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Movistar, Eusebio Unzué spinge per una riforma: “Dobbiamo trovare un modo per garantire che i team non scompaiano”

Lo storico Team Manager spagnolo Eusebio Unzué è tornato a parlare della situazione attuale. Il dirigente della Movistar ha già fatto sapere di essere contento di come è stato organizzato dall’UCI il nuovo calendario, anche se non sarà facile per tutti affrontare le corse, sempre che si facciano, con il morale giusto. Tante squadre sono infatti in sofferenza a causa della crisi dei propri sponsor e questo dovrebbe insegnare a tutto il movimento a trovare dei meccanismi per rendere più stabile la vita delle squadre e, soprattutto, per eliminare gli effetti più immediati delle differenze di budget.

“Quando si parla di COVID-19, il ciclismo sta entrando nel chilometro 0 della gara, come tutto il resto del mondo. Siamo ancora molto lontani dalla possibilità di prevedere quali saranno le conseguenze finali” ha esordito ai microfoni di Cyclingnews. Ha poi aggiunto che alla ripresa sarà un fattore fondamentale il morale delle squadre: “che a sua volta sarà influenzato dal fatto che abbiano un futuro sicuro”.

La sua squadra non sta vivendo restrizioni particolari, essendo legata alla telefonia che non sta attraversando crisi, ma molte altre realtà sono in bilico: “Sarà molto difficile anche per tutti noi essere lì a vedere colleghi e squadre che conosciamo e apprezziamo, visto che stanno attraversando un momento difficile semplicemente per sopravvivere”. Anche in casa Movistar non è comunque tutto rose e fiori: “Siamo molto consapevoli del fatto che alcuni dei nostri sponsor tecnici stanno attraversando un periodo estremamente difficile, o perché non stanno producendo tanto come fanno di solito o perché non stanno vendendo abbastanza”.

Ovviamente, una buona fetta del futuro dipende dalla ripresa del calendario: “Una stagione con zero o quasi zero risultati sarebbe un grosso problema per tutti noi. Le squadre esistono in questo sport perché gareggiamo. Quindi se non ci sono gare, ci saranno conseguenze per tutti: organizzatori, squadre e, soprattutto, credo, corridori”.

Unzué sostiene che bisognerebbe trovare un sistema per bilanciare le differenze di bilancio tra le varie squadre, perché altrimenti quasi tutte le squadre avranno grosse difficoltà: “Dobbiamo trovare un modo per garantire che i team non scompaiano. Siamo uno sport ad alto rischio, nel senso che investi per quello che pensi di ottenere. Ma il problema sorge quando quegli obiettivi non funzionano e stai ancora pagando. Sono alla ricerca di una formula che possa giustificare il nostro esborso finanziario”.

Nel sistema attuale, esasperato dall’emergenza coronavirus, le squadre più forti devono vincere molto per giustificare budget elevati, mentre quelle più piccole non riescono a ritagliarsi uno spazio sufficiente per garantirsi una sopravvivenza a lungo termine: “Ovviamente il denaro non compra tutto, come l’intraprendenza di una squadra o la sua capacità di leggere correttamente una gara. È anche vero che le squadre migliori sono generalmente, nello sport, quelle con i budget più alti”. Non parla di limiti al budget, ma di “provare a fare in modo che determinate spese siano uguali, in modo che le differenze siano il minimo possibile“.

L’unico aspetto positivo che Unzué pensa possa scaturire da questa situazione, è un rinnovato interesse per la bicicletta, e quindi anche per il ciclismo agonistico, così come auspicato anche da Gerry Ryan, proprietario della Mitchelton-Scott: “L’altro giorno ho letto come alcune città in Europa, ad esempio a Milano, stiano facendo uno sforzo enorme per trasformare le strade in piste ciclabili. E in futuro non penso che ci saranno molte famiglie in gran parte del mondo senza almeno una bici. Anche prima il ciclismo professionistico stava beneficiando di un sempre maggiore interesse pubblico. In questo senso, sono ottimista“.

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Un commento

  1. Gianfranco Di Pretoro

    Ai Responsabili del ciclismo agonistico su strada
    .
    LETTERA APERTA

    Quando il mondo sospeso di COVID 19 ci lasciera’,tante famiglie,aziende e sport si faranno tanto male almeno sul fronte dei soldi!Il ciclismo agonistico su strada è tra i piu’ esposti alla crisi economica.L’attivita’ costa tanto e non produce reddito dal pubblico per gli organizzatori,tutti in balia degli sponsor,dei contributi regionali e comunali ,della presenza televisiva in gran parte negata.A peggiorare la situazione è il suo essere di sport tradizionalista,ben lontano dal ritmo televisivo,caratteristica invece di altri sport ,spesso noioso e dall’esito scontato,un documentario paesaggistico ad alto costo.Naturalmente,a rimetterci è l’anello debole del sistema,il ciclista.
    Il dopo Covid 19 costringera’ anche il ciclismo ad abbattere i costi,strizzare le menti per trovare denaro e proporre nuove idee per una maggiore visibilita’.
    Eppure.questo sport ha tutto quello che serve per essere inserito nel mondo moderno come il coraggio,l’avventura,la velocita’,il rispetto per l’ambiente,storia e personaggi da far invidia e soprattutto, un veicolo vantaggioso per gli sponsor.Necessita soltanto dello scontato rinnovamento a cui ,personalmente,desidero collaborare.Di seguito alcune proposte:

