© Team Sky

Team Sky, veniva utilizzato del viagra per risolvere i problemi nervosi dei corridori

Il Team Sky aveva un modo singolare di risolvere i problemi nervosi dei suoi ciclisti. Sia la formazione inglese che la federazione britannica, infatti, tenevano da parte del viagra per i propri corridori a questo scopo. La rivelazione è avvenuta in una delle fasi del processo all’ex medico del team di Dave Brailsford, Richard Freeman, che ha ammesso di aver ordinato del testosterone nel 2011. Freeman, però, pur ammettendo di averlo fatto, aveva dichiarato di essere stato costretto dall’allora capo allenatore Shane Sutton, che ne avrebbe avuto bisogno per curare una disfunzione erettile. Sutton però aveva smentito ogni tipo di accusa, lasciando il tribunale su tutte le furie.

Le nuove rivelazioni sono arrivate durante l’udienza del medico Steve Peters, che all’epoca dei fatti era il capo dello staff medico della nazionale britannica. La questione è stata posta da Mary O’Rourke, legale di Freeman, che ha rivelato come venissero consegnate regolarmente delle pillole di viagra in velodromo: “Gli atleti che stanno a lungo in sella hanno dei problemi nervosi che lo richiedono”.

Peters ha però negato che le pillole di viagra venissero utilizzate per migliorare le prestazioni, pur insinuando comunque dei dubbi sul fatto che fosse Sutton a farne uso: “Quando era buono era eccellente, tutti lo dicevano, a patto che non fosse aggressivo. Cominciò a diventare molto intenso riguardo agli standard del team, cosa che l’ha messo in una posizione stressante. Potevamo correre per due mesi senza che succedesse nulla, poi arrivava qualcuno e diceva di avere la sensazione di essere bullizzato o che lui era aggressivo. Era un comportamento ripetuto. La mia relazione con lui è fatta di alti e bassi, però era un libro aperto. Mi ha confidato molte cose di carattere familiare, mi ha sorpreso quando hanno detto che il Testogel era per lui. Qui ci sono due uomini e uno dei due mente. Deve esserci una risposta, ma non è ancora tutto chiaro e mi mancano dei pezzi del puzzle”.

Allo stesso tempo, il medico non è riuscito a risolvere il mistero sul destinatario del testosterone, dichiarando di non vedere alcuna prova che il testosterone sia stato dato a qualche corridore e che ne sarebbe molto sorpreso. Infine, rispondendo alle domande dell’avvocato di Freeman, ha ammesso che se quest’ultimo avesse voluto ordinare il testosterone per farne un uso non consentito, avrebbe scelto una modalità meno tracciabile ricorrendo a una prescrizione privata, prima di avanzare un’ulteriore teoria, secondo la quale Freeman volesse utilizzare il testosterone per lui stesso, prima di tirarsi indietro una volta scoperto l’ordine.

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