I Volti Nuovi del Gruppo, Samuele Rivi: “Voglio essere un uomo squadra. Giro? Basso dice che lo dobbiamo meritare”

Tocca a Samuele Rivi aprire la nostra rubrica I Volti Nuovi del Gruppo versione 2021. Come ogni anno, per due volte a settimana vi proporremo interviste esclusive ai neoprofessionisti italiani, che iniziano quest’anno la loro avventura tra i big. Il primo corridore a parlarci di sé è il trentino, classe ’98, che dopo due stagioni alla Tirol KTM ha firmato un biennale con la Eolo-Kometa, squadra che può contare sull’esperienza di Ivan Basso e Alberto Contador nell’aspetto manageriale per il proprio progetto, sbarcato nel 2021 nel circuito dei Pro Teams. Secondo al Trofeo Piva 2019, nello stesso anno ha conquistato il Gran Premio Sudkarnten, che nel proprio albo d’oro vanta un certo Julian Alaphilippe. Di seguito l’intervista esclusiva di SpazioCiclismo.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Penso di essere un buon uomo squadra e un buon passista. Negli under 23 non avevo paura delle salite, però quest’anno affronto un mondo diverso, che in parte ho già conosciuto. Essere competitivi in salita diventa sempre più difficile, quindi per ora mi limiterei a passista.

A che età hai iniziato ad andare in bicicletta?
All’incirca a 13 anni. Avevo provato tanti sport, era uno degli ultimi che mi mancava. Non ho mai avuto tantissima voglia di studiare o di cercarmi un lavoro, volevo che lo sport lo fosse. Per questo ho provato un po’ tutte le discipline per cercare qualcosa che mi venisse bene. Mi mancava giusto il karate…

Passi da professionista con la Eolo-Kometa, che approda tra i Pro Teams quest’anno. Per te è un vantaggio passare professionista con una squadra nuova, ma che può contare sulla grande esperienza di due ex corridori come Ivan Basso e Alberto Contador, o hai paura di pagare la sua poca esperienza?
Sinceramente sono più preoccupato della mia poca esperienza che di quella della squadra. Sono in mano a esperti come Ivan Basso, Alberto Contador, Carlos Barredo… Anche se è una squadra neopromossa tra i professionisti mi sento tranquillo sotto quest’aspetto.

Cosa ti ha convinto a scegliere il progetto Eolo-Kometa?
Senza nulla togliere alle altre squadre, mi sembrava un progetto interessante: il team mi ha valorizzato subito e ha immediatamente prestato tanta attenzione su di me, come anche sugli altri corridori che ha preso. Inoltre mi ha attratto per l’ambizione di crescita.

Tra gli under 23 hai già ottenuto qualche risultato importante. Ti aspetti di poter lottare per il successo anche tra i professionisti con il tempo o preferiresti specializzarti come uomo squadra?
Non sono mai stato un vincente finora. Anche se ne ho le capacità, non ho mai vinto tanto. Non sono il corridore che ottiene dieci vittorie a stagione, quindi sarà importante trovare un ruolo, il mio posto nel mondo del professionismo. Ma questo si vedrà solo con il tempo. Per ora penso solo a stare negli obiettivi che mi dà la squadra. Poi il resto si vedrà.

Come hai vissuto il 2020, che è stata una stagione particolare per tutti?
§Forse è strano da dire, ma il 2020 è stato il mio anno migliore. Ero al quarto anno under e la pandemia mi ha aiutato. Quando le corse sono state sospese a inizio anno non ero molto in forma, poi alla ripartenza sono stato convocato in nazionale perché secondo Amadori e Cassani ero un giovane interessante, e grazie alla nazionale ho fatto tante belle esperienze. Non avevo mai corso così tanto con loro, sono andato anche agli Europei. Quindi penso di essere stato l’under 23 più fortunato l’anno scorso, per le corse a cui ho partecipato e per essere passato professionista.

Com’è stato l’impatto con il professionismo?
Alla Milano-Torino mi sarebbe piaciuto vedere più da vicino campioni del calibro di Sagan, che era presente, ma avevo l’ordine di andare in fuga e di fatto ho visto solo gli altri quattro fuggitivi tutto il tempo. Ma anche da corridori come Boaro si impara molto: mi ha scritto dopo la corsa perché mi aveva staccato nel finale, si è dimostrato una gran brava persona oltre che un ottimo atleta in corsa. Nel 2019 comunque avevo corso il Tour of the Alps, e già lì pedalare con Nibali e Froome è stato impattante per me. Spesso non arrivavo con loro alla diretta tv, quando sentivo l’elicottero sopra le nostre teste ero già nel gruppetto… Però è stata una bellissima esperienza.