    1 Coordinamento periodico delle varie componenti del ciclismo a tutti i livelli,mondiale,nazionale e regionale per gestire il movimento con lungimiranza e gradualita’.

    2 Il vero rinnovamento del ciclismo deve partire dall’alternanza meritocratica attraverso i risultati acquisiti nelle gare.

    3 Il Doping è una macchia indelebile per l’atleta,per lo sport.Tanti sono i colpevoli ma a pagare è solo l’atleta,segnato per sempre,altro che due anni.Meglio ,allora,radiarlo alla prima positivita’!
    Altro discorso è la “Regola del Whereabouts” che offende alla radice i diritti umani di liberta’ e dignita’ dell’atleta.In sintesi,i ciclisti ,come altri sportivi di valore nazionale,devono comunicare la reperibilita’ giornaliera per i controlli anti-doping fuori delle gare.
    Finiamola con quest’accanimento medievale.I controlli vanno fatti in occasione delle gare visto che esiste gia’ il passaporto biologico.Risparmiamo soldi e rispettiamo la dignita’ della persona.In allegato la mia Istanza al Coni del 2011(tramite mio figlio Avv,Francesco Di Pretoro)sull’argomento,rimasta,naturalmente ,senza risposta(Allegato 1)!

    4 Signori Organizzatori,il destino del ciclismo su strada è nelle vostre idee,voi siete i registi del nostro sport.Conosco per esperienza diretta le vostre difficolta’ ma dobbiamo assolutamente rinnovarci per dare al ciclismo una veste adeguata ai tempi del dopo Covid 19.Punti fermi:ridurre i costi di gestione,diminuire la dipendenza dai finanziamenti esterni,gare piu’ frizzanti,pubblico in qualche modo pagante.Di seguito le mie proposte:

    a)Diminuire i km ed il tempo di gara.160 km,quattro ore di corsa sono piu’ che sufficienti per far conoscere il territorio e divertire gli appassionati.L’ideale?120 km in linea e 40 in circuito.Finiamola con il ritenere una gara importante solo se supera i 200 km.Il corridore resistente non paga piu’,permette, con la sua squadra, la fuga calcolata e …. tanta,tanta noia.Questo discorso vale anche per il Campionato del mondo.Ottimo l’inizio in linea ma come si fa’ a proporre un circuito finale di 15-20 km .La F1 gareggia a Monza in 5.793 mt e la moto GP, al Mugello 5.245 mt.In tanti anni di mondiali non ho mai visto(esclusi gli ultimi km)i ciclisti proseguire la corsa con distacchi superiori ai 7 minuti.I chip,montati sulle bici, non servono ad evitare la confusione?
    Infine,meno km ,meno costi e piu’ attenzione al percorso per la sicurezza del concorrente.Vi sembrano poco?

    b)I Traguardi volanti con abbuoni “sostanziosi” e punti nelle gare a tappe nonche’ i soldi in quelle in linea(si puo’ fare la classifica unica attraverso la sommatoria dei punti tipo l’americana) sono indispensabili per movimentare la corsa,scombinare i piani delle squadre e tenere vigile lo spettatore davanti alla tv.Ne metterei tanti(gran premi della montagna compresi),non meno di quattro.

    c)L’arrivo come lo stadio.Gli ultimi 200 mt. attrezzati con tribune per vivere uno spettacolo di due ore.Il mix giovani cantanti e gare tipo pista sono perfetti fino all’arrivo della corsa principale o meglio,all’ingresso di quest’ultima nel circuito di 5-7 km da ripetere piu’ volte.Intorno, gli stands per acquistare i gadget,osservare le bici dei campioni , mangiare un panino con la birretta e giocare ad indovinare chi vince.
    Chi non pagherebbe 5-10 Euro per gustarsi tale evento?
    Festa grande per la citta’ e soldi risparmiati per l’organizzatore, se la partenza e l’arrivo coincidessero.

    d)Il gioco è il miglior collante fra evento e tifoso soprattutto quando non c’è un Pantani o una squadra a cui legarsi.La corsa ciclistica offre numerose possibilita’ di gioco legato al piazzamento di una decina di concorrenti,ai traguardi volanti,al gran premio della montagna,all’ordine di arrivo,alla classifica.I premi?Semplicemente rappresentati dai prodotti degli sponsor.

    e)Ogni gara deve organizzare sullo stesso percorso anche la cicloturistica o medio fondo visto che l’appassionato di ciclismo è anche un buon pedalatore.Sarebbe perfetto prevederla prima della gara principale,nello stesso giorno.Gia’ penso agli ultimi 50-70 km di un tappone con arrivo in salita!

    f)Mi auguro,infine, che il nuovo ciclismo agonistico su strada offra Montepremi piu’ alti ai ciclisti che,correndo “senza rete”, rischiano continuamente di farsi male per soddisfare interessi piu’ grandi di loro.

