Visma | Lease a Bike, Tom Dumoulin: “Capisco il ritiro di Simon Yates, io ho iniziato a odiare il ciclismo. Ti senti in gabbia”

Un Tom Dumoulin mai banale parla del ritiro di Simon Yates. Il neerlandese è stato uno dei corridori più chiacchierati qualche anno fa, sia quando ha deciso di lasciare il Team Sunweb per unirsi alla Jumbo-Visma sia quando ha poi lasciato il ciclismo, dopo aver rivelato di aver passato momenti difficili a livello mentale. Il vincitore del Giro d’Italia 2017, che l’anno successivo ha trovato un ottimo secondo posto sia al Giro sia al Tour, ha condiviso un’interessante riflessione su come il ciclismo stia diventando sempre più esigente e stressante, soprattutto per i capitani nei Grand Tour. La sua analisi non ha risparmiato qualche stoccata alla Visma | Lease a Bike, sua ultima squadra prima di abbandonare il professionismo nell’agosto 2022.

In un’intervista a El Pais, Tom Dumoulin ha commentato la decisione di Simon Yates di lasciare il ciclismo: “Capisco completamente Yates perché ero nella sua stessa situazione. Ultimamente, il ciclismo è uno degli sport più esigenti, se non il più esigente. Le richieste sono brutali. E ci sono corridori che sono davvero capaci di soddisfarle mentre altri che, pur essendo ragazzi tosti, forse hanno un’idea più chiara di dove sono i loro limiti”.

Il neerlandese ha proseguito ricordando i momenti più difficili: “Per anni ho avuto la sensazione che non ero in controllo della mia carriera. Nel mio caso, non controllare la mia carriera significava non controllare la mia vita. Mi sentivo come se fossi sempre piegato ai bisogni e ai desideri degli altri: sponsor, fan, squadra, coach. Tutti quanti avevano un’idea di cosa dovevo fare in ogni momento, ma allora stesso tempo nessuno mi chiedeva ‘Ehi Tom, come stai?’. Era estenuante. Così estenuante che ho iniziato a sentirmi depresso. Ho anche iniziato a odiare il ciclismo, a odiare la bicicletta. Non la volevo più nella mia vita”.

Infine, Tom Dumoulin non ha risparmiato qualche stoccata alla sua ex squadra: “La Visma è la squadra più professionale e avanzata nel mondo, anche più della UAE di Pogacar. Basano tutto sui dati, sulle analisi dettagliate. Il loro sistema è così regolato e tutto è così strutturato che a volte ti senti in gabbia come ciclista. Quell’ossessione non è sempre cattiva, come mostrano chiaramente i risultati, ma allo stesso tempo crea un’atmosfera così pesante che la pressione finisce per soffocarti. Se un giorno non ti senti bene e decidi di non fare le ripetute, scatena molte discussioni con il team. Sono sicuro che prima, alla Jayco, Simon poteva mettere via il suo telefono e allenarsi come voleva, siccome quei piccoli cambiamenti erano accettati e capiti. La Visma è diversa. Tutto quanto è più esigente”.

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