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Trek-Segafredo, Vincenzo Nibali: “Ho iniziato a pensare al ritiro, ma non ho una data e voglio decidere con tranquillità. Ciccone può crescere molto, Bernal mi ricorda Contador”

Vincenzo Nibali è pronto per il futuro, anche quello più incerto. Il corridore della Trek-Segafredo sembra infatti pronto per il Giro d’Italia, uno degli appuntamenti principali del suo calendario, nonostante al momento non sia ancora noto il percorso. La speranza del classe ’84 è quella di poter tornare nella sua Sicilia, una terra che, come dichiarato anche dal suo corregionale Giovanni Visconti, potrebbe regalare tanto al ciclismo. L’ex Bahrain ha poi parlato dell’ultimo Giro, andato peggio di quanto ci si sarebbe potuto attendere, ma anche con l’attenuante della sfortuna che ha quasi dimezzato il suo team nell’arco delle tre settimane, per poi passare a contemplare l’ipotesi ritiro.

“Sono stato in Sicilia giusto per il capodanno – ha spiegato – Non so molto del percorso del Giro, anche se inizialmente si parlava per quest’anno della partenza dalla Sicilia. Magari nel 2021 ci potrebbe comunque essere qualcosa, ma non è certo e non sta certo a me dirlo eventualmente. Per noi è importante, anche come sponsor, avere grande visibilità al Giro”.

Il percorso della corsa rosa non è stato ancora annunciato, ma l’ex campione italiano sa di potersi aspettare diversi scenari: “Il Giro dell’anno scorso aveva diverse sfaccettature. Magari quest’anno vedremo la stessa linea o forse qualcosa di diverso. Ma il Giro ha sempre qualcosa di interessante, specie nell’ultima settimana”.

Nel Giro vinto da Tao Geoghenart, il due volte vincitore della corsa rosa non è riuscito ad andare oltre la settima posizione, con un distacco di oltre otto minuti dal britannico, un risultato indicativo di una stagione difficile da vari punti di vista: “Sicuramente nel 2020 la sfortuna ci ha preso un po’ di mira. Ciccone ha avuto dei problemi al Giro e poi c’è stato anche l’infortunio al ginocchio di Brambilla. In una stagione decimata e compatta, tutto era più difficile così. Malgrado questo, ad inizio stagione eravamo partiti molto bene, con Ciccone che aveva vinto Laigueglia e io che avevo colto buoni piazzamenti. Quando ci siamo fermati, ci siamo allenati un po’ al buio, quindi il rientro è stato difficile”.

A 36 anni il vincitore della Milano-Sanremo 2018 ammette di aver cominciato a pensare anche al ritiro: “Una scadenza definitiva non me la sono data. Chiaramente, vista anche la carta d’identità, ci ho iniziato a pensare, ma non ho una data. Le cose possono variare anche in base ai risultati e le motivazioni. Comunque è una decisione che voglio prendere con tranquillità. Può essere un momento di dispiacere, ma potrebbe anche corrispondere con un momento positivo di novità per la mia vita, aprendo una nuova parentesi”.

Quest’anno arriverà in squadra un nuovo corridore italiano, Antonio Tiberi, uno dei tanti giovani promettenti che negli ultimi anni si sono visti affibbiare l’etichetta di ‘nuovo Nibali’, e con il quale si ritrova ora a dividere la camera: “Non so se ci sono similitudini tra Tiberi e Nibali, ma sicuramente lui ha grandi qualità. Lui è molto più cronoman di me, poi rispetto a qualche altro corridore ha qualcosa in meno, ma è un corridore che si deve ancora formare e crescere. Deve capire dove può arrivare, ma sicuramente essersi inserito in un team importante come la Trek può servirgli per aiutarlo ad emergere. In questo momento si trova con me in camera, è stata una piacevole sorpresa, mi fa molto piacere questa decisione dei tecnici. I consigli che gli darò sono un po’ spalmati nel tempo. Quel che ti viene sicuramente da dirgli è di curare l’alimentazione e i dettagli”.

Parlando di giovani promettenti, poi, il vincitore del Tour 2014 ha parlato del compagno Giulio Ciccone, che nel 2021 avrà la sua prima opportunità da capitano in un GT alla Vuelta, e poi della nouvelle vague di talenti arrivati negli ultimi 2-3 anni ai massimi livelli: “Ciccone è un corridore che può crescere ancora. Per quanto riguarda i giovanissimi, Evenepoel ha fatto vedere tante cose, purtroppo la caduta al Lombardia gli ha procurato qualche guaio, ma ho visto che ha lavorato moltissimo e lo ritroverò pronto per la nuova stagione. Con Pogacar ho corso meno, ma ho visto crescere moltissimo Bernal. Il 2020 non è stata una stagione molto fortunata per lui, ma penso che saprà riscattarsi. Lui è quello che mi piace di più, mi ricorda anche Contador per certi versi”.

Lo Squalo ha poi provato anche a dare una spiegazione a questo boom di giovani talenti a un’età così precoce: “Il ciclismo oggi è più scientifico rispetto a qualche anno fa. I giovani riescono ad andare forte da subito anche per questo. Si presume che ci sia un dispendio iniziale subito, ma questo potrebbe anche mancare in futuro, dipende dalla crescita e formazione. Di solito si dice il massimo della forma arrivi intorno ai 30, mentre ora per alcuni è stato quasi intorno ai venti…”, ha concluso ridendo.

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