    5 Le squadre ciclistiche moderne necessitano di una cultura manageriale di non poco conto e la consulenza di esperti.Le squadre minori sono veri e propri sodalizi benemeriti per la promozione dei giovani al ciclismo e la loro educazione in senso lato .Tutte cercano sponsor affidabili ma nella realta’ molte si affidano alla generosita’ dei soci e degli appassionati.Sganciarsi dagli sponsor è un’utopia ma non ci si puo’ limitare a seguire solo i ragazzi nell’attivita’ sportiva.Dalla sede sociale devono partire numerose iniziative collaterali come l’ organizzazione di viaggi al seguito della squadra,feste sociali,vendita di gadget ecc.ecc.

    6 Fondo di solidarieta’ per le squadre agonistiche giovanili,quelle degli esordienti,allievi e Juniores.Queste,infatti,sono le associazioni piu’ vulnerabili economicamente ma anche le piu’ utili per lo sviluppo del ciclismo.In fondo,sarebbero sufficienti 5 euro prelevati dalla quota di iscrizione alle gare amatoriali,cicloturistiche o gran fondo per formare annualmente il fondo di solidarieta’ da consegnare a fine anno ai primi della classifica con una significativa cerimonia.Sarebbe opportuno coinvolgere anche gli Enti,visto che parlano sempre di promozione al ciclismo.Di seguito la mia ipotesi:
    L’ammontare complessivo del Fondo di Solidarieta’,comprese le eventuali donazioni spontanee, sara’ diviso fra le tre categorie con questa percentuale :45% Juniores,30% Allievi e 25% Esordienti.La somma per ciascuna categoria verra’ equamente distribuita alle squadre meritevoli del Nord,Centro e Sud Italia.
    Il contributo sara’ elargito alle societa’ sulla base delle gare concluse (o quanto meno superata la meta’ del percorso)dai loro atleti.Ogni ciclista acquisisce un punto per ciascuna gara maggiorato di una percentuale basata sui chilometri percorsi(la strada piu’ diretta)dalla sede societaria al luogo di partenza : 2% da 0 a 50 km-5% da 51 a 100 ed il 10% da 101 ad oltre.Esempio:2 ciclisti gareggiano a Roma provenienti da Pescara(loro Sede) ovvero km 208.Conclusa regolarmente la gara,alla societa’ andranno 2,2 punti.I giudici ricevono prima della partenza il modulo riempito dalla squadra.Al termine della corsa,lo stesso,sara’ riconsegnato con il punteggio aggiornato.

    7 Voglio concludere le mie proposte con la “sicurezza” dei ciclisti in allenamento sulle strade aperte al traffico.Chiariamo le idee:il ciclista è in balia di mezzi piu’ pesanti e veloci,spesso guidati da persone stanche,distratte o alterate.Certamente si tende a scegliere le strade scarsamente trafficate ma basta uno screanzato e la giornata finisce male.Si pedala in sicurezza solo nelle ciclovie separate(Foto 2),rare e costose,talvolta inutili per certi lavori.Il giusto compromesso l’ho riscontrato nel nord Europa,in cui si riconosce all’utente ciclista il suo spazio su tutte le strade,anche quelle strette(Foto 3-4).Tale corsia ciclabile puo’ essere invasa dagli automezzi solo in assenza di chi pedala(Foto 5).Ritengo,infine, utilissime le varie campagne pubblicitarie a nostro favore e rivolte ai motorizzati(Foto 6) nonche’ i ciclodromi(Foto 7),impiantati ai margini delle citta’, per divertirsi in sicurezza.E’ decisivo ,per avviare concretamente la diffusione di tali infrastrutture, l’intervento dei dirigenti del ciclismo presso i Ministeri delle Infrastrutture e dello sport,presso le Regioni ed i Comuni.

    Chi ritiene utile questo lavoro lo diffonda,lo dibatta con gli altri, per far crescere il ciclismo su strada!Grazie.

    Gianfranco Di Pretoro

    Roma 9 4 2020

    Impegno con la FCI nel tempo(Foto 8) e quello attuale con l’Associazione G.D.P.(Foto 9)

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