Parigi-Roubaix 2021, quello che le telecamere non hanno mostrato: gli aneddoti e le storie di Philippe Gilbert, Kevin Van Melsen, Tom Paquot e Tom Wirtgen

A tre giorni di distanza, la Parigi-Roubaix 2021 continua a regalare aneddoti e storie. Oltre alle imprese di chi ha vinto e di chi ha lottato per il successo, l’Inferno del Nord offre spesso tanti episodi che non vengono registrati dalle telecamere, ancor di più in questa edizione segnata dalla pioggia e dal fango e dalle conseguenti difficoltà per le tv di mostrare in maniera completa tutte le vicende accadute in gara. Se nei giorni scorsi abbiamo raccontato delle sfortune di Yves Lampaert e di Imanol Erviti e dei problemi “particolari” di Matteo Jorgenson, altre interessanti storie sono state riportate da La Dernière Heure e dai profili social dei corridori.

Una riguarda Tom Paquot (Bingoal-WB), che è stato l’ultimo corridore a tagliare il traguardo, fuori tempo massimo e a più di 40 minuti dal vincitore Sonny Colbrelli: “Penso di essermi fermato 30 volte, ma non volevo mollare. Ho fatto 150 chilometri da solo, di cui 50 senza rifornimento. Negli ultimi cinque chilometri ho pianto più che negli ultimi due anni della mia vita. Ho vissuto di tutto oggi, ma volevo entrare al velodromo di Roubaix”.

Se Paquot è almeno riuscito ad arrivare nel mitico velodromo di Roubaix, lo stesso non si può dire per Kévin Van Melsen (Intermarché-Wanty-Gobert), costretto a ritirarsi dopo essere stato vittima di una sfortunata serie di problemi: “È stata una Parigi-Roubaix complicata per me, ho rotto la sella, ho avuto due forature, una caduta e purtroppo non sono riuscito a trovare nulla che mi potesse aiutare negli ultimi 40 chilometri nonostante abbia fatto due chilometri di corsa sul settore di Mons-en-Pévèle. Insomma, sono deluso, ma la Roubaix è anche questo”.

Più fortunato è stato invece Tom Wirtgen (Bingoal-WB), che ha potuto contare sulla solidarietà di un’altra squadra, l’Astana-Premier Tech, in un momento difficile: “Ringrazio il team Astana per avermi riparato una ruota a 30 chilometri dall’arrivo, cosa che mi ha permesso di ottenere il mio obiettivo, raggiungere il velodromo (comunque fuori tempo massimo, ndr)”.

Anche un veterano come Philippe Gilbert (Lotto Soudal), che era il vincitore uscente, ha ammesso di averne viste di tutti i colori, come la ruota di un’auto dell’organizzazione che si è staccata e che ha attraversato pericolosamente il gruppo nel quale pedalava il 39enne: “Abbiamo tutti qualcosa da dire su questa edizione. Ci sono state cadute dappertutto. E cose che non avevo mai visto in gara…“.

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