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Presentazione Squadre 2019, UAE Team Emirates

La UAE Emirates Team è chiamata a riscattare nel 2019 una stagione che si è rivelata fallimentare su tutti i fronti. Gli ingenti investimenti effettuati durante la precedente campagna acquisti hanno restituito risultati al di sotto delle aspettative in tutti i grandi appuntamenti. Mancata sia nelle classiche che nei Grandi Giri, la formazione emiratina si è riassestata anche a livello dirigenziale, come confermato dal progressivo disimpegno annunciato da Giuseppe Saronni. Ciò nonostante non sono mancati nuovi sforzi per elevare la qualità media di un collettivo che ha dovuto far fronte a sei addii ma si è tutelata prelevando dieci nuove pedine, tra le quali spiccano senza dubbio uno dei migliori velocisti in circolazione e uno dei neoprofessionisti maggiormente attesi al grande salto.

Gli uomini più attesi

Un 2018 troppo brutto per essere vero non può rappresentare la reale dimensione di Fabio Aru. Bucati senza colpo ferire gli appuntamenti del Giro d’Italia e della Vuelta a España, con il rendimento scadente in terra iberica che gli ha suggerito di rinunciare anche alla convocazione ricevuta per i Mondiali di Innsbruck, il sardo ha la necessità di ritrovarsi e di lasciarsi alle spalle le polemiche su preparazione e scarsa presenza in corsa che hanno scandito il primo anno nella nuova squadra. Per iniziare a farlo ha delineato con un certo ritardo il calendario, sciogliendo soltanto ieri le riserve esistenti sulla partecipazione a Giro d’Italia o Tour de France, facendo pendere l’ago della bilancia verso la Corsa Rosa. Con un inizio soft, il primo test è atteso a cavallo tra inverno e primavera tra Tirreno-Adriatico e Liegi-Bastogne-Liegi, ma inevitabilmente il vero esame è quello sulle tre settimane, dove deve tornare a competere con i migliori per non ridimensionarsi in maniera drastica e definitiva.

Per aiutarlo a sconfiggere i fantasmi che lo hanno tormentato, è stato prelevato Sergio Luis Henao, scalatore colombiano che dovrà sopperire alle rinunce al connazionale Darwin Atapuma e all’abbandono all’attività di Przemyslaw Niemiec e che, per sua stessa ammissione, coltiva ambizioni più elevate rispetto al periodo da gregario puro vissuto al Team Sky. Il 31enne di Rionegro ha dalla sua esperienza e trascorsi per poter fungere da alternativa nei Grandi Giri, ma dovrebbe dare la priorità al Tour de France dove il capitano designato diventa inevitabilmente Daniel Martin. L’irlandese ha condito il suo 2018 vincendo una tappa al Delfinato e una alla Grande Boucle, sbaragliando la concorrenza sul Mur de Bretagne e rivelandosi poi incapace di curare con ambizioni di podio la classifica generale, a causa di una serie sconfinata di incidenti di percorso. Se nei GT il suo andamento lascia difficilmente presagire la scalata al podio, la rotta del nipote d’arte dovrà tornare quella dei giorni migliori nelle Ardenne, che già in passato lo hanno visto protagonista assoluto alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Nelle gare di un giorno i nomi per far bene non mancano. Per un motivo o per un altro hanno deluso le attese nel 2018 anche Rui Alberto Faria da Costa e Diego Ulissi. Sia l’iridato di Firenze 2013 che il livornese hanno la necessità di rilanciarsi, con il portoghese che dovrebbe poi essere della partita al Tour e il vincitore del GP di Montréal 2017 che proverà verosimilmente a rimpinguare il suo bottino di vittorie al Giro, fermo a sei ormai da tre anni. Nelle classiche del Nord il nome forte è quello di Alexander Kristoff. Il norvegese, vincitore in carriera del Giro delle Fiandre e della Milano-Sanremo, ha parzialmente salvato la stagione del collettivo ottenendo 5 successi (tra cui l’arrivo sugli Champs-Élysées al Tour) e un buon numero di piazzamenti nelle top ten, ma è parso sottotono proprio sul pavè. Lì la squadra sembra essere meno competitiva rispetto agli altri terreni e torneranno utili le presenze dell’immarcescibile Marco Marcato, elemento decisamente solido su ogni tipo di percorso, e la freschezza di un Oliviero Troia che ha già interpretato all’assalto una delle sue partecipazioni alla Ronde.

Merita un capitolo a parte l’alta velocità. L’ingaggio di Fernando Gaviria assicura qualità, appeal e un consistente numero di affermazioni, ma rischia anche di scatenare uno sgradito dualismo interno. Il 24enne colombiano è reduce dal debutto col botto al Tour (a segno già alla prima occasione e subito in Maglia Gialla) e da una stagione che, sebbene condizionata dalla caduta alla Tirreno-Adriatico, lo ha confermato di gran lunga il più competitivo tra i velocisti di nuova generazione. Impossibile, numeri alla mano, non tener conto delle sue ambizioni tanto nei GT quanto, soprattutto, nelle classiche, con le pietre che lo attendono al varco e sulle quali studierà da un maestro d’eccezione come Kristoff. Come gestire, per il resto, la compresenza con il norvegese? Alcuni obiettivi – in primis la Milano-Sanremo – sono sul taccuino di entrambi e soltanto un’eccessiva dose di buonsenso, o il passo indietro di uno dei due, può permettere al collettivo di trasformare un possibile problema in una risorsa.