Hai già avuto modo di pedalare con qualche nuovo compagno di squadra?
Abbiamo già fatto un ritiro di squadra, domani ripartirò per la Spagna e speriamo per le prime corse, se non vengono annullate. Quindi ho già conosciuto tutti.

C’è qualcuno da cui hai ricevuto qualche consigli in particolare?
Per ora ci siamo divisi in due gruppi, io ero con Gavazzi. Si è dimostrato molto gentile con noi giovani e con me, nell’insegnarci come funziona il professionismo e com’è stata la sua carriera. Non me l’aspettavo, è stato molto bravo e gentile con noi. Durante la stagione dovremo fare al meglio per aiutarlo e mettere in pratica i suoi consigli.

Hai avuto modo di parlare con Basso o Contador? Con chi dei due c’è un rapporto più stretto?
Sentiamo abbastanza spesso Ivan, usciva con noi in bici in ritiro. Ci fa piacere, perché quando una persona del suo calibro parla anche con corridori che non sono la punta della squadra li fa sentire valorizzati. Tiene molto al team e sta tanto tempo con noi. Alberto cura l’aspetto più tecnico delle bici, è un uomo molto impegnato. L’abbiamo visto qualche giorno in ritiro, ma lui cura soprattutto la parte tecnica delle bici.

Sai già quale sarà il tuo programma, a grandi linee?
Avrei dovuto iniziare con il GP Valencia, corsa 1.2 e quindi in un certo senso minore, poi avrei dovuto fare la Challenge Mallorca, ma è stata posticipata. In teoria dovrei avere in calendario il Laigueglia e le Strade Bianche, però dipende. Magari verranno aggiunte corse prima, lo saprò nei prossimi giorni.

L’obiettivo della Eolo-Kometa potrebbe essere correre il Giro d’Italia già quest’anno. A te piacerebbe o pensi che rischierebbe di essere un po’ presto?
Alla mia età c’è gente che ha già vinto il Tour, quindi non sono così giovane. Però è chiaro che la squadra ha bisogno di risultati concreti, magari dare supporto in pianura o attaccare in qualche tappa potrebbe non essere abbastanza per soddisfare gli obiettivi. Non penso che sia alla mia portata quest’anno, ma si vedrà. Intanto penso alle prime gare.

Sempre parlando del Giro, c’è preoccupazione di non poter avere la Wild Card? L’Alpecin-Fenix ha confermato la propria presenza, l’Arkea-Samsic ha mostrato interesse con Quintana… Non rischia di essere un duro colpo per il movimento ciclistico italiano, che ha nel Giro la sua miglior vetrina?
Questo è vero, ma come dice il nostro team manager Ivan Basso le cose vanno meritate. Spero che la squadra riesca a meritare l’invito al Giro, ma io sono un corridore e cercherò di fare al meglio nelle corse che ho. Se dovessi pensare anche gli inviti della squadra, saremmo spacciati… Fortunatamente c’è Ivan che pensa a noi.

Chi era il tuo idolo quando hai iniziato a seguire il ciclismo?
A me è sempre piaciuto Bradley Wiggins, perché si sapeva adattare. Andava forte in pianura, in pista e poi ha saputo vincere un Tour de France. È una cosa eccezionale. Avere come direttore sportivo Sean Yates, che lo ha seguito proprio in quel Tour, è uno stimolo in più. Fa piacere.

C’è qualcuno che ritrovi adesso nel gruppo dei professionisti a cui guardavi con ammirazione?
Bene o male un po’ tutti, a dire il vero. Cercherò di imparare da tutti le cose migliori possibili.

C’è qualche messaggio che vuoi lanciare ai lettori di SpazioCiclismo?
Di non arrendersi quando le cose non vanno per il verso giusto, perché tutti passiamo attraverso momenti di difficoltà, ma è proprio attraverso le difficoltà che diamo il meglio di noi. Questo è l’insegnamento che ho imparato nella mia finora breve carriera.

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