Pagelle Giro del Delfinato 2025: Pogačar rimane inarrivabile, ma Vingegaard può credere nell’aggancio – Salto di qualità Lipowitz, Evenepoel da gioia e sofferenza – Zampata Milan, commozione Bardet

Tadej Pogačar (UAE Emirates XRG), 10: Vince tre tappe e la classifica generale, barrando, come dice lui stesso, una nuova casella nelle corse da vincere in giro per il mondo. E se nella prima frazione si era praticamente imposto in volata, fra sesta e settima tappa mette in scena i suoi numeri preferiti, quelli di un corridore che non ha rivali nelle (tantissime) giornate di grazia della sua carriera. Gli rimane il cruccio della cronometro, in cui incassa un ritardo quasi inaspettato dai rivali, ma usa quella delusione come corroborante per la sua già smisurata voglia di primeggiare. Le vittorie in carriera sono già 99 e per la tripla cifra bisognerà aspettare giusto qualche settimana.

Romain Bardet (Picnic PostNL), 10 – alla carriera: Il francese affronta l’ultima corsa della carriera con l’impegno di sempre. Prova anche a regalarsi un’uscita di scena memorabile, andando all’attacco nella tappa più impegnativa, ma gli “onnivori” di questo periodo storico sono troppo affamati per lasciargli spazio. Lascia il mondo del ciclismo professionistico a 34 anni fra gli applausi dei colleghi, dei tifosi e di tutto l’ambiente. Mercì, Romain.

Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe), 9: Una foto podio così, accanto a campioni di caratura mondiale come Pogačar e Vingegaard, finirà dritto nel libro dei migliori ricordi. Il tedesco costruisce un risultato eccezionale riuscendo a tenersi dietro uno come Evenepoel con una fuga coraggiosa e con una serie di prestazioni notevolissime nelle tappe di alta collina e montagna. La sua è una parabola di crescita che pare non aver ancora esaurito la sua pendenza positiva.

Jonas Vingegaard (Visma|Lease a Bike), 8,5: Fa faville nella prima tappa (in pianura…) e poi porta a termine un’ottima cronometro. Al momento, però, di duellare con l’ormai eterno rivale Pogačar, patisce distacchi, in entrambe le occasioni in cui lo sloveno decide di spingere sul serio. È sempre l’ultimo a essere staccato e si conferma tre spanne sopra rispetto a tutti gli altri, ma il suo obiettivo di mettere spazio anche fra sé e Tadej. Fin qui non ci è riuscito, ma il progetto di fondo ha come argomento il Tour de France, a cui mancano ancora parecchi giorni.

Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), 8: Chiude quinto, raccogliendo il miglior risultato della storia del ciclismo norvegese in una gara a tappe di questo livello. Lo si aspettava da tempo nel pieno delle sue potenzialità, ma una settimana così è per certi versi oltre le più rosee aspettative, considerato anche il tempo pagato nella cronometro. La squadra se lo coccola e lui, che ha ancora 25 anni, può pensare ancora più in grande.

Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step), 7,5: La dimostrazione di forza che sfodera nella cronometro è da autentico campione e lo conferma una volta di più come uno dei migliori interpreti di sempre della specialità. Quando la strada, sale, però mostra ancora la corda e non riesce a reggere il confronto con “quei due”, che lo staccano e gli infliggono distacchi pesanti. L’impressione, ma saremo felici di sbagliare, è che in quel contesto più di tanto in là non possa proprio andare. Comunque, la controprova si avrà al prossimo Tour.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 7,5: È ancora giovanissimo e ha tempo per decidere cosa vorrà fare da grande, ovvero se dedicarsi alle classifiche generali o consolidarsi come “avventuriero” da singoli traguardi. A guardare le recenti settimane, la seconda casistica sembra davvero quella ideale per lui: sulle strade del Delfinato l’obiettivo graduatoria salta subito, il morale scivola sotto le pedivelle, ma il francese riesce a riscattarsi con una prestazione eccellente nell’ultima, esigente, tappa, resistendo alla rimonta dei grandi.

Paul Seixas (Decathlon Ag2R La Mondiale), 7,5: 18 anni e non sentirli, fino almeno al momento in cui un “tamponamento” in salita non gli costa un paio di posizioni nella classifica finale. Il giovanissimo francese a cronometro sa andare e in salita non ha complessi di inferiorità: considerata l’età e gli inevitabili margini di crescita, non è difficile immaginarlo fra i grandi protagonisti dei prossimi anni, a patto che gli venga lasciato il giusto spazio e il giusto tempo per maturare. Di certo, il talento c’è, eccome.

Jake Stewart (Israel-Premier Tech), 7,5: Mette a segno sul traguardo di Mâcon la vittoria più importante della carriera, finora, sfoderando una volata di altissimo profilo e tenendosi dietro corridori di gran livello. Fra i protagonisti anche della prima tappa, quando chiude sì quinto, ma gli stanno davanti solo quelli che potrebbero essere considerati anche i quattro corridori più forti al mondo.