Molto dipenderà anche dalla capacità del pistard sudamericano di calarsi nella nuova realtà e di trovare a stretto giro di posta quei meccanismi che ne hanno fatto le fortune alla Quick Step. Perso il “pilota” preferito, l’argentino Maximiliano Richeze, troverà nel nuovo treno il connazionale Juan Sebastian Molano, suo rivale alla scorsa Colombia Oro y Paz e vincitore del Tour of China I. Proveniente dalla Manzana Postobon, presenta come biglietto da visita sei affermazioni ottenute nel 2018 e promette di giurare fedeltà al coetaneo e amico. Altro sprinter da tenere d’occhio è l’azzurro Simone Consonni, sbloccatosi nella passata stagione e che ha iniziato l’anno con il podio in pista nella Sei Giorni di Brema, mentre l’apripista ideale per tutti è Roberto Ferrari, uomo che ormai da diverse stagioni ha sacrificato le ambizioni personali per servire, con eccellenti risultati, la causa comune.

Completano lo scacchiere corridori che possono fungere da gregari e cercare fughe nei Grandi Giri e non solo. Specialisti nell’esercizio sono Valerio Conti, che al netto di una carta d’identità ancora giovane ha già partecipato a 7 GT, e Jan Polanc, già a segno due volte sulle strade della Corsa Rosa, insieme ai norvegesi Sven Erik Bystrøm e Vegard Stake Laengen e senza dimenticare il croato Kristijan Durasek e un Manuele Mori che mette sul piatto la partecipazione a ben 14 corse tre settimane (oltre a 37 Monumento). Altro uomo esperto è l’ex Movistar Rory Sutherland, con Tom Bohli – reduce dalla BMC – e Yousif Mirza che dovrebbero rivelarsi utili soprattutto in corse di seconda fascia. Discorso a parte, infine, per gli italiani Simone Petilli ed Edward Ravasi. Il primo non si troverà costretto a partire ad handicap come un anno fa, quando dovette ritardare il debutto per i postumi della caduta al Lombardia, e può approfittarne per ricercare quei livelli che gli sono appartenuti nelle prime due stagioni tra i prof, mentre il secondo può confermare i segnali di crescita evidenziati con buona costanza nel 2018.

Le giovani promesse

Non è all’esordio assoluto, ma a 21 anni ancora da compiere Jasper Philipsen è senza rischio di smentite uno dei giovani più interessanti del panorama internazionale. Già a bersaglio tra i big al Tour of Utah, con la divisa della Hagens Berman Axeon, il belga si affaccia nel WorldTour forte di una vittoria di tappa al Giro baby e di una serie di piazzamenti notevoli nelle classiche di “casa”, tra i quali spiccano il terzo posto alla Tre Giorni di La Panne vinta da Elia Viviani e il quarto al Tour de l’Eurométropole. Parso già pronto a duellare con i migliori al debutto in Australia, è ora interessante scoprire quali siano effettivamente i suoi limiti attuali e i margini di progresso sul pavè.

Le grandi corse a tappe saranno invece il terreno di caccia futura di Tadej Pogačar. Sloveno, anch’egli classe ’98, si è guadagnato il salto prendendosi con apparente facilità Tour de l’Avenir e Giro del Friuli tra gli Under 23, dopo aver chiuso ai piedi del podio tra i grandi nel Giro di Slovenia. Forte in salita e resistente a cronometro, c’è chi è già pronto a scommettere su di lui. Il suo upgrade dovrà però essere centellinato e difficilmente lo si vedrà in prima linea nelle maggiori corse a tappe nell’anno del debutto nella categoria.

Buone attitudini in salita le ha evidenziate anche Cristian Camilo Muñoz. Il colombiano compirà 23 anni il prossimo 20 marzo e lo scorso anno si è preso la tappa con arrivo ad Asiago del Giro d’Italia Under 23, chiudendo poi al settimo posto in classifica generale e migliorando così il 13° dell’edizione precedente. Con qualità tutte da levigare, sfrutterà al pari degli altri neopro’ la stagione di apprendistato per esplorare al massimo i propri orizzonti. Il discorso è trasferibile sul bielorusso Alexandr Riabushenko, vincitore nel 2017 del Piccolo Giro di Lombardia e del Giro del Belvedere e che nella prima annata in “prima squadra” ha disposto di poche occasioni per dimostrare il proprio valore.

Meritano infine attenzione anche i gemelli Oliveira, Ivo e Rui, prelevati in coppia dalla Hagens Berman. Passisti possenti e accreditati di un discreto spunto veloce, forgiato dalla pista, hanno fatto incetta di titoli nazionali Under 23 lo scorso anno, con Rui che si è aggiudicato la prova in linea e Ivo che si è laureato campione a cronometro oltre ad aver vinto una frazione del Circuit des Ardennes International.

La squadra

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NOR
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AUS
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Ass. Direttore SportivoFERNANDEZ Jose Antonio22.12.1970
ESP
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