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Antidoping, l’accusa di Bardet, Dumoulin e Pinot: “Non ci fanno test da mesi. I controlli devono riprendere”

I corridori si schierano compatti contro la mancanza di controlli antidoping. Il difficile periodo sanitario che sta interessando l’intero pianeta ha inevitabilmente avuto diversi effetti catastrofici sullo sport e sul ciclismo. Con tutte le corse da metà marzo a luglio cancellate, gli atleti si sono spesso visti con un netto taglio di stipendio e tanti dubbi sul loro futuro, inevitabilmente legato in maniera netta alla possibilità degli sponsor di investire. Oltre a questo tuttavia diversi ciclisti hanno osservato che i controlli antidoping sono fermi ormai da mesi, principalmente da quando è iniziata la quarantena. Ma, a giudicare dalle diverse testimonianze, anche da prima. Con tutti i rischi che questo può comportare sull’onesto svolgimento delle corse, una volta che queste potranno essere riprese.

Il primo a lanciare l’allarme era stato Tom Dumoulin, che in un’intervista a Sporza aveva ammesso: “I campi di compilazione sulla nostra posizione sono facili da compilare ora. Dobbiamo farlo ancora, ma il luogo è sempre lo stesso… Negli anni recenti mi hanno fatto pochi test, ma non mi hanno per nulla testato negli ultimi mesi. Capisco che ora ci sono pochi controlli, ma se il Tour de France si avvicina, il problema dovrà essere risolto e i controlli dovranno essere fatti ancora”.

Sulla stessa posizione le parole di Thibaut Pinot a l’Equipe: “Non ho effettuato test antidoping da ottobre, molto tempo fa. Spero riprendano presto perché non sono buone notizie per i corridori che stanno cercando di fare le cose per bene. Spero che ci saranno presto di nuovo i controlli, così potremo riprendere adeguatamente”.

Ancora più pesante l’ammissione di Romain Bardet a Le Monde nello spazio che il quotidiano gli dedica ogni settimana: “Ad oggi non ci sono controlli antidoping, ed è inquietante. Sarà un’eternità che non sono stato controllato, preferisco non dire quando. Ben prima della quarantena. Non mi lamento, perché i controlli sono fatti in maniera intelligente e strategica, e immagino ci sia una ragione. Vorrei soltanto che si potesse avere una certa equità nei controlli da qui all’inizio delle corse”.

Ben Sandfort, membro della Wada, ha spiegato la situazione a Cyclingweekly: “Gli atleti dovrebbero essere consapevoli che i test possono continuare quando appropriato, quando possibile e con i necessari protocolli di igiene e di salute. È importante assicurare l’integrità del sistema generale“. Parole che lasciano intendere una probabile ripresa dei test soltanto quando la situazione sanitaria sarà migliorata: anche perché, naturalmente, diversi medici sono ora impegnati in prima linea per limitare il numero di morti causate dal coronavirus.

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