© Sirotti

Michele e quel sorriso che tutti ricordiamo

Michele e il suo sorriso. Michele e quel modo di non prendersi sul serio, che tuttavia lasciava trapelare una grande profondità. Michele così legato alla sua terra. Michele che sapeva entrarti dentro, a volte anche solo con una parola o con un gesto. Michele che era anche Scarponi, un talento del ciclismo. La tragedia di tre anni fa è ancora nella mente di tutti, un terremoto come quello che ha colpito le sue amate Marche. Non un caso che di Michele si torni a parlare spesso, non solo nelle ricorrenze. Michele ha lasciato il segno in coloro che, in un modo o nell’altro, ha incrociato nella sua troppo breve esistenza. E di pochi come lui in gruppo, ma anche nella vita quotidiana, si può dire altrettanto.

Le sue vittorie restano, compreso quel Giro d’Italia che non sentì mai veramente suo (meno di quanto lo fosse invece quello del 2016, da fido scudiero di Vincenzo Nibali), ma di lui resta impresso soprattutto il sorriso malizioso, la dedizione al lavoro e all’amicizia. Quel sentimento che ha saputo coltivare con la sincera propensione naturale di un animo gentile che mostrava di esserlo con autenticità anche nei piccoli gesti. Per questo, la sua scomparsa è stata una tragedia che ha profondamente segnato tutti noi.

Trovare parole che non siano retorica in queste occasioni è sempre molto difficile e a volte non ci si riesce davvero. Ma nel momento in cui ti rendi conto che quando ti capita di sentire la sua voce ti si smuove qualcosa dentro (ancor più che nel rivedere immagini di corsa), allora sai che l’importante non è cosa scrivi, ma come lo scrivi e perché lo fai. Non c’è bisogno di spiegare il proprio sentimento, ma solo condividerlo con gli altri che a loro volta hanno vissuto assieme la sua leggerezza e profondità, il suo impegno e la sua naturalezza. E quel sorriso (che magari a volte non c’era, come è giusto che sia), ma è quel che rimane più di tutto perché è così che Michele ti entrava dentro.

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Un commento

  1. Gianfranco Di Pretoro

    Il suo sorriso,l’ottimismo,l’ironia ci danno ancora forza e speranza nella dura lotta per la sicurezza dei ciclisti sulle strade aperte al traffico motorizzato.Marco ed io non molliamo perche’ Michele vuole che i politici ci facciano rispettare dagli altri utenti.NOI ESISTIAMO!
    I ciclisti sono farfalle leggere,gioiose, che chiedono solo una convivenza pacifica perche’ la strada è di tutti.
    Un solo grido”Noi con Voi” come quando pedalai con Michele in solidarieta’ ai terremotati delle Marche.
    Un forte abbraccio alla famiglia di Michele,a Marco.

    Gianfranco Di Pretoro

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