Coronavirus, in Francia il Sindacato dei corridori chiede di poter “tornare ad allenarsi, rispettando le norme”

Al momento in Francia, così come in Italia, non ci si può allenare all’aperto. Le misure di contenimento sono molto strette e i corridori professionisti devono quindi ripiegare sulle ormai arcinote modalità di allenamento in casa, come rulli, pesi o altro tipo di esercizi a corpo libero. In altre nazioni europee il concetto di divieto assoluto di uscire non si applica agli atleti, che in caso siano da soli e rispettino le norme di sicurezza anti-contagio possono allenarsi in strada. In questa direzione va anche il pensiero della UNCP (Unione nazionale dei ciclisti professionisti francesi), che ha scritto una lettera al Ministero dello Sport francese.

“Oggi il fatto di osservare il confinamento è sicuramente comprensibile e logico – dice Pascal Chanteur, il presidente della UNCP, a Ouest France –  Ovviamente pensiamo prima alle famiglie in lutto, ai malati, agli operatori sanitari. Ma in questi giorni ho sentito il Ministro dell’Agricoltura dire che servono lavoratori nei campi, e vedo che le imprese edili possono riprendere le loro attività rispettando le istruzioni sanitarie. Quindi dico che anche noi siamo lavoratori. Noi speriamo che al termine del secondo periodo di chiusura totale, vale a dire dopo il 15 aprile, i corridori possano, con un certificato del loro datore di lavoro, tornare ad allenarsi. Questo verrebbe fatto da solo, perché non bastano un’ora o due sui rulli. Se un ciclista rispetta pienamente le norme sanitarie e le misure di distanziamento, dovrebbe poter anche tornare al lavoro”.

Un’idea che potrebbe non trovare d’accordo parte dell’opinione pubblica: “Io rappresento i corridori professionisti – ancora Chanteur – Ci sono alcuni a cui scade il contratto a dicembre che praticamente non hanno ancora corso. Alcuni sono neopro, hanno sacrificato la loro adolescenza per questo e nel primo anno di professionismo si ritrovano di fronte a questa situazione. Dico a tutti coloro che potrebbero non capire che se avessero avuto un lavoro a tempo determinato fino a dicembre, senza poter lavorare fino a quel momento a causa del Covid-19, anche loro avrebbero voluto riprendere a lavorare, per potersi garantire un futuro”.

E in caso di incidente in strada? “Oggi, per l’industria delle costruzioni, ci sono circa 400 incidenti sul lavoro al giorno. Per noi, in caso di professionisti, si parla di un numero fra 4 e 7, ma all’anno. Certo, di incidenti con i ciclisti ce ne sono, ma molto raramente coinvolgono professionisti. E inoltre, i rischi sarebbero ancora minori, dato il poco traffico in circolazione al momento. Inoltre, va anche considerata la differenza di possibilità in giro per il mondo. Il ciclismo è uno sport globale e quando riprenderanno le gare gli atleti francesi dovranno confrontarsi con altri professionisti che avranno subìto limitazioni di entità diverse”.

La Federazione ciclistica francese è cofirmataria della lettera inviata al Ministero, ma il punto di vista è diverso: “Questa missiva è soprattutto una linea di pensiero – le parole di Michel Callot, presidente della FFC – Noi non prendiamo in considerazione  la possibilità di riprendere gli allenamenti finché le misure di contenimento non verranno tolte. Sappiamo che in questo periodo si sta riflettendo sulla possibilità di una riapertura graduale, non tutto all’improvviso. La nostra posizione, quindi, è quella di chiedere che dall’inizio della riapertura, tutti i ciclisti professionisti possano allenarsi di nuovo. Certo, questo sarebbe da fare da soli e magari in posti ben definiti. Personalmente, per esempio, avevo pensato a campi militari o circuiti da corsa”.

Secondo Callot, la lettera serve anche ad evitare due problemi: “Che in una logica di ‘deconfinamento’ della popolazione, che può richiedere tempo, il problema dello sport di alto livello non venga preso in considerazione. E che non si finisca a vedere di cattivo occhio i corridori perché avrebbero ripreso troppo presto, quando in realtà ci potrebbe essere un quadro normativo in cui muoversi”.

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