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Team NTT, Domenico Pozzovivo racconta il recupero dopo l’incidente: “Ho seguito delle tabelle che se le avessi condivise con i medici mi avrebbero dato del pazzo”

Domenico Pozzovivo spera di potersi buttare definitivamente alle spalle la bruttissima chiusura del 2019. Investito durante un allenamento in Calabria lo scorso agosto, il 37enne scalatore lucano si era procurato la frattura diatisaria della tibia ed una frattura pluriframmentata ed esposta al gomito. Operato presso l’Ospedale Civile di Cosenza, ha cominciato una lunga riabilitazione, che è andata di pari passo con la ricerca di una nuova squadra dopo il mancato rinnovo con la Bahrain-Merida. Per sua fortuna, nei giorni scorsi ha trovato asilo presso il Team NTT che lo ha messo sotto contratto per i prossimi due anni con l’obiettivo, a breve termine, di tornare competitivo già per il Giro d’Italia 2020.

Il lucano si è raccontato a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo le tappe di una vicenda che poteva costargli la carriera, se non la vita stessa: “Per la dinamica dell’accaduto mi sento un sopravvissuto, un miracolato – afferma – L’immagine che avevo di me stesso era molto simile a quella di Lambrecht“, il belga deceduto in corsa pochi giorni prima del suo incidente non lontano da lui: “Ero in gara con lui e avevo visto il suo incidente molto da vicino. E ne avevo sentito il gemito, quando ero passato. Io sono volato sotto una macchina e siccome ero cosciente ho temuto di avere le stesse conseguenze a causa del trauma. Una emorragia interna, e salutare questo mondo. Avevo paura. Poi si è arrestata spontaneamente“.

Nonostante alcuni incidenti già gravi in passato, non aveva mai temuto il peggio: “Quella volta sullo Stelvio (in allenamento nel 2014, n.d.r.) avevo temuto per la carriera, a causa della rottura di tibia e perone. Non per la vita. Ad agosto per un minuto non ho respirato, buttavo solo fuori aria senza incamerarla”. Anche dopo l’incidente, definito “una fatalità“, però non ha mai pensato di smettere di andare in bicicletta: “Io
in bici continuerò ad andare anche quando smetterò di correre, e rischierò ancora. In tema di sicurezza, ho letto l’intervista di Vittoria Bussi sulla Gazzetta e ha detto cose sacrosante. Manca educazione stradale, noi ciclisti siamo visti come abusivi sulla strada“.

Visti i risvolti medici, il recupero è andato decisamente spedito, “un mese e mezzo/due di anticipo rispetto alle ‘prescrizioni’ ordinarie”, grazie a una risposta eccellente del suo organismo: “Faticavo a mettermi in posizione eretta sul letto, ma la resilienza del mio fisico mi ha sorpreso ancora una volta. Ho seguito delle tabelle che se le avessi condivise con i medici mi avrebbero dato del pazzo“. Prima di Natale è riuscito a raggiungere 6,3 watt per chilo in salita, ma il recupero è ancora lontano dall’essere completo: “Devo continuare con fisioterapia e riabilitazione soprattutto al gomito. Ho ancora 4 placche tra avambraccio e omero, più una quantità di viti che non saprei stabilire. Per smontare tutto il ‘castello’ serviranno due anni”.

A questo punto, la testa può tornare alla carriera con la nuova squadra: “La sfida era quella di tornare a correre e bisognava trovare qualcuno che l’accettasse. Nel team ci sono buoni giovani ma serviva gente d’esperienza e affidabilità per i grandi giri. Io capisco di non poter dare garanzie al 100 per cento. Ma il punto è che so di poter tornare il Domenico Pozzovivo di prima. Sì, ce la farò“.

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