UAE Team Emirates, Aru: “Nibali, vinci il Giro anche per me! Spero di tornare per la Vuelta”

Fabio Aru non correrà il Giro d’Italia 2019. Il corridore della UAE Team Emirates si è di recente sottoposto a un’operazione per risolvere un’occlusione all’arteria iliaca durante lo sforzo fisico. Un intervento che gli costerà diversi mesi di stop, compresa l’impossibilità di essere al via della corsa rosa e del successivo Tour de France 2019. Un’ulteriore delusione per il sardo, che da quando è passato alla sua nuova squadra non è riuscito a ottenere i risultati che gli venivano richiesti. Una volta risolto il problema, il vincitore della Vuelta a España 2015 potrebbe tornare ai suoi livelli e lottare per il successo nelle competizioni più importanti.

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport lo scalatore ha raccontato l’intervento chirurgico: “Sono rimasto sveglio durante l’operazione, un’ora e mezzo, ho visto come si muovevano dentro… Ma vi assicuro che non sarebbe il mio mestiere mettere le mani addosso alle persone. Venerdì sera sono tornato dalla visita di controllo a Prato dei dottori Paolo Raugei e Andrea Gori che mi avevano operato. Ho fatto un test sotto sforzo e un’altra Tac con mezzo di contrasto, abbiamo visto come scorre bene il sangue nell’arteria iliaca della gamba sinistra e che questo “stent” non si è mai mosso. Adesso posso tornare a pedalare, con gradualità“.

Il periodo di Aru non è stato semplice, ma il corridore guarda già il futuro e fissa l’unico possibile obiettivo per il finale di stagione: “Non è piacevole star fuori per uno come me che ama questo lavoro molto intensamente e vorrebbe sempre spaccare il mondo. I primi giorni a letto, poi qualche camminata senza sforzare la gamba, la seconda settimana una passeggiatina, giusto per vedere com’era il mondo fuori. Il 15 aprile sono risalito sui rulli, con il manubrio alto per non forzare troppo il bacino. Piano piano, come un bambino. Ma il fatto psicologico di sedermi di nuovo in bici, il gesto di rimettermi le scarpe e il completino da corsa… L’istinto dell’agonismo c’è sempre. E dentro ho la voglia matta di mettermi alla prova, di testarmi. Spero di poter tornare in tempo per la Vuelta, sarebbe bello“.

Il periodo di riposo completo gli ha permesso di seguire da spettatore le imprese dei colleghi: “Ho passato il tempo facendo una full ­immersion nel ciclismo in tv, come quando avevo 18 anni. Non ho perso una corsa. Mi ha entusiasmato Bettiol al Fiandre, ma non potevo saltare sul divano… E poi Van der Poel, un numero incredibile all’Amstel. Ho continuato a fare lezioni di inglese, a studiare. Non ho messo su un etto, ho ridotto le quantità a tavola e sono sempre sui 65 chili”.

Infine qualche battuta sul Giro d’Italia e una richiesta speciale all’ex compagno di squadra e amico Vincenzo Nibali: “Vivo questi giorni con grande amarezza e dispiacere. Ho visto molto bene Nibali al Tour of the Alps, meglio di altre volte. È arrivato al momento perfetto per il Giro. Tifo per lui, abbiamo condiviso tanti anni, un ottimo rapporto, ho imparato tanto da lui e gli sono legato: deve vincere anche per me…. Ha così tanta classe ed esperienza che non deve aver paura di nessuno. La sua grande forza è la continuità negli anni. Sa come si fa”.

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