Bilancio Squadre 2022: BORA – hansgrohe

Il nuovo corso della Bora-hansgrohe si rivela subito vincente. L’addio a Peter Sagan e l’arrivo di tanti corridori da GT ha dato subito i suoi frutti con la vittoria del Giro d’Italia. La compagine tedesca ha comunque ben figurato anche nelle Classiche, pur dovendo cedere qualcosa in termini di vittorie. Nell’arco di stagione, però, la quantità di successi è andata più o meno a pareggiarsi con quella dello scorso anno (30 quest’anno contro le 31 del 2021), ma con un ruolo di primo piano nei GT nei quali, oltre alla vittoria del Giro, sono arrivati anche cinque successi di tappa tra la Corsa Rosa e la Vuelta a España.

TOP

Il CicloMercato ha portato in dote più della metà dei successi stagionali. L’uomo che si è messo maggiormente in mostra è stato ovviamente Jai Hindley, che dopo la beffa in maglia Sunweb del 2020, stavolta è riuscito a portarsi a casa il Giro d’Italia. Staccato Carapaz nell’ultima tappa, stavolta l’australiano non ha avuto difficoltà a difendere la maglia rosa nella crono conclusiva e ha potuto festeggiare il successo più importante della sua carriera nell’Arena di Verona. Tutto sommato, il classe ’96 si comporta bene anche alla Vuelta che riesce a chiudere in top 10, confermandosi un solido corridore da tre settimane.

Si è confermato corridore da GT anche Alexander Vlasov, che chiude al quinto posto il Tour de France nonostante una caduta nelle prime tappe (senza la quale, a suo dire, avrebbe lottato per il podio). Il russo è protagonista anche nel resto dell’anno vincendo una tappa e la generale della Volta Comunitat Valenciana, salendo sul podio della Freccia Vallone, conquistando una tappa e la generale del Giro di Romandia e una tappa del Giro di Svizzera, che deve lasciare a causa del covid (che dunque rallenta anche la sua preparazione alla Grande Boucle) quando è in testa alla generale. L’ex Astana si fa vedere anche nelle classiche autunnali, soprattutto per un attacco da lontano alla Coppa Sabatini, che però chiude al quinto posto.

Nelle classiche italiane e non solo, un grande protagonista è stato Sergio Higuita (quarto al Lombardia e quinto alla Liegi), altro colpo di CicloMercato di lusso dimostrando di essere un corridore su cui puntare, come il figliol prodigo Sam Bennett, capace di vincere due tappe alla Vuelta prima di dover lasciare a causa del Covid. Un altro ritorno importante, però, è stato quello di Lennard Kämna, che era già in squadra ma che nel 2021 non aveva quasi mai corso a causa di un burnout sia fisico che mentale. Il tedesco arriva al Giro d’Italia già con due vittorie stagionali all’attivo, ma è alla corsa rosa che conferma di essere tornato, prima con il trionfo sull’Etna e poi dando lo strappo decisivo nella tappa della Marmolada per mandare in crisi Richard Carapaz, portandosi dietro solo il suo capitano Jai Hindley che si prenderà la maglia rosa a fine tappa. Il classe ’96 si laurea anche campione nazionale a cronometro e sfiora in prima persona la maglia gialla al Tour inserendosi nella fuga della decima tappa. Il ritiro dalla Grande Boucle e quello alla Coppa Sabatini chiudono l’anno del ventiseienne che può però dire di esser tornato.

+++ Jai Hindley
++ Alexander Vlasov
+ Lennard Kämna

FLOP

Se la maggior parte delle fortune del team sono dovute alle prestazioni dei nuovi arrivati, è ovvio che, di contro, molti dei corridori già presenti in squadra lo scorso anno non hanno reso al meglio. Questo è ad esempio il caso di Maximilian Schachmann, che ha dovuto combattere anche con alcuni problemi fisici. Costretto a saltare le Ardenne da un’infezione presa alla Parigi-Nizza, dopo aver preso anche il covid a fine gennaio, non è riuscito a brillare nemmeno al suo rientro, correndo un Tour de France anonimo.  Il classe ’94 ha corso la sua ultima gara a fine luglio prima di fermarsi per una sindrome da affaticamento e di iniziare a puntare già il mirino sul 2023.

ll covid ha inizio stagione ha rallentato anche la corsa di Ide Schellling. Il neerlandese è riuscito a tornare in tempo per le Classiche di primavera, ma non ne ha portata a termine nemmeno una. Dopo aver ottenuto una vittoria e tantissimi piazzamenti lo scorso anno, il classe ’98 quest’anno non è riuscito a ripetersi ottenendo un solo piazzamento nei primi venti, il tredicesimo posto alla Primus Classic, nell’arco dell’intera stagione. Decisamente troppo poco per un corridore in rampa di lancio.

Anche Emanuel Buchmann e Wilco Kelderman hanno forse ottenuto meno di quanto ci si aspettava da loro, ma entrambi sono stati frenati da (giuste) logiche di squadra più che da un’assenza di rendimento, dando comunque un contributo importante. Più difficile, invece, trovare una motivazione per la stagione sotto tono di Patrick Konrad, che l’anno scorso era stato uno dei migliori all’interno del team. L’austriaco si è fatto vedere ai campionati nazionali, chiudendo quarto in un ordine d’arrivo che vedeva cinque uomini Bora nelle prime cinque posizioni, si è inserito nella fuga della tappa di Mende del Tour, chiudendo in quinta posizione e ha chiuso al quinto posto la Classica di Amburgo, vinta dal compagno Marco Haller. Davvero poco per uno che lo scorso anno aveva vinto una tappa al Tour e che in carriera ha chiuso due volte in top 10 il Giro d’Italia, anche considerando che non si è visto moltissimo al servizio del team.

– Max Schachmann
— Ide Schelling
— Patrick Konrad

Miglior Momento

Il momento più bello della stagione della Bora-hansgrohe è molto facile da individuare: è quello con Jai Hindley sul gradino più alto del podio del Giro d’Italia. La formazione tedesca ha vinto così il primo GT della sua storia, rendendo subito vincente l’idea di cambiare filosofia, puntando maggiormente sulle corse a tappe dopo l’addio di Peter Sagan, uomo simbolo degli scorsi anni e fondamentale per la crescita del team. Se poi si vuole individuare anche un momento preciso in corsa, l’istantanea è quella di Lennard Kämna che si tira dietro Jai Hindley verso la Marmolada con Richard Carapaz, in quel momento in maglia rosa, che non riesce a tenere il passo.

 

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