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Vuelta a España 2019, il ritorno di Robert Gesink: “Bisogna fare un passo alla volta”

La Jumbo-Visma è una delle squadre più attrezzate in vista della Vuelta a España 2019. Sia Primoz Roglic, forse il principale favorito, che Steven Kruijswijk avranno la possibilità di provare a vincere la corsa iberica, anche grazie al supporto degli altri corridori che il team olandese ha scelto. Tra i più attesi ci sarà sicuramente Robert Gesink, tornato alle corse solo al recente Giro di Polonia, dopo che il suo grave incidente durante la Liegi-Bastogne-Liegi 2019, dove si ruppe bacino e clavicola, gli ha fatto perdere gran parte della stagione, compreso il Giro d’Italia a cui avrebbe dovuto partecipare.

Lo scalatore olandese aveva già subito alcuni gravi infortuni in passato ed afferma di essere stato in grado di usare quell’esperienza per essere ottimista sulle sue possibilità in terra iberica: “Bisogna fare una passo alla volta. Già una volta (nel 2016, ndr) ho avuto un brutto incidente al Giro di Svizzera, dove ho avuto una commozione cerebrale, ho saltato il Tour de France e poi sono andato alla Vuelta – ricorda Gesink, che si dimostra sempre ottimista – Mi sono sentito davvero male fino alla Vuelta, ma poi lì ho vinto la ‘tappa regina’, sono arrivato secondo a Covadonga e terzo da qualche altra parte (Llucena, ndr). In qualche modo in quella gara, con tutto quel duro lavoro e la sofferenza che avevo patito in precedenza, ne ero uscito bene”.

Per quanto riguarda l’incidente subito alla Liegi di quest’anno l’olandese della Jumbo-Visma ricorda: “Ero in discesa, poco prima che la gara si fosse davvero messa in moto, con tempo freddo e umido. Il mio bacino era rotto in tre punti, sul lato destro, e la testa del femore si era rotta nella parte in alto, quindi non potevo camminare. Ho anche rotto la clavicola”.

Con una frattura così grave al bacino, Gesink ha dovuta saltare anche il Tour de France, ponendosi come obiettivo la partecipazione alla Vuelta a España, che ha corso l’ultima volta nel 2016: “Se fosse stato solo quello e avessi rotto la mia clavicola come Bernal ha rotto la sua (poco prima del Giro d’Italia, ndr), forse avrei potuto correre il Tour – invece per l’olandese il recupero è stato molto lento e difficile – Sono stato a letto per due settimane e ho iniziato camminando con le stampelle, lavorando a pieno ritmo per farcela il più presto possibile. Ci sono giorni buoni e poi altri meno positivi. Alla fine, vai nella stessa modalità di sempre e provi a pensare di poter stare meglio di quanto non fosse il giorno prima”.

Gesink afferma di essere comunque in grado di vedere le cose in prospettiva, che ha aiutato la sua determinazione a tornare in corsa: “Ho pensato al momento in cui mi sono rotto il femore, il che era molto peggio, quindi pensi: ‘Bene, se puoi recuperare da quello e vincere alcune delle più importanti corse del mondo, allora qualcosa del genere non mi fermerà“.

Ora, ultimato il recupero, non vede l’ora di tornare in corsa sulle strade di Spagna: “Per fortuna, sono tornato in bicicletta, sono tornato in gruppo e ho fatto un sacco di duro lavoro. La mia forma di base è ok, ma prima del Giro di Polonia mi mancava decisamente un’alta intensità e questa è la differenza tra l’allenamento e la gara. Quando ti alleni ti fai male, ma quando corri sono gli altri che fanno male a te”.

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