere tutti i dati sulla potenza e li controlleranno. Se vedono cose irregolari, faranno più test con obiettivi specifici o magari in futuro questo potrebbe anche comportare da solo una sanzione. Per ora quest’anno li stanno solo testando con quattro team e la posizione del CPA è molto chiara: siamo al 100% contro questo e lo sono anche i corridori. Ok, è soltanto un test. È soltanto volontario, ma la mia domanda è: ‘Cosa succede se il corridore non condivide i suoi dati di potenza?’. E la risposta che ricevo è: ‘Ah, ma è solo un test'”.
L’obiezione del belga si bassa sulle possibili problematiche del sistema: possono esserci problemi con la raccolta dei dati sulla potenza, come potenziometri che funzionano male, variabili come l’altitudine o la solita domanda di come interpretare i dati ricevuti. Non solo: “Con il sangue, i dati rimangono coerenti, quindi il passaporto biologico non è una cattiva idea. Il problema con i dati è come fanno a sapere cosa stiano facendo i corridori? E se il tuo coach ti dicesse di correre all’80% per tre settimane e poi ti chiedesse di dare il 120% per un periodo più breve? Senza sapere il programma di allenamento dato dal coach, come sanno cosa stia facendo il corridore? E stanno creando una linea per l’atleta fuori dalla sua zona a ritmo tranquillo, ma non una vera linea. E se il tuo Garmin cade, cosa che a volte succede, e non puoi caricare i tuoi file, o se il tuo Garmin non funziona, significa che non ti puoi allenare?”
Adam Hansen quindi conclude con una considerazione più generale: “Ci sono così tanti fattori che non permetterebbero a un corridore di avere i suoi dati di allenamento o condividerli. In quel caso, è un controllo saltato? Perché un test saltato è un caso serio e questo aggiunge dello stress agli atleti. Secondo me, sta diventando troppo. Per questo vedi i giovani corridori andare in burn out. Non possono sopravvivere“.
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