© LaPresse - D'Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

Cosa succede se qualcuno in gruppo risulta positivo al covid-19?

Le corse stanno per tornare ma c’è una domanda che tutti si fanno a cui ancora non c’è risposta. È la domanda più importante, quella che spaventa tutta la carovana (corridori, squadre, sponsor, media, organizzatori, volontari) così come gli appassionati: cosa succede se qualcuno in gruppo risulta positivo al covid-19? Purtroppo, non c’è una risposta concreta. Le direttive emanate dall’UCI nelle scorse settimane sembrano un po’ glissare, anche perché è una decisione che rischia di non essere costante in ogni nazione: “La gestione di casi clinici verrà attuata in accordo con il servizio sanitario locale e seguendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Il che significa ovviamente che a seconda di dove si corre, almeno per ora, saranno le autorità locali a decidere se la corsa può andare avanti o meno.

Per quanto riguarda l’UCI, non ci sarà uno stop automatico in caso di positività (come confermato anche dalle linee guida ufficiali pubblicate oggi). Tra le ipotesi che sono ventilate ovviamente c’è quella di allontanare dalla corsa la persona in questione (sia esso corridore, membro dello staff, dei media, dell’organizzazione o altro), ma anche la necessità di portare al ritiro dell’intera squadra. Al momento c’è un grosso vuoto che gli organizzatori stanno cercando come possono di colmare, ma la responsabilità non può ovviamente essere loro. Il problema reale è che se in alcune nazioni alcuni sport sono ripartiti, spesso non ci sono regole che valgono per tutti, ma si è deciso di applicarle solo a quel dato sport (vedi la nostra Serie A).

Ad esempio in Francia, si attendono ancora indicazioni dal governo (il cui primo ministro peraltro proprio oggi ha rassegnato le dimissioni in vista di un nuovo rimpasto), che sarebbero dovute arrivare presumibilmente intorno al 15 luglio . Ma il problema ovviamente vale in tutta Europa, presumibilmente partendo da Romania e Spagna, dove si svolgeranno le prime corse: Sibiu Cycling Tour (23-27 luglio) e Vuelta a Burgos (28/7-1/8). Ma anche l’Italia ha bisogno di risposte perché in quei giorni inizierà il calendario élite/under23 con il Giro di Romagna, ma anche la Strade Bianche è subito dopo (1 Agosto).

Come sottolinea cyclingnews, gli organizzatori hanno 15 giorni per informare le squadre delle specifiche regole riguardo la propria corsa (in questi giorni ai media sono state mandate intanto alcune prime direttive da Tour de l’Ain e Vuelta a Burgos riguardo l’accessibilità per i giornalisti, ad esempio). Il tempo scorre e il timer sta per suonare… Ma per adesso non c’è una linea comune degli stati e sembra difficile possa essercene una. Bisognerà vedere se per gli sport internazionali saranno varate regole diverse. Ma tutti abbiamo bisogno di sapere. I corridori e le squadre per gestire i propri protocolli, noi media per comprendere quali possono essere le richieste che ci verranno fatte, ma anche voi lettori per sapere se e come potrete accedere alle corse. E con quale livello di sicurezza per tutti noi?

In questi giorni abbiamo parlato con molti rappresentanti di squadre (da corridori a membri dello staff) e la questione è stata più volte sollevata con preoccupazione. Il concetto che più volte è emerso è la quasi certezza che nel corso della stagione qualche caso emergerà, appare purtroppo quasi fisiologico in questo momento. Ma nessuno ha una risposta su cosa succederà a quel punto. Le varie squadre ci hanno spiegato i loro singoli protocolli e misure specifiche (dai viaggi solo con mezzi privati, alla sanificazione degli ambienti, ai test costanti), ma per tutti l’interrogativo su cosa succederà nel probabile caso che si debba avere una positività al coronavirus in gruppo è senza risposta.

Nel frattempo le squadre stanno anche cercando di organizzarsi per rispettare le linee guida che riguardano il pre-corsa. Ovvero effettuare tamponi dieci e tre giorni prima di una corsa (solo una volta ricevuto l’esito del secondo sarà possibile accedere al luogo in cui parte la corsa). Peraltro, viene richiesto ai corridori di arrivare in anticipo nella nazione del paese in cui si corre per avere il tempo di gestione (mentre per i corridori residenti fuori dall’Europa c’è ancora un concreto timore possa essere necessaria una quarantena). Sarà inoltre fornito un questionario da compilare riguardo eventuale familiarità con il virus e sintomi in corso, in base al quale potrebbe essere richiesto un ulteriore tampone.

Nel caso di una corsa a tappe sarà invece necessario effettuare anche controlli durante. L’ipotesi al momento più accreditata è di fare un ulteriore test in uscita dalla corsa per tutti nel caso si tratti di una corsa breve, inferiore alla settimana, mentre per le corse più lunghe e per i grandi giri, si ipotizza di sfruttare il giorno di riposo per effettuare un nuovo test a tutti. Un modo per monitorare lo stato di salute del gruppo, considerando il tempo di incubazione del virus prima che risulti positivo. In questo caso il questionario sarà compilato giornalmente mattina e sera, assegnando una scala di punti che potrebbe portare alla necessità di un nuovo tampone.

Resta tuttavia in questo caso il problema che in alcuni paesi i tamponi non sono disponibili a tutti, ma devono essere organizzati sotto l’egida del servizio sanitario nazionale nel momento in cui c’è un caso sospetto. Nel frattempo l’UCI

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