Jonathan Milan (Lidl-Trek), 7: Come prevedibile ha avuto due occasioni a disposizione e una l’ha colta alla grande, portando a casa un bel successo. La percentuale di realizzazione del 50 per cento per un velocista rimane un dato rilevante, anche se probabilmente avrebbe voluto far meglio anche nella seconda volata, quella vinta da Stewart.

Mathieu van der Poel (Alpecin-Deceuninck), 7: Pareva non dovesse neppure esserci e invece sfrutta al massimo la settimana della corsa per fare una sorta di tagliando in vista Tour de France. Cerca la vittoria in ogni modo, ma deve accontentarsi di una serie di piazzamenti, compreso quello (sesto posto) notevolissimo della cronometro. Non si risparmia e arriva vicinissimo a portare a casa la Maglia Verde. Gliela sfila Pogačar: i due chiudono appaiati, ma lo sloveno sale sul palco della premiazione per il maggior numero di vittorie parziali.

Matteo Jorgenson (Visma|Lease a Bike), 7: Alterna giornate eccezionali, cronometro compresa, a qualche momento di appannamento. Il ruolo di seconda punta forse gli sta un po’ stretto e bisognerà vedere come interpreterà il ruolo di “super-gregario” al prossimo Tour. Chiude sesto nella generale, risultato comunque più che rispettabile.

Iván Romeo (Movistar), 7: Una vittoria di tappa, maturata con un’azione di grandissima classe, e un giorno in Maglia Gialla per il giovane spagnolo, che probabilmente sperava in qualcosa di più dalla sua esibizione a cronometro. Si mette anche al servizio di capitan Mas e si conferma corridore decisamente interessante, anche in chiave futura.

Bruno Armirail (Decathlon Ag2R La Mondiale), 6,5: Quando c’è da macinare chilometri, lui c’è sempre. Va in fuga in tutte e tre le tappe più “montagnose” e finisce le sue fatiche sul palco delle premiazioni conclusive, portando a casa la maglia di capolista della classifica dei Gran premi della Montagna. Garanzia di impegno.

Pavel Sivakov (UAE Emirates XRG), 6,5: Avere un capitano come Pogačar rende le cose più facili, ma lui (e i suoi compagni, fra cui in particolare Tim Wellens e Jhonatan Narváez) fanno quel che devono con la giusta puntualità, fatta eccezione per la tappa di Valmeinier, quando lo sloveno si ritrova presto da solo.

Sepp Kuss (Visma|Lease a Bike), 6,5: Per qualche momento si rivede lo scalatore di razza che ha fatto cose enormi negli anni passati, prima della “crisi” del 2024. Il fatturato rimane scarno, ma l’impressione è che sia in crescita e che possa tornare a essere molto utile per le strategie di squadra, in quella che si annuncia come una “guerra stellare” al prossimo Tour de France.

Enric Mas (Movistar), 6: Prestazione in linea con le sue abitudini, quando il livello è molto alto. Rimane a contatto con i migliori finché gli è possibile e poi scivola nel secondo o nel terzo gruppetto, cercando comunque di curare una discreta posizione di classifica. Nell’ultima tappa prova l’attacco, ma non tiene botta quando l’atmosfera si fa caldissima e vede sfumare la possibilità di vincere.

Maxim van Gils (Red Bull-Bora-hansgrohe), 5,5:  Prova a mettere la sua stagione su binari consoni alle aspettative nei suoi confronti, ma non riesce, anche per via di qualche episodio sfortunato, a lasciare il segno nelle tappe più adatte a lui. Cerca anche la fuga da lontano nell’ultima frazione, ma senza frutti.

Eddie Dunbar (Jayco-AlUla), 5,5: Entra nella maestosa fuga della terza tappa e da lì sembra poter nascere qualcosa di interessante, anche per via della notevole cronometro del giorno successivo. Fra penultima e ultima tappa, però, cede e scivola nella seconda pagina della classifica generale.

Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), 5,5: Anche lui, come il compagno di colori Martinez, non riesce a rimanere nella contesa per la classifica generale. Si lancia all’attacco nel tappone del penultimo giorno, senza riuscire a raccogliere granché e poi prende anzitempo la via di casa, non portando a termine l’ultima frazione.

Pascal Ackermann (Israel-Premier Tech), 5: Più per la scelta della squadra di portarlo in una corsa così esigente dal punto di vista altimetrico. Non riesce a tenere botta nelle occasioni vagamente adatte a lui e poi finisce anche a terra nel corso della quinta tappa, vedendosi costretto al ritiro.

Carlos Rodríguez (Ineos Grenadiers), 5: Si vede pochissimo e rimane in una dimensione abbastanza lontana da quella che sembrava potesse raggiungere. La squadra britannica ha puntato molto su di lui, ma in questa stagione, anche a causa di qualche problema fisico, non riesce proprio a spiccare.